Visitare l’Aquitania Basca Biarritz Bayonne

L’altra faccia del Paese Basco

Da Biarritz a Bayonne, dall’Atlantico ai Pirenei, alla scoperta dell’Iparralde, Francia sudoccidentale. Un paesaggio bellissimo, il regno della luce

«DICE Verne che quando una persona vede il raggio verde, quella persona è capace di leggere nei propri sentimenti e nei sentimenti altrui… ». Il gruppo di mature signore e il bel professore con la barba bianca seduti sulle scalinate che scendono agli scogli di fronte alla Grande Plage di Biarritz hanno una certezza: c’è foschia e quella sera, il raggio verde, l’ultimo lampo di luce nel tramonto del sole sul mare, non lo vedranno.

E se l’omonimo, struggente film di Eric Rohmer (Leone d’oro a Venezia nel 1986) regala nel finale un raggio verde alla protagonista Marie Rivière, lo fa sempre nel mare che bagna il Paese Basco francese, anche se non a Biarritz ma appena più verso la Spagna, nella suggestiva baia di Saint Jean de Luz (Donibane-Lohizune in basco, terra di balenieri e pescatori d’alto mare). Per Marie il raggio verde è l’occasione di dire di sì al ragazzo che la invita a lasciarsi andare e a seguirlo per qualche giorno a Bayonne, «un bel posto».

Difficile dargli torto, c’è tanto verde — e non solo nell’ultimo lampo del tramonto sul mare, in questo lembo di Aquitania sull’A tlantico — e c’è anche tanto rosso. Non a caso, con il bianco, i tre colori della bandiera basca. E anche il rosso dei peperoncini, onnipresenti nella saporita cucina locale, con una indiscussa capitale, Espelette: un affascinante paesino nella mia, storia e un mare meraviglioso: il tutto in poco più di trenta chilometri di costa. Biarritz ha il fascino un po’ fané della grande stazione balneare di lusso del primo Novecento ma lanciata in realtà da Napoleone terzo e l’imperatrice Eugenia; case, persino castelli bianchi arrampicati sulle rocce, l’arco della Grande Plage dominato dall’Hotel du Palais. Sulle spiagge, adesso, dominano i surfisti.

Finita l’estate la confusione cala, ma a Anglet (a nord) e soprattutto a Bidart, il vento aiuta i patiti della tavola che non temono il fresco a sfidare le onde e i romantici a veder salire e scendere la marea passeggiando sulla sabbia fine e i sentieri a picco sull’oceano. Bidart, oltre alle spiagge, ha un borgo arroccato e una piazza che è la capitale della sintesi della vita sociale: vi si riuniscono infatti la chiesa parrocchiale, il municipio, il cimitero e… il campo di pelota. Imperdibile vedere i giocatori vestiti di bianco lanciare con forza terrificante la palla di cuoio verso il muro e riacchiapparla al volo (con le mani solo fasciate): spettacolare la pelota chistera, sorta di cestino allungato in vimini, per lanciare e riprendere la palla. valle della Nive le cui case a graticcio che sanno di Bretagna sono coperte di trecce del frutto rosso introdotto dal Messico a metà del Seicento.

Un vero oro rosso per questa terra, il peperoncino: o meglio, come lo chiamano i nativi, ezpeletako biperra. Perché ovunque in Iparralde (la parte francese dell’Euzkadi), il paese basco, troverete insegne nella lingua locale. Segnale forte di un’identità culturale che non riconosce il confine tra Francia e Spagna, ma sottolinea il voler essere un’unica nazione. Tradizioni, campagna e poi montagna — i Pirenei sono a un passo — ma anche arte, gastrono- Irun, cioè la Spagna, è a un passo: Saint Jean de Luz ha un porto peschereccio dove i colori delle barche brillano nella luce forte del sole o appaiono un po’ fantasmatici nella nebbia (il clima atlantico è mutevole); il centro storico ha belle case antiche e negozi di tradizione accanto alle grandi griffe.

Da qui si può prendere la strada che porta all’interno, verso Espelette e, ancora più avanti, Saint Jean Pied de Port, mura rosa e vicoli medievali. Risalendo verso nord, è immancabile Bayonne: tipico e saporito prosciutto dopo una visita al centro storico di case a graticcio e la cattedrale di Sainte Marie (patrimonio Unesco). “Numquam polluta”, mai sporcata, il suo motto: come a dire, a noi non ci conquista nessuno.

E non è un caso che all’ombra della cattedrale (ma ne troverete anche nei piccoli paesi) si trovino atelier di artigiani che creano il makhila, il bastone tipico basco: in legno di nespolo, uno diverso dall’altro, ha il pomo e la temibile punta in acciaio protetta da un puntale in ottone o argento, l’impugnatura in cuoio intrecciato; d’argento e incise a mano sono le decorazioni, con iniziali e motto del proprietario. Perché il makhila è speciale, appartiene solo a una persona, viene fatto realizzare per onorarla o celebrarne un momento importante. E rubarlo porta male, molto male. Specialmente se il proprietario dovesse decidere di punzecchiare l’incauto ladro.

di Donatella Alfonso da repubblica.it

Leave a Reply