Visitare Madrid

Non solo Prado e Reina Sofia. Nella capitale spagnola musei e centri d’arte sorgono ovunque. Dal recupero del Matadero alla Casa Encendida, la guida pratica

«Legazpi? Cos’è?». Questa è la risposta data dalla maggior parte dei turisti che visitano Madrid alla domanda se conosco il quartiere di Legazpi. Dimenticato da tutte le guide turistiche, fuori dalle mappe del centro, Legazpi è, per i più, solamente il nome di una fermata della linea gialla della metropolitana. Sotto Sol, sotto addirittura a Lavapies, troppo lontano dal centro per meritare attenzione. E tutto sommato non è che Legazpi avesse queste particolari attrazioni da meritare l’attenzione dei turisti.

Barrio prettamente latino e residenziale, fatto di ristoranti etnici e supermercati cinesi, tranquillo e decentrato. Nulla di che quindi. Finora pero’. Perché grazie ad un progetto ambizioso del comune di Madrid, all’interno del barrio di Legazpi sorgerà presto, dopo il Prado ed il Reina Sofia, il terzo polo culturale della città per importanza. O meglio, è già sorto, ma viste le dimensioni ci vorrà ancora un po’ di tempo perché i lavori di ristrutturazione siano completati. Il Matadero, l’ex mattatoio della città, 148.300 mq interamente dedicati alle arti contemporanee. Da quelle sceniche alla moda, dalla musica alle arti visuali, dalla danza all’architettura, dalla letteratura al cinema, dal disegno alla pittura.

Un laboratorio di creatività unico nel suo genere, un progetto di riqualificazione urbana dal quale certamente prendere spunto che contribuirà a dare nuova linfa alle sponde del Manzanares. Il Matadero è solo l’ultimo esempio del fermento e della italità, artistica ma non solo, di questa città. Certo ci sono il Prado, il Reina Sofia, il Thyssen Bornemisza, ma sono davvero una miriade i centri d’arte e cultura in città, magari meno conosciuti ma altrettanto interessanti.

Innanzitutto le varie fondazioni artistiche delle banche. Due su tutte: il Caixa Forum e la Casa Encendida della Caja Madrid. Situato nella zona dei grandi musei, proprio attaccato al Reina Sofia, il Caixa Forum ospita costantemente mostre ed esibizioni di qualità. La Casa Encendida è invece decisamente meno tradizionale come spazio espositivo. Sarà forse la sua posizione, proprio ai piedi del quartiere di Lavapies, ma la sua programmazione è molto più eclettica con performance, proiezioni video, corsi, oltre, ovviamente, a numerose mostre. In più può contare, e non è roba da poco, su una terrazza con vista a 360 gradi su Madrid. Pas mal.

Ma la vivacità culturale di questa città la si respira ad ogni isolato, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Esposizioni in piccole gallerie, concerti all’aperto, jam session improvvisate, proiezioni di film e spettacoli in edifici recuperati. Un po’ come la Tabacalera. A metà strada tra centro sociale e centro culturale. Era una vecchia fabbrica di tabacco prima di essere trasformata in un eclettico, e molto madrileno, luogo di produzione artistica nel pieno di Lavapies, in calle Embajadores.

Bohemien, multiculturale, un po’ fricchettone, Lavapies è di certo uno dei quartieri più vitali della capitale. Non solo per il famoso mercato delle pulci El Rastro che, a dir la verità, ha perso molto del suo fascino diventando decisamente turistico con banchi di paccottiglia varia e cineserie, ma soprattutto per quel suo mix di culture ed etnie che lo rendono luogo d’incontro di giovani, artisti e studenti. Ma anche dei buongustai. El Capricho Extremeño, in calle de Carlo Arniches 30, è il paradiso delle pulgas (letteralmente pulci).

Mezzi panini che vengono riempiti con ogni genere di cibo, dal prosciutto iberico al tonno, dalle acciughe cantabriche al polpo, dalle tortillas ai gianchetti. Il tutto a prezzi davvero modici. Per chi invece fosse alla ricerca di quartieri un po’ più alla moda, ma non per questo meno interessante, culturalmente parlando, la scelta è davvero ampia. Dal barrio de La Latina, preso d’assalto dai giovani madrileni nelle belle giornate domenicali, a Chueca, regno della comunità omosessualle, fino a Malasaña dove le gallerie d’arte e i negozi vintage al calar del sole abbassano le serrande per lasciar spazio a centinaia di locali, più o meno underground, e discoteche che pompano musica fino alle prime ore dell’alba.

di Tomaso Clavarino  da repubblica.it

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