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Visitare Cinecittà a Roma Monika Bulaj, Luca Locatelli e Andrea Miconi una magia senza fine

La magia di Cinecittà vista
dai fotografi di Nat Geo
Monika Bulaj, Luca Locatelli e Andrea Miconi sono andati in missione a Cinecittà per National Geographic Italia, e ci raccontano le loro impressioni. Un estratto del volume speciale Cinecittà, una magia senza fine, in edicola in questi giorni

Illustrato dalle fotografie inedite di tre quotati fotografi incaricati dal magazine, Monika Bulaj, Luca Locatelli, Andrea Miconi, e da numerosi scatti d’epoca in bianco e nero, lo speciale, con il contributo di firme nobili della cultura e del giornalismo, ripercorre il passato, racconta il presente e delinea i possibili scenari futuri degli studios, con articoli sulla storia, l’architettura, le maestranze, lo star system, la dolce vita, i paparazzi, la televisione, e con interviste allo scenografo pluripremiato Dante Ferretti e al presidente di Cinecittà Studios Luigi Abete.

Silenzio, nevica dentro le gabbie degli schiavi, su gondole veneziane e feluche egizie, la neve veste con i capelli di astrakan le teste dei giganti.
Nevica dentro le case mai abitate, piatte e più simili alle cavità degli alberi, tenute in piedi da una impalcatura con una geometria viscerale  e inquieta come le Carceri di Piranesi.

Nevica dentro i saloon di New York e le stalle mute di Lucania, sopra i mari vuoti, custoditi dagli orizzonti e dai cieli di metallo.

L’alba di domenica, Roma poltrisce, nella Città del Cinema non c’è anima viva, i nidi secchi delle rondini segnalano i ritorni, le mie sono le uniche impronte.

Talvolta, in un vicolo, di fronte ad un motivo floreale sul muro slavato, mi pare di vedere un viso che balena, un miraggio che ci abita con la prepotenza di un sogno. Una voce, una risata, una melodia che torna.

Il gocciolio cade dai simulacri di torri e cattedrali, la neve si scioglie sulle scalinate sbriciolate dei templi, piangono gli dei di gesso dai colori sgargianti.
Lo spazio afferra, confonde, evade, proporzioni e prospettive mutano, una miniatura diventa un abisso, ti senti un gigante per poi smarrirti di colpo di fronte ad uno schermo che inghiotte l’infinito.

Tutto ancora può accadere, tutto è promessa e possibilità in quel bazaar dell’immaginario, abbandonato da qualche Grande Burattinaio forse il giorno stesso della creazione. –

Monika Bulaj Luca Locatelli e Andrea Miconi da nationalgeographic.it

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