Visitare Jaipur, la città rosa capitale del Rajasthan

Jaipur, il gioiello in rosa
Alla scoperta della splendida capitale del Rajastan. E della sua indole celeste, nascosta ma non troppo tra i suoi spettacolari palazzi

di Roberto Caramelli

Nei giorni di festa, bisogna alzare lo sguardo verso il cielo. Quello degli aquiloni è il gioco più amato: prima si vedono solo quelli vicini; poi, osservando bene, se ne vedono altri e altri ancora. A centinaia, di tutti i colori, tenuti con lo spago dai bambini. Vengono lanciati dai tetti e non costano nulla, basta un foglio di carta velina. E un cavetto, il più lungo possibile per farlo arrivare in alto: qui, come in altre parti dell’Asia, oltre che divertimento, il volo degli aquiloni è scommessa, competizione. Ma anche “contatto con l’ultraterreno”, come dicono a Jaipur.

La città, capitale del Rajasthan e patrimonio Unesco, ha sempre avuto un rapporto speciale con il cielo: Sawai Jai Singh II, il maharaja che la fondò all’inizio del Settecento, era appassionato di astronomia. Incaricò l’architetto Vidyadhar Bhattacharya di riprodurre nel piano urbanistico la mappa hindu dell’universo. Ne nacque una griglia di nove quadrati, con palazzi e strade che, attraverso le loro proporzioni, rispettavano l’ordine celeste. Ordine che avrebbe donato felicità e benessere agli abitanti. E Jaipur, edificata in pianura lungo le vie carovaniere, divenne subito ricca e potente. Anche il nome è un inno alla felicità: significa “città della vittoria”: la battezzò così lo stesso Sawai Jai Singh II dopo aver sconfitto Aurangzeb, l’ultimo imperatore mogul.

I monumenti, le strade residenziali e quelle commerciali porticate, vennero edificati lungo le arterie che conducevano alle porte cittadine collocate secondo l’ordine celeste: a est, ovest, sud e nord. Lungo uno di questi assi, nel 1728, fu realizzato, sempre dall’architetto Bhattacharya, lo Jantar Mantar: è l’Osservatorio astronomico monumentale meglio conservato di tutta l’India. Il nome Jantar Mantar significa “strumenti e formule”. E di strumenti per osservare il cielo, ce ne sono di tutte le forme: triangoli, archi, scale, sfere; c’è anche la più grande meridiana mai costruita, alta ventisette metri. Qui gli indiani, popolo che non fa nulla senza prima aver consultato gli astri, da tre secoli misurano l’ora, studiano eclissi e pianeti.

Lo scrittore inglese Rudyard Kipling rimase affascinato dalla bellezza di Jaipur, tanto da definirla nel suo Viaggio in India del 1899 “una città che fa perdere la testa”. Sotto la dominazione britannica Jaipur fu soprannominata The pink city, “città rosa”, nome e tinta che mantiene ancora. Per la visita del principe Alberto d’Inghilterra nel 1853, l’abitato fu dipinto di rosa, colore che in India significa “benvenuto”. Cuore della città sono le piazze Chhoti Chaupar, Ramganj Chaupar e Bari Chaupar da cui parte l’arteria Hawa Mahal Bazaar dove si affaccia una delle meraviglie di Jaipur, l’Hawa Mahal, il “Palazzo dei Venti”. Venne fatto costruire nel 1799 dal maharaja Sawai Pratap Singh, il re poeta. L’elaboratissima facciata in pietra arenaria rosa, è forata, come fosse un merletto, da 953 nicchie con finestre che venivano utilizzate dalle ospiti dell’harem del sovrano per osservare la strada senza essere viste.

Imponente e architettonicamente complesso è il Palazzo Reale, tuttora abitato in un’ala dai discendenti del fondatore di Jaipur. È formato da vari edifici, tra questi va visitata la Diwan-i-Am, una grandiosa sala usata in passato per le udienze, e il Mubarak Mahal, museo che conserva antichi abiti e una notevole collezione di armi della famiglia reale. Tra i cortili, spettacolare è il Pritam Niwas Chowk, il “Cortile del Pavone”. Presidiano ogni angolo guardie in divisa, baffoni e turbante: sono fotogenici, sorridono, ma a ogni scatto dei turisti chiedono la mancia.

Sorveglia l’accesso alla città, a pochi chilometri di distanza, la roccaforte di Amber, cittadella fortificata edificata nell’XI secolo per proteggere le vie carovaniere. Era questa, fino alla costruzione di Jaipur, la capitale del regno. Il grande complesso arroccato su una montagna, dove i visitatori possono arrivare anche a dorso di elefanti, è composto, tra i tanti edifici, dal Palazzo di Man Singh I, da una coloratissima residenza reale chiamata Sheesh Mahal e dal Sukh Mahal, rinfrescato durante l’estate da un sistema idrico che fa scorrere l’acqua attraverso le pareti. Tra i musei va visto quello del Forte Jaigarth che conserva il cannone più grande mai realizzato in Asia: costruito nel 1558, sparava proiettili a trentacinque chilometri di distanza.

Ma il monumento preferito dalle coppie di Jaipur appena sposate non è né l’Hawa Mahal né il Palazzo Reale né l’Osservatorio. Tutti gli sposi si fanno fotografare con alle spalle lo spettacolare Jal Mahal, il “Palazzo d’Acqua”, costruito al centro del lago Man Sagar, appena fuori Jaipur. Nacque alla fine del Settecento come residenza reale per la caccia alle anatre; ha pianta rettangolare con torrette ai lati e un giardino pensile; quattro livelli sono sommersi e solo due emersi. Si dice che, se la foto riesce a riprendere il riflesso del palazzo sull’acqua, sarà di buon auspicio per il matrimonio.

da VIAGGI.REPUBBLICA.IT

Leave a Reply