Yosemite Park Pini tagliati perchè disturbano il panorama

Scandalo a Yosemite: pini tagliati perché disturbano il panorama

il problema di Yosemite è quello di tutti i parchi naturali: cercare di contrastare il continuo aumento dei visitatori
“I turisti hanno pagato per ammirare il parco”. Scoppia la protesta degli ambientalisti

Quando, 121 anni fa, fu designata parco nazionale, l’area di oltre tremila chilometri quadrati delle contee californiane di Tuolumne, Mariposa e Madera che in tutto il mondo conoscono oggi come Yosemite Park divenne, almeno così sembrava stabilito, naturalisticamente intoccabile per sempre. Le sue 1500 specie di piante, dalle gigantesche sequoie in giù, si sono da allora impegnate a competere per gli occhi e le fotografie dei turisti con la geologia spettacolare emersa dai 1200 metri di ghiacciaio che si era formato un milione di anni fa nella Yosemite Valley. Ora la gara tra flora e rocce, tra gli alberi verdi che crescono e si moltiplicano e le pareti delle montagne maestose e immutabili, si è fatta più aspra. E le piante, che continuano ad essere sacre per i visitatori che hanno quasi imparato (le multe sono salate) a non seviziarle con le incisioni di dichiarazioni d’amore, hanno perso. Gli stessi funzionari che gestiscono il Parco hanno in progetto di tagliarne addirittura diverse migliaia perché si sono fatte troppo invadenti, e ostruiscono in tante zone il panorama alpino del granito. Un secolo di protezione legale, e le tecniche di manutenzione sempre più efficaci che hanno di fatto azzerato gli incendi, hanno permesso a pini e querce di conquistare terreno e soprattutto a crescere in altezza, rubando la vista delle cime dai sentieri aperti ai visitatori. Così, per restituire la piena visibilità delle cascate e delle pareti di El Capitan e dell’Half Dome, il mezzo cupolone, due delle icone più ammirate tra gli scenari della vallata, le autorità del verde hanno messo a punto un piano che, al fine di un bene superiore, sacrificherà piante vive e vegete. Agli ambientalisti critici che gridano allo scandalo, il superintendente del Parco Don Neubacher ha risposto difendendo l’operazione: i tagli previsti sono mirati e biologicamente sani, e comunque indispensabili per migliorare il godimento della visita dei circa 3,7 milioni di persone che affluiscono ogni anno a Yosemite. E hanno il diritto del cliente che paga di poter fotografare lo spettacolo quando passano sotto il Bridalveil, Il velo della sposa.

Le seghe inizieranno il loro lavoro di potatura in autunno, e le vittime saranno selezionate tutte o quasi tra i pini ponderosi, o gialli, che misurano fino a 55 metri d’altezza con un diametro di un metro e venti centimetri, e tra i cedri-incenso, più bassi (45 metri) ma più grossi (fino a 2,7 metri di diametro). Salvi, invece, gli esemplari più ecologicamente delicati e a rischio, come la quercia nera della California, i pini dalla corteccia bianca e il sugar pine (pinus lambertiana), che è secondo solo alle sequoie per altezza, 60 metri, e vive fino a 500 anni. In ogni caso, nessun albero che ha più di 130 anni di vita rischia d’essere abbattuto.

Dopo che il presidente Ulysse Grant creò, nel 1872, il primo parco nazionale degli Stati Uniti, a Yellowstone tra Wyoming, Montana e Idaho, Yosemite fu individuata come un’altra zona da preservare, 18 anni dopo, proprio per le magnifiche viste da parete a parete che erano consentite dall’estesa presenza di prati tra le montagne. Il parco è stato da allora lo scenario inevitabile per migliaia di pittori, e la palestra dei pionieri della macchina fotografica ai suoi esordi.

Fu uno dei primi architetti del panorama, Frederick Law Olmsted, a scrivere nel 1965 una relazione su quella meravigliosa e vergine regione della California centrale, in cui mise l’accento sulle sue valli a crepaccio, definendone la vista come «la più grande gloria della natura». Un secolo e mezzo dopo, l’attentato a questa gloria viene dalla stessa natura, e l’uomo è intenzionato a difendere lo spettacolo antico. L’iniziativa che partirà tra qualche mese è allo studio fin dal 2009, quando i rangers del parco studiarono 181 panorami in giro per Yosemite, escludendo le aree lasciate selvagge. Dal sondaggio emerse che la vegetazione, sempre più ingombrante, oscurava la vista nel 28% dei punti classici e ne danneggiava il godimento di oltre la metà (il 54%). «Stiamo gestendo il parco per il pubblico», ha spiegato Kevin McCradle, architetto del servizio nazionale dei parchi che guida il team dei tagliatori. «Abbiamo fatto le strade, creato i parcheggi per le auto, preparato spazi dedicati alla gente. Ora stiamo lavorando per permettere a tutto questo pubblico di ammirare il parco».

da lastampa.it

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