Visitare Berlino

La dolce vita di Berlino

Per le guide turistiche la città è la nuova mecca del Duemila.

Si apre il 9 marzo a Berlino la Itb, la fiera del turismo più grande del mondo, un appuntamento annuale imprescindibile per tutti gli operatori del settore. Il Tagesspiegelne ha approfittato per capire come le guide internazionali descrivono la capitale tedesca, accreditata da molti come la nuova mecca degli anni Duemila: una città di tendenza capace di attirare turisti e nuovi cittadini grazie alla sua straordinaria vita notturna e alle sue offerte culturali.

LA CITTÁ SULLE GUIDE. Sarà. Ma chi, per lavoro, è costretto a registrare quotidianamente gli umori della presunta nuova capitale del mondo, trova il quadro offerto dalle guide, nel migliore dei casi, sbilanciato. Eppure, più che quotidiani e media televisivi, sono proprio le più affezionate compagne di viaggio cartacee a modellare l’immaginario collettivo di una città, ricoprendola di un sottile velo patinato attraverso il quale tutto luccica fino a stordire il visitatore.
IL PERFETTO BERLINESE. Così, un’autorità in materia come l’australiana Lonely Planet, probabilmente la guida più venduta fra i giovani del pianeta, «distilla pagina dopo pagina i segreti per trasformarsi, almeno nei giorni della permanenza, in un perfetto berlinese».
Il Tagesspiegel è stato al gioco: «Facile, fatevi decorare una parte del corpo con un peccaminoso tatuaggio, oziate lungamente davanti a un’abbondante colazione fino al primo pomeriggio, trascorrete le ore diurne comodamente seduti al tavolino di un caffè o di un Biergarten osservando il mondo che si agita attorno a voi». In fondo, basta poco e così si alimenta il mito di una dolce vita dal sapore vagamente mediterraneo sulle rive della Sprea.
L’alternativa al voyeurismo da tavolino è ugualmente spensierata: «Bighellonate, cercando occasioni tra le bancarelle di uno dei tanti mercati delle pulci e inalate lo stile di vita più profondo di Berlino».

Berlinesi rilassati e festaioli

Prevale l’immagine da città della cuccagna: «I berlinesi descritti dalle guide turistiche straniere», ha proseguito il Tagesspiegel, «appaiono rilassati e allo stesso tempo impegnati a spremere fino all’ultimo quello che noi chiameremmo il gusto vero della vita. Bevono molto, fumano troppo, trascorrono le serate saltellando da un party all’altro e hanno nei confronti del sesso un atteggiamento così liberale, che la città è divenuta in breve tempo una delle mete preferite dalle comunità gay e lesbiche».
CLICHÉ IMMORTALI. Ma non mancano altri suggerimenti per evitare una facile delusione: «Secondo la Lonely Planet, i turisti possono attendersi di essere trattati con onestà e gentilezza, ma devono mettere in conto il fatto che raramente questa gentilezza si trasforma in vera amicizia».
Salvato un altro cliché del berlinese classico, quello di essere un po’ scontroso o, come si dice qui, berliner schnauze, equiparandolo alla scorbutica razza canina, le guide descrivono altre curiose abitudini: «Le giornate dei berlinesi sono riempite da numerose attività, anche se non tutte necessariamente lavorative. Si è sempre in giro da qualche parte, per teatri, cinema, pub, nelle palestre di fitness, e spesso in tutti questi posti assieme nell’arco delle 24 ore».
IL FASCINO DELL’ALCOL. Un capitolo a parte è riservato all’alcol che, a differenza degli Stati Uniti, qui può essere servito ai ragazzi a partire dai 16 anni. Si beve di tutto e di più, dalla birra al vino, dai cocktail alla più leggera Berliner Weiße, uno speciale intruglio poco alcolico fatto di birra e sciroppo di lampone o di asperula, particolarmente apprezzato nelle rare giornate afose estive. «Un capitolo, quello alcolico, che sembra affascinare i giovani viaggiatori in aerei low-cost, che hanno decretato il successo turistico della città negli ultimi anni», ha chiosato il quotidiano berlinese.

Come New York negli anni Ottanta

La questione si fa più seria, quando si passa ai monumenti da visitare. Al di là dei luoghi classici da non perdere, le guide turistiche consigliano di frequentare i luoghi che rimandano agli anni della Guerra fredda e del confronto fra i due mondi contrapposti, che a Berlino convivevano nella stessa città divisa dal Muro. Un’esperienza che può andare oltre i sopralluoghi ai musei storici o lungo il percorso del vecchio Muro, ormai quasi ovunque sparito, e che può proseguire immergendosi nella ventata di ostalgie che ha attraversato la città nel decennio passato, magari pernottando in uno degli ostelli allestiti con i mobili oroginali degli anni della Ddr. Ma, soprattutto ai turisti inglesi e americani, è consigliato di non discutere sulle vicende della seconda guerra mondiale con aria trionfalistica e, soprattutto, evitare battute su Hitler e il Terzo Reich. I berlinesi hanno rigettato quel periodo e non apprezzerebbero.
TRASPORTI EFFICIENTI. «Assai lodato è il sistema di trasporto pubblico», ha proseguito il Tagesspiegel, «efficiente e puntuale, tanto che la maggior parte delle guide consiglia di non giungere in città con l’auto privata perché se ne può fare comodamente a meno, e assai ricca è la descrizione della scena artistica e culturale che fa di Berlino la degna erede della New York degli anni Ottanta». Il confronto con New York ha sempre costituito una sorta di complesso per la capitale tedesca, fin dai tempi dei dorati anni Venti, e il fatto che adesso questa discendenza venga riconosciuta dalle bibbie del turismo internazionale è motivo di sicuro orgoglio.
POVERA MA SEXY. Le guide sono ormai diventate uno strumento essenziale della grande industria del turismo, spesso vendono il prodotto città come fossero depliant di agenzie specializzate, assai più raramente sono capaci di descrivere lo spirito vero di chi le vive. Certo, stupisce come il mantra lanciato poco meno di un decennio fa dal sindaco Klaus Wowereit, «Berlino povera ma sexy», sia penetrato a fondo nell’immaginario collettivo del turismo internazionale. L’ufficio marketing del comune ha fatto un buon lavoro. Ma il turista può consolarsi: anche se la città che visiterà, magari proprio in questi giorni della fiera, gli apparirà un po’ artificiale e, appunto, patinata, è pur vero che sotto ogni stereotipo si nasconde un pizzico di verità.

Pierluigi Menniti da lettera 43

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