Visitare Zurigo

Zurigo, la Svizzera trasgressiva

Joyce, Einstein, Lenin, Mann e Picasso l’hanno scelta come propria dimora. Protestante e eccentrica, 7 volte eletta la “più vivibile al mondo”, oggi sorprende ancora

Anche se lontana dalla frontiera, a Zurigo c´è un confine. La demarcazione è tra la città efficiente e ingessata di banche, assicurazioni, corporazioni e la città irrequieta e anticonvenzionale dove hanno vissuto artisti, rivoluzionari, scienziati e psicanalisti discepoli di Carl Jung che qui insegnò e morì.
La Zurigo “perfetta” comincia all´aeroporto, dove tutto funziona, come ovunque in Svizzera: è uno dei più trafficati d´Europa, eppure il viavai caotico dei grandi scali non si vede. Orientarsi è facile, grazie ai cartelli in Helvetica, carattere tipografico che solo un popolo sobrio come quello svizzero poteva inventare. Taxi o treno? Non c´è spazio per le incertezze dell´arrivo: le pubblicità informano ovunque che la ZurichCard è il metodo più economico e veloce per raggiungere il centro; si acquista all´Ente del Turismo dell´aeroporto e mette d´accordo, con un solo biglietto, servizi pubblici e cultura. Con trentotto franchi (21 euro), per settantadue ore, si entra nei musei, si viaggia su tram, traghetti e autobus.

E sui treni per la stazione centrale, che partono ogni dieci minuti. Orario sempre rispettato: la puntualità svizzera è nata a Zurigo. Non solo perché l´orologio del campanile romanico della chiesa di St. Peter è visibile da ogni parte della città e ha il quadrante più grande del continente, ma anche perché la precisione è iniziata con il Protestantesimo: la chiesa riformata svizzera, razionalista e umanista, venne fondata proprio qui, all´inizio del Cinquecento, da Huldrych Zwingli, al quale la città ha dedicato un monumento sul Limmat Quai, strada lungo il fiume Limmat che divide in due l´abitato partendo dal Zurichsee. Lago dove, d´estate, si nuota nell´acqua limpidissima. Guerriero e teologo, Zwingli, accolse i protestanti perseguitati dal cattolicesimo, iniziando la tradizione di tolleranza e ospitalità di questa città dove, nella prima metà del Novecento, arrivarono intellettuali, pacifisti e rivoluzionari di tutta Europa.

Compreso Lenin che, dal 1916 al 1917, visse nella tranquilla Spiegel Gasse al numero 14 come ricorda una targa. Il fondatore dell´Urss, racconta Solgenitzin nel libro Lenin a Zurigo, sedeva nella Zentralbibliothek di Zahringerplatz per leggere gratis i giornali, mangiava tortellini alla mensa della Società Cooperativa Italiana di Strassburgerstrasse e frequentava l´Odeon Cafe sulla Bellevue Platz. Il locale esiste ancora, con gli stessi arredi, gli stessi quadri e lampadari, ma ha dovuto cedere a una farmacia parte della sala per gli alti costi d´affitto. Nel primo Novecento era il ritrovo di intellettuali: qui venivano James Joyce, Erich Maria Remarque, Albert Einstein, Thomas Mann, e qui venne anche Benito Mussolini, dopo aver tenuto un comizio per gli emigrati socialisti il Primo maggio 1913.

Ma Zurigo, sette volte eletta la città più vivibile al mondo, smentisce i luoghi comuni sulla Svizzera: nonostante l´aspetto severo e ordinato, sorprende e disorienta. Lo fa attraverso le sculture: il visitatore, alla stazione centrale, viene accolto da un gigantesco Angelo di Niki de Saint Phalle appeso al soffitto e da un cubo luminoso che fa giocare grandi e bambini. Lo fa attraverso opere d´arte dissacranti: nella chiesa di Fraümunster la luce penetra dalle coloratissime vetrate di Chagall. E lo fa attraverso i musei. Ce ne sono più di cinquanta in città: dal modernissimo e provocatorio spazio per esposizioni Puls5 nel quartiere Zurich West (che un tempo era l´area industriale e ora è un quartiere di locali, teatri e gallerie), alla prestigiosa Zurich Kunsthaus, che ha appena compiuto cento anni e che, fino al 30 gennaio 2011, ospiterà una grande mostra dedicata a Picasso.

Il percorso espositivo raccoglie settanta opere, le stesse che l´artista scelse per una delle sue prime retrospettive, allestita proprio qui, nel 1932. Il pittore spagnolo visse e lavorò a Zurigo per qualche tempo e lasciò alcuni suoi disegni, ancora esposti alle pareti, nel ristorante Kronenhalle di Rämi-Strasse, rifugio di scrittori e pittori. E non poteva che nascere qui il Dadaismo, il movimento più anticonvenzionale del Novecento. Vide la luce nel Cabaret Voltaire sulla Spiegelgasse, dove si riunivano artisti di tutta Europa, tra questi Arp, Tzara, e Ball che il 14 luglio del 1916 declamò il Manifesto Dada dal palcoscenico del piccolo caffè-teatro. Il locale funziona ancora: fu salvato dalla chiusura da un referendum.

In Svizzera si vota su tutto e l´opinione dei cittadini conta sul serio, i residenti possono bloccare la costruzione di un edificio se sembra troppo alto. Rigore che fa scherzare i zurighesi sull´altezza dei due campanili della cattedrale di Grossmunster: imponenti come sono, oggi sarebbero stati bocciati.

La chiesa romanica è il simbolo della città, per la sua imponenza e per la leggenda che la circonda. La sua costruzione, si dice, fu voluta da Carlo Magno nel punto dove erano sepolti i due martiri cristiani ora patroni di Zurigo, Felix e Regula, che furono giustiziati dai Romani (che chiamavano Zurigo Turicum) nel 268 dopo Cristo. Se questa è leggenda, di certo a Grossmunster prese il via la riforma protestante di Zwingli: evento che più di ogni altro ha reso questa città efficiente, precisa, ma anche irrequieta, colta e anticonvenzionale.

Roberto Caramelli da repubblica.it

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