Visitare le miniere del Sulcis e la Costa Verde

Nelle miniere del Sulcis
Alla scoperta della Costa Verde e delle montagne dell’Inglesiente, sul versante sudoccidentale della Sardegna

Trenini a vapore carichi di turisti escono dalle viscere della terra e raggiungono il mare. Un tempo trasportavano il minerale estratto dalle montagne del Sulcis nell’Inglesiente, la ex regione mineraria a sudovest della Sardegna, ricca di zinco, piombo, carbone e argento, che gli uomini hanno cominciato a bucare nel 1865 fino a trent’anni fa. Oggi invece sono diventate un’attrazione turistica: gole, burroni, canyon, gallerie disegnate dall’uomo e dune rossastre formate dalle discariche delle antiche miniere si uniscono a un paesaggio fatto di chilometri di spiagge deserte, di fichi d’India e di sparuti greggi di capre e pecore.
E’ un territorio, quello del Sulcis, che merita di essere scoperto per la bellezza della natura, selvaggia e intatta, e per i siti minerari dismessi, testimoni di una civiltà ormai scomparsa, pieni di storie di fatica, di sfruttamento e di lavoro duro. Molte delle vecchie aree minerarie vomitavano minerali direttamente sulla costa, che ha preso il colore dei minerali e che è straordinariamente selvaggia. Il litorale sorge accanto alla Costa Verde (www.lacostaverde.it), così chiamata perché l’acqua, limpidissima, ha sfumature color smeraldo e le spiagge, che si distendono tra chilometri e chilometri di altissime dune di sabbia, sono lambite da foreste di pini d’Aleppo. Pochissimi, quasi inesistenti, i centri abitati: è il volto di una Sardegna aspra e spettacolare che l’uomo ha dapprima sfruttato e che ora sta facendo tutto il possibile per recuperare. Lo dimostra anche l’istituzione, sotto il patrocinio dell’Unesco, del Parco geominerario, storico e ambientale (www.parcogeominerario.eu) che tutela, valorizza e salvaguardia l’ambiente, organizza le visite guidate e promuove il territorio con itinerari e percorsi sempre nuovi.

La scoperta delle ex miniere aperte oggi al pubblico parte da Iglesias, antica città dell’argento, e dalla sua periferia con il gigantesco impianto di Monteponi (www.sardegnaminiere.it) dove si estraevano piombo e zinco fino agli anni Cinquanta. Il sito è visitabile attraverso un percorso affascinante che arriva a pozzo Sella e alla galleria Villamarina. Da qui, dopo pochi chilometri, si raggiunge la lunga spiaggia di Fontanamare, da dove si prosegue verso nord lungo la litoranea panoramica tra i ruderi delle miniere. Poco più a nord si trovano la spiaggia di Masua, lo spettacolare faraglione chiamato Pan di Zucchero con due archi naturali molto suggestivi e Nebida (www.nebida.com) che regala un’incantevole passeggiata sul mare e sui resti dell’antica Laveria La Marmora – dove un tempo si ripulivano i materiali estratti – con gli archi in mattoni e le alte ciminiere battute dal vento. Una strada tortuosa, che diventa sterrata nell’ultimo tratto, conduce a Porto Flavia, una galleria scavata nella roccia aperta al pubblico, lunga un chilometro, che sbuca di fronte al Pan di Zucchero. Un tempo il minerale veniva trasportato direttamente su un’apertura a strapiombo sul mare dove c’erano le navi in attesa.
Lungo la costa sono pochi i centri abitati: il piccolo porto di Buggerru, con la famosa galleria mineraria Henry, e l’ampia baia di Potirxeddu, che interrompe la durezza del paesaggio, mentre una strada piena di tornanti, che si arrampica sulle alture di roccia di Arbus, conduce al villaggio minerario di Ingurtosu e alla miniera di Montevecchio. Poco distante c’è la località di Piscinas, dal nome del fiume che corre all’interno, un deserto di 10 chilometri di soffici dune, modellate dal maestrale, che arrivano a sfiorare anche i 50 metri d’altezza. Il tragitto prosegue a nord fino a Torre dei Corsari, cuore della Costa Verde, dove si trovano le dune tra le più alte d’Europa.

Tornando a Iglesias l’itinerario scende verso Carbonia, l’altro storico centro minerario da dove, nell’entroterra, si scoprono antichi villaggi e borghi come Giba, Nuxis, Tratalias, centro medievale abbandonato per 30 anni e ora completamente ristrutturato e riportato a nuova vita, e il bellissimo Is Loddis, con vista sulle isole di Sant’Antioco e San Pietro.
Viaggiando verso sud ci si imbatte in Porto Pino, le cui dune sabbiose hanno il colore del ghiaccio, bianchissimo e quasi trasparente, amplificato dalla presenza dell’intensa foresta spontanea di pini d’Aleppo che si estende alle loro spalle e da un sistema di dune e di stagni che formano un’importante zona umida per i fenicotteri rosa e i martin pescatore. Qui il paesaggio è talmente bello che per la sua somiglianza a un atollo tropicale viene spesso utilizzato come set fotografico o cinematografico.

di Ida Bini da Ansa.it

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