Visitare Kiev

Kiev, capitale mille-atmosfere

Culla della civiltà russa, baluardo cristiano. Poi martire nazista e luogo prediletto dell’oligarchia sovietica. Ora semplicemente ribelle ucraina, ma con tanti volti da mostrare

Avviso ai viaggiatori pigri. Se volete capire veramente qualcosa di Kiev e delle sue atmosfere, dovete camminare. Attraversare a piedi i viali alberati sulle colline, le grandi piazze sovietiche tra casermoni e cupole d´oro di antichi monasteri, percorrere il lungofiume che costeggia le acque grigie del Dnieper, passeggiare per le stradine di un centro storico sospeso, come tutti i suoi abitanti, tra vecchia Russia e nuova Europa. Solo così si può sentire l´anima di una città antica che è stata troppe cose nella sua storia per poterle comprendere con una visione d´insieme: madre di tutte le città e culla della civiltà russa, baluardo della cristianità nel gelo delle pianure nordiche, martire dell´invasione nazista, vittima crificale ma anche prezioso alleato del regime staliniano e infine ribelle capitale della già dimenticata “Rivoluzione arancione”.

Dunque sfuggite alla tentazione degli sbrigativi tour in pullmino che si offrono ai turisti nel cuore della Majdan Nezalezhnosti, la grande piazza centrale dell´Indipendenza, e cominciate a guardarvi attorno. Siete nel cuore di un capolavoro dell´architettura staliniana, seppur in gran parte ricostruito dopo i disastri della Seconda guerra mondiale. Palazzi che furono del Soviet e ora dell´amministrazione locale, monumentali colonne in stile neoclassico, restano il centro un po´ provinciale della vita di Kiev con tutti i soliti stereotipi dei paesi dell´Europa dell´Est: insegne al neon stile anni Settanta, pizzerie e negozi d´abbigliamento dal nome vagamente italiano, ragazze bellissime che arrancano su tacchi spropositati, contadine in abiti tradizionali che vendono prodotti raccolti la mattina a decine di chilometri di corriera dalla città. È la prima immagine. Ma la scena cambia presto. Inerpicatevi per il viale che porta alle piazze gemelle Sofijska e Mikhajlovska e ve ne accorgerete. È l´unica salita faticosa da fare ma ne vale la pena. Per strada, giardinetti curatissimi, antiche residenze dei vertici del Pcus adesso belle case di una agiata borghesia. In cima alla collina un parco da cui si domina tutta la città e, una di fronte all´altro, la chiesa di Santa Sofia con le sue cupole e il suo museo e il monastero Mikhajlovskj.

L´aria solenne dei due antichi edifici separati dalla statua alla principessa Olga, la santa considerata la fondatrice della cristianità russa, sono un giusto premio per le fatiche dell´ascesa. Tutto il quartiere poi è da vivere, magari prendendo appunti per la sera. Qui attorno i giovani della Kiev più intellettuale amano passare le serate tra ristoranti tipici ucraini a buon prezzo, pub all´irlandese pieni di fumo e di birra, locali con musica dal vivo dove è facile fare amicizia e perfino fare conversazione in inglese.
Ma la scena può cambiare ancora. E questa volta con una lunga ma agevole passeggiata in discesa verso il Kievo-Pecerskaja-Lavra il più antico monastero della città, fondato poco dopo l´anno Mille dal monaco Antonio reduce da un´esperienza sul monte Athos. A parte il monastero vero e proprio, ricostruito varie volte dopo distruzioni e saccheggi, ultimo quello dei nazisti in fuga da Kiev, il clou della visita sono le grotte. Scavate a mano dal monaco e dai suoi, usate come un labirinto per nascondersi e per pregare in anguste cellette senza luce, rappresentano un´esperienza unica da compiere a lume di candela e a capo chino attraversando come talpe i lunghi corridoi sotterranei, visitare le celle dei monaci, le loro reliquie.

Una volta tornati alla luce, gli appassionati di storia contemporanea dovrebbero dare un´occhiata alla tomba di Arkadjevic Stolypin sepolto proprio all´ingresso del monastero. Primo ministro dello zar Nicola II, Stolypin fu assassinato al teatro dell´Opera di Kiev nel 1011. Aristocratico illuminato aveva concepitola prima riforma agraria e contava di distribuire gradualmente ai contadini l´immenso patrimonio dei latifondi russi. Senza il suo omicidio, sostengono storici di tutte le estrazioni politiche, non ci sarebbe mai stata la Rivoluzione d´ottobre e tutto quello che ne è derivato. La tomba è nuda ed essenziale ma i mazzi di fiori sono tanti. Almeno dagli ultimi vent´anni.

Ma se siete turisti avrete anche il diritto a qualche svago più convenzionale. La Andriivskij Vzviz, stradina tortuosa del centro è l´ideale per il classico shopping da souvenir. Ma anche per dare un´occhiata a case settecentesche completamente ricostruite ma ugualmente affascinanti, botteghe di artigiani del legno, e ricamatrici che espongono centrini e tovaglie colorate. Rilassatevi pure perché in fondo alla stessa strada c´è un altro appuntamento culturale “obbligatorio”: la casa museo di Bulgakov, la meta turistica più visitata della città. Il mito di Mikhail Bulgakov, scrittore amatissimo in Russia e tollerato a stento dal regime staliniano, è forte anche nella capitale ucraina dove nacque e visse fino a trentun´anni. Il pellegrinaggio di ammiratori e studiosi è testimoniato dai bigliettini, i fiori, i messaggi che si accumulano ogni giorno davanti alla statua che rappresenta lo scrittore accanto alla sua veranda. Il museo è l´occasione per scoprire l´ambulatorio in cui esercitò la sua prima professione di medico o lo studio dove scrisse La guardia bianca. Ma è anche il modo per studiare arredi e stili di vita di una famiglia benestante dei primi del Novecento. Quanto basta prima di concedersi una meritata cena a base di pesce di fiume lungo il Dnieper e improvvisare un dopo cena a piacere in una città che dopo il tramonto sa bene come godersi la vita.

Nicola Lombardozzi da repubblica.it

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