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Volare la missione italiana dell’Agenzia Spaziale Europea con Luca Parmitano

Luca Parmitano”Volare”, la prima missione
spaziale tutta made in Italy

Luca Parmitano, 37 anni, è  il secondo italiano a prender parte ad una missione di lunga durata

E’ stata battezzata “Volare”, in omaggio alla celebre canzone di Domenico Modugno, da 53 anni conosciuta in tutto il mondo. Ed è il nome della missione spaziale che vedrà protagonista il prossimo astronauta italiano, Luca Parmitano, catanese, classe 1976, pilota dell’Aeronautica Militare e Astronauta dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea.

La missione, dal blu dipinto di blu, andrà su fin nel nero più assoluto dello spazio, e sarà molto italiana, e non solo per la presenza di Luca. Si tratta infatti, della prima missione di lunga durata sulla Stazione Spaziale Internazionale (cioè di quelle che sono previste per un periodo di sei mesi), che la NASA ha assegnato all’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana.
Luca Parmitano ha presentato questa mattina la sua missione a Roma, presso il Convitto Nazionale, come prima tappa di un piccolo tour italiano “pre-missione”, per raccontare come si è preparato in questi due anni di duro addestramento, e cosa lo aspetta nel corso della prima missione spaziale di lunga durata tutta “made in Italy”.
Tutto questo, prima di rituffarsi a tempo pieno per l’addestramento finale che lo condurrà al grande balzo tra le stelle.

La prima missione di lunga durata tutta italiana
La missione nasce da una collaborazione ASI-NASA, frutto di un memorandum bilaterale diretto, in base al quale l’ ASI ha fornito all’ente spaziale americano tre moduli pressurizzati di rifornimento MPLM (Leonardo, Raffaello e Donatello) e il PMM, cioè uno dei tre moduli trasformato in modulo abitativo, che ora è fisso sulla stazione spaziale.
Luca Parmitano è il primo della nuova generazione degli astronauti dell’ESA, selezionati nel 2009, a essere stato assegnato a una missione sulla ISS e sarà, dopo Paolo Nespoli, il secondo italiano a prender parte ad una missione di lunga durata. Il lancio della sua navicella, la Sojuz TmA-09M, è in programma per il 29 maggio prossimo, ed ora è in fase finale di assemblaggio, prima di essere trasportata, via ferrovia, presso la complessa rete ferroviaria della base spaziale di Bajkonur, nel Kazakhistan, dove verrà posta in cima ad uno dei collaudati razzi di tipo “Sojuz”.
Nell’equipaggio, ci saranno anche il comandante russo Fijodor Jurchikhin, che alla partenza siederà al centro, e la statunitense Karen Nyberg, seduta a destra. Luca si posizionerà sul sedile di sinistra: “Lo spazio è poco più grande di quello di una cabina telefonica” – dice Parmitano – “Io sarò l’ingegnere di bordo con l’incarico di gestire tutte le funzioni operative della Sojuz, e avrò anche il ruolo di copilota. I comandi dell’astronave russa, infatti, si trovano proprio tra il sedile di sinistra, e quello di centro, del comandante”.
“Se tutto andrà come previsto” – aggiunge – “in circa sei ore saremo sulla Stazione Spaziale Internazionale. Impiegheremo nove minuti, dopo il distacco da Terra, a raggiungere la quota orbitale iniziale. E poi, dopo quattro giri attorno alla Terra, attraccheremo la stazione. Non più quindi dopo 34 orbite, come in passato, ma molto prima”.
Durante la missione, Parmitano sarà impegnato in più di 20 esperimenti scientifici per conto di ESA e ASI, molti dei quali sono basati su tecnologia e ricerca italiane.

Una preparazione lunga e complessa
“Svolgeremo diversi test di fisiologia” – spiega Luca Parmitano – “e procederemo con gli studi già avviati su come reagisce in generale il nostro fisico alle lunghe permanenze spaziali. Ci sono 130 esperimenti sulla ISS che sono già attivi da tempo. Noi dovremo proseguire con il loro monitoraggio e dovremo lavorare su alcuni di essi. Io sarò impegnato in uno studio che, se avrà successo, potrà permettere in futuro di studiare la spina dorsale non più solo attraverso la risonanza magnetica, che necessita di macchinari costosi, complessi e di grandi dimensioni, bensì con un piccolo e versatile strumento ad ultrasuoni tramite una normale ecografia. In orbita lo si può sperimentare con continuità, perché lassù la colonna vertebrale subisce delle alterazioni”.
Lavorerà inoltre su “Diapason”, realizzato dall’italiana DTM, che riguarda la rilevazione nell’aria, tramite una specifica apparecchiatura, della presenza di particelle di dimensione di pochi nanometri che avrà applicazioni in studi sull’inquinamento atmosferico. Lo studio di combustibili innovativi a basso impatto ambientale è invece il fulcro dell’esperimento ICE. In particolare, verrà analizzato il comportamento di un biocombustibile, la cui composizione è stata definita e proposta dall’Istituto Motori del CNR di Napoli. Vi sarà inoltre il “Green Air”, un programma realizzato nell’ambito di una joint venture tra l’ASI e la PMI romana AGT Engineering, basata sulla formula della partecipazione “pubblico – privato” per l’utilizzo della ISS, e condurrà anche un innovativo test (su se stesso) per lo studio delle modificazioni della spina dorsale in condizioni di assenza di peso.
Luca ha illustrato a studenti e giornalisti il suo lungo addestramento, dalle simulazioni del lancio “in un simulatore perfetto della Sojuz” – racconta – “dove stavamo là dentro per sei ore, e quando ne uscivo ero decisamente provato…”.
E poi l’addestramento per le “passeggiate spaziali”: “Ci siamo preparati” – ha raccontato Luca, con il supporto di immagini – “sia nella piscina del Centro ESA di Colonia, sia in quella lunga 70 metri, larga 40 e profonda 13 metri del Centro di Houston, dove è riprodotta in scala reale tutta la parte americana della struttura della Stazione Spaziale”.
Non è attualmente previsto che Luca potrà effettuare un’uscita fuori dalla stazione per una “passeggiata”, ma…: “Potrebbe accadere” – precisa l’astronauta italiano – “per situazioni di emergenza o per recuperare materiali che si trovano all’esterno. Quindi, devo essere preparato per questa possibilità, che sarebbe meravigliosa: mai la bandierina italiana, cucita su una tuta spaziale, è finora uscita nel vuoto, fuori da un’astronave o da una stazione spaziale”.

A colloquio con gli studenti dei Convitti di Roma e Napoli
Parmitano questa mattina ha incontrato gli studenti del Convitto Nazionale di Roma, circa 1.100 allievi che l’hanno ascoltato su come si diventa astronauti, come ci si prepara, e quali attività realizzerà sulla Stazione Spaziale Internazionale. E Luca, ha esortato gli alunni del Convitto ad amare i propri studi e in generale quello che si fa, “perché la passione nello studio porterà risultati”.
Nel pomeriggio, l’astronauta ha incontrato gli studenti del Convitto di Napoli, in attesa di incontrare quelli di Torino. L’obiettivo è avvicinare le nuove generazioni al mondo dello spazio e cercare di far nascere in loro la passione e la conoscenza di attività avanzate nelle quali l’Italia ha un ruolo di primo piano in campo internazionale: “Questa presentazione di Luca Parmitano nel Convitto – ha detto Enrico Saggese, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – ha lo scopo di trasmettere l’entusiasmo dell’astronauta alle nuove generazioni. Parmitano è un ambasciatore dell’Italia nel mondo della tecnologia avanzata. Ma è anche un ambasciatore per le nuove generazioni: spero che le avventure sulla ISS ispirino i giovani in settori che danno lustro all’Italia e in settori in cui il nostro Paese è all’avanguardia, come l’aerospazio”.

L’eccellenza italiana era presente, nel pomeriggio, anche con il CIRA, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali: “Il nostro centro” – ha spiegato Leopoldo Verde, che ne è Direttore Generale –sta lavorando con le aziende che hanno sviluppato i moduli della stazione spaziale, nell’ambito della ricerca di nuovi materiali sempre più leggeri, e allo stesso tempo più resistenti e affidabili, come ad esempio le innovative leghe di alluminio-scandio”. La partecipazione di Luca all’equipaggio della “Spedizione 36/37” sulla Stazione Spaziale Internazionale infatti, conferma il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha nel settore spaziale e, in particolare, nell’attività di ricerca a bordo ISS: “L’Italia ha un ruolo fondamentale nell’utilizzo scientifico della Stazione ed è anche il paese che ha realizzato buona parte dei moduli abitativi: circa il 50 per cento, sono stati costruiti in Italia” – ha aggiunto Saggese.
Circa metà della parte abitabile della stazione infatti, è stata costruita in Italia, principalmente da Thales Alenia Space.

“E l’Italia è ora uno dei pochi paesi al mondo, sei per la precisione, in grado di costruire un proprio razzo vettore” – ha aggiunto Franco Ongaro, dell’ESA – “e cioè il lanciatore europeo Vega. Il contributo italiano è certamente uno dei punti di forza in ambito europeo. E si va dallo sviluppo di tecnologie assai avanzate, e a cose solo all’apparenza più semplici, ma importanti, come il cibo spaziale italiano che verrà inviato in orbita”.
Una parte del menù di Parmitano è stata realizzata da “Argotec”, e comprende persino lasagne e melanzane alla parmigiana, preparati con cura dallo chef Davide Scabin, di Rivoli (Torino). “Tutti i cibi sono stati disidratati con un processo particolare, in modo da lasciare la consistenza il più possibile vicina a quella che avrebbero appena cotti” – ha spiegato David Avino, di Argotec. I cibi, conservati in bustine di alluminio, sono stati anche stati trattati con un processo di termo-stabilizzazione, che rende sufficiente riscaldarli con il piccolo forno di bordo.

ANTONIO LO CAMPO da lastampa.it

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