Visitare Losanna

Losanna e i suoi musei

La capitale del cantone Vaud è una delle principali mete del turismo elvetico

Dal nucleo gallo-romano alla città di oggi i secoli hanno plasmato Losanna come un crocevia cosmopolita e un polo culturale di primaria importanza. La capitale del cantone Vaud è una delle principali mete del turismo elvetico. I musei privati o pubblici attirano l’interesse di un ampio numero di visitatori. Unico al mondo è il Musée Olympique di Ouchy che dal 1993, anno della sua apertura, ha registrato circa tre milioni di ingressi facendone il quarto museo svizzero. Il percorso al suo interno e nel giardino è un suggestivo tripudio allo spirito olimpico, all’agonismo, alla sana competizione, al superamento dei propri limiti, alla tensione e allo sforzo fisico e mentale di ogni atleta. Il museo mantiene viva la memoria visiva e grafica delle varie edizioni dei giochi olimpici e ne corserva una serie di curiosi cimeli.

Altra particolarità museale della città è la celebre Collection de l’Art Brut (30’000 opere di circa 500 autori). E’ la sola struttura al mondo ad accogliere le opere di artisti autodidatti e di persone affette da seri disturbi psichici. Da quando il pittore francese Jean Dubuffet ha compreso che l’espressione artistica può arrivare da chiunque, il museo non ha cessato di acquisire opere di artisti ai margini della società: dipinti, sculture e disegni che colpiscono per la loro originalità al di fuori dei canoni accademici.

Al di sopra del Musée Olympique una breve passeggiata porta al Musée de l’Elysée, uno dei primi e rari musei in Europa dedicati esclusivamente alla fotografia. Aperto nel 1985, è divenuto da allora un centro di riferimento internazionale sia per le sue mostre sia per l’archivio di circa 120’000 scatti originali. Per commemorare il decennale degli attentati dell’11 settembre il Musée de l’Elysée propone una serie inedita di Frank Schramm intitolata: Stand-ups – Reporting live from Ground Zero. Pochi giorni dopo gli attentati questo fotografo si è interessato ai giornalisti che sono giunti sul posto e ha documentato in maniera efficace la copertura mediatica di quell’evento. Fino a fine novembre dal martedì alla domenica dalle 11 alle 18.

La città è su più piani. Tutta fatta di salite e discese, è costruita su tre colline che affacciano sul Lago Lemano, così mirabilmente dipinto dallo svizzero Ferdinand Hodler (1853-1918). Losanna resta segnata da duecentocinquant’anni d’influenza bernese. Ha tutta l’ambivalenza della sintesi tra la volubilità francese e italiana e il rigore tedesco. I bernesi dominarono il cantone di Vaud tra il 1536 e il 1798 lasciando una profonda influenza anche nella sobrietà architettonica della città.

La cattedrale è in cima a tutto e sul suo fianco destro si può ammirare lo straordinario Portale degli Apostoli, detto anche Portail peint – portale dipinto. I bassorilievi e le statue ritraggono i profeti e la Vergine e furono coperti di stucco per migliorarne la staticità. A metà Ottocento poi si scoprì che questo stratagemma aveva in realtà conservato tutti i colori originali rendendo il portale un raro capolavoro della scultura medievale. Risale infatti al 1230 ed oggi, libero dallo stucco, è racchiuso in uno scrigno di vetro e acciaio che si integra bene nella sobrietà romanica della cattedrale, una volta dedicata alla Vergine e oggi luogo di culto protestante.

La Fondation de l’Hermitage dedica l’esposizione estiva (Van Gogh, Bonnards, Vallotton…) a una delle più prestigiose collezioni private europee di inizio Novecento: la collezione Hahnloser, formata tra il 1905 ed il 1936 a Winterthour da Arthur e Hedy Hahnloser. La collezione raggruppa più di 150 opere da Hodler a Giacometti, Cézanne, Manet, Renoir e Van Gogh e Toulouse-Lautrec fino a Vallotton che a partire dal 1908 ne diventa il principale artista. La maggior parte delle opere fu acquistata direttamente dagli artisti o da mercanti d’arte parigini quali Ambroise Vollard. Le opere presentate a Losanna provengono in gran parte da Villa Flora a Winterthour, la dimora dei due collezionisti, trasformata oggi in museo. Fino al 23 ottobre da martedì a domenica dalle 10 alle 18.

Michele Caracciolo di Brienza da Lastampa.it

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