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Norvegia

Visitare Oslo

Oslo 05Oslo alla conquista del mondo
La nuova vita dell’ex «paesotto noioso». Il gigantesco iceberg di vetro dell’Opera House
Non solo fiordi e gamberi: la Norvegia (ora) è fatta di locali, arte e musica da hit

La nuova Norvegia ha la testa al futuro. Non più solo fiordi e architetture funzionaliste, pasti a base di gamberetti e festival di musica tradizionale. Il «paesotto noioiso», Oslo, di Jo Nesbø, star della crime fiction e autore de «Il cacciatore di teste», oggi soppiantato dal successo (anche italiano) del voluminoso «La mia lotta» di Karl Ove Knausgård, non esiste più. E la moderna Bergen, la seconda città di Norvegia, è tutta un pullulare di localini jazz e rock club. In Italia? L’immagine che arriva del Paese dell’aurora boreale è quella pop dello scoppiettante duo Nico & Vinz, che con il brano «Am I Wrong», dopo il successo riscosso nei Paesi scandinavi, sta conquistando le chart europee. Italia compresa.
Cominciamo da Oslo: chi l’avesse visitata solo due anni fa stenterebbe a riconoscerla, soprattutto per via del Tjuvholmen Art Museum, il museo d’arte firmato da Renzo Piano proteso sull’Oslofjord. Un landmark tra terra e acqua articolato in tre volumi uniti da un canale e ricoperto da una vela di vetro a proteggere la collezione dell’Astrup Fearnley Museum of Art (opere di Warhol, Damien Hirst, Jeff Koons). Qui il traffico è di giovani che passeggiano tra alberghi glamour (The Thief), locali di tendenza (The Edge, il primo in città specializzato in piatti a base di vitello Limousine, e Tjuvholmen Sjømagasin, inaugurato dallo stellato Cristiano Rienzner) e gallerie d’arte (alla Brandstrup, lavori di Marina Abramovic). In continua evoluzione, anche la proposta dell’Ekebergparken, promossa dal filantropo Christian Ringnes, che ha trasferito parte della sua collezione (da Renoir a Dalí, da Dan Graham a Louise Bourgeois) in un parco pubblico non lontano dall’Opera House, altra tappa imperdibile. Sembra la punta frastagliata di un gigantesco iceberg di vetro e marmo ed è l’unica opera al mondo dove il tetto è una piazza, sempre affollata di giovani e artisti. La fiabesca Bergen (il quartiere di Bryggen è Patrimonio Unesco)? È la capitale musicale del momento. A giugno, sul prato della fortezza affacciata sul porto, si svolge il Bergenfest, megafestival che spazia dal rock-country al blues (quest’anno Laura del Rey, Laura Mvula, gli ZZTop e Robert Plant, leader dei Led Zeppelin). Spuntano inaspettati templi del rock, come USF Verftet, ristorante-teatro-galleria ricavata da una ex fabbrica di sardine, The Garage e Hulen. La cucina? L’onda lunga dei guru moderni si è spinta anche tra le case di legno della Lega Anseatica, ancora oggi meta prediletta dei visitatori. A capo del Lysverket, c’è il giovane cuoco Christopher Haatuft, già alla corte di Thomas Keller al Per Se di New York.

di Carlotta Lombardo da corriere.it

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