Visitare il duomo di Ravenna

Ravenna è una città ricca di opere architettoniche e artistiche uniche al mondo. I suoi mosaici, conosciuti e studiati anche all’estero, sono senz’altro il biglietto da visita della città e rappresentano il suo “marchio” di qualità. Ma Ravenna ha una storia antichissima e di conseguenza anche un’arte antichissima. Basti pensare che la prima cattedrale di Ravenna venne innalzata dal vescovo Orso all’inizio del V secolo e fu dedicata alla Resurrezione del Signore, fu anche detta basilica ursiana; di questa prima costruzione rimane oggi solo qualche frammento di transenna conservato nel museo arcivescovile.

Nei secoli successivi subì numerosi rifacimenti, finché nel 1733 venne demolita per iniziare l’attuale costruzione terminata nel 1743 (opera dell’architetto riminese Gian Francesco Buonamici).
All’esterno il caratteristlco campanile cilindrico del X secolo contrasta alquanto con la facciata barocca preceduta da un portico a tre grandi arcate, dove si conservano
quattro bellissime colonne della precedente costruzione.

All’interno (lungo m. 60) si conservano opere di notevole interesse del periodo paleocristiano.
Navata destra: nel secondo altare è collocato un sarcofago della metà del V secolo. Nella fronte dell’arca è raffigurato Cristo in mezzo a due Apostoli S. Pietro e S. Paolo; ai lati due palme cariche di datteri.

Di fronte al terzo altare, verso la navata centrale è l’Ambone marmoreo del periodo del vescovo Agnello (557 – 570), come dice l’iscrizione scolpita sui lati. È un’opera caratteristica a forma di torre ellittica divisa in due parti uguali decorate con 36 riquadri ognuna.
Entro ciascun riquadro è raffigurato un animale e precisamente dall’alto: agnelli, pavoni, cervi, colombe, anatre, pesci, volti tutti verso il centro. La mancanza di rilievo, quasi abbandonato dal gusto bizantino, rendono gli animaletti piuttosto piatti e privi di plasticità.

In fondo al transetto di destra, dentro la cappella della Beata Vergine del Sudore, sono collocati due fra i più bei sarcofagi ravennati (sono della seconda metà del V secolo). Uno, più antico fu usato nel 1321 per la sepoltura dell’arcivescovo Rinaldo da Concorreggio.
Grandiosa la scena frontale: Cristo seduto in trono sotto il quale sgorgano i quattro simbolici fiumi, tiene un libro aperto sulla sinistra e la mano destra tesa quasi in segno di accoglienza.

Gli Apostoli Pietro e Paolo, fiancheggiati da due palme si muovono verso il Salvatore portando sulle mani coperte di pallio i tradizionali simboli del martirio e del trionfo.
L’altra urna, detta di S. Barbaziano (confessore e consigliere di Galla Placidia, le cui spoglie furono qui poste nel 1658) è della seconda metà del V secolo. Cinque nicchie divise da colonne e sormontate da conchiglie ornano la parte frontale; entro di esse al centro ancora una volta Cristo e ai lati gli Apostoli Pietro e Paolo.

Lateralmente due vasi alzati, da cui spuntano due piante a tre foglie. Un bel coperchio a baule con al centro il monogramma di Cristo racchiuso da una corona e due croci gemmate completano la finezza di tutta l’arca.
Non resta dunque che andare di persona ad ammirare queste bellezze artistiche e architettoniche qui menzionate. Il Duomo di Ravenna, come tutti i luoghi di culto della Chiesa, è visitabile solo al di fuori dell’orario riservato alla santa Messa.

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