Visitare Atene e l’Acropoli

Atene. Rumore e silenzi
Alla scoperta della capitale greca, dei suoi contrasti, tra la quiete dell’Acropoli e il caos dei quartieri moderni, tra i segni della crisi e il desiderio di rinascita. In una giornata d’inverno

di Anna Maria De Luca

visitare_atene (17)La percezione di luogo fuori dal tempo si interrompe solo quando il vento porta fino alle colonne del Partenone le voci della protesta. Suoni che rimbalzano dalla valle qui sulla collina: è il presente che irrompe nella gloria di un passato cristallizzato nell’arte. Le voci della città ed il silenzio dell’Acropoli: due mondi che condividono lo stesso attimo.

Qui i Propilei, il Partenone con le sue impalcature terreno di equilibrio per i restauratori ancora all’opera, l’Eretteo con le sue Cariatidi, commoventi nella loro bellezza eterna, il teatro di Dioniso. Giù, per le strade di Atene, le sempre più numerose serrande abbassate dai negozianti che non ce l’hanno fatta ad arrivare a fine mese, i marciapiedi pieni di volantini che portano scritto in diverse lingue “noi sentiamo rabbia”. La plaka, il cuore storico di Atene, con le sue viuzze, i suoi balconi di ferro battuto, i suoi locali e le sue musiche sembra resistere: tra i manifesti, nelle strade spuntano qua e là tributi a Melina Mercouri, il ministro della cultura che negli anni Ottanta donò nuova vita al quartiere. Un segno di rivincita, una reazione che parte dalla cultura: Atene, nonostante la crisi, ce la farà.

Dalla Plaka, ricca di taverne, a Monastiraki, seguendo Adrianou: un passaggio quasi impercettibile e all’improvviso ecco aprirsi il cuore del bazar turco, tra stoffe colorate importante dal Nepal e musiche orientali. Seguendo Athinas, si arriva alla famosa via Panepistimiou, con i suoi tre edifici del sapere: l’Accademia di Scienze, la Biblioteca nazionale e la sede dell’università, un tempio con doppio giro di scala che si apre, larga ed elegante, sui due lati della facciata. Davanti ai cancelli, studenti che affiggono manifesti e scritte, tra i colori che si intrecciano in modo cosmopolita.

Sempre seguendo Panepistimiou ecco Syntagma, una delle piazze simbolo della città, con il suo antico hotel Grand Bretagne, ex quartier generale dei nazisti, dove alloggiava Heinrich Schliemann, l’archeologo tedesco che scoprì Troia. Attorno a Syntagma si aprono i quartieri della Plaka, a sud, con la sua vocazione turistica e il suo caratteristico rione Anafiotica; Monastiraki a ovest, con le sue testimonianze ottomane; Kolonaki a est, che era il quartiere residenziale dell’Atene “bene” e che oggi è la zona delle ambasciate; Omonia a nord.

Poco più avanti ecco i viali dei giardini nazionali, creati tra il 1838 e il 1840 per iniziativa della regina Amalia (consorte del primo re di Grecia, Ottone di Baviera) che affidò al botanico tedesco Schmidt l’incarico di importare 500 specie di piante da ogni angolo del mondo. Studenti in riunioni libere e mamme con carrozzine colorano il parco. Adiacente ai quindici ettari dei Giardini Nazionali c’è l’Ottocentesco Zappeion, usato come palazzo delle esposizioni. In stile neoclassico, trae il nome dall’uomo d’affari originario dell’Epiro, Evangelos Zappas, che lo commissionò all’architetto danese Theophil Freiherr von Hansencos. E poi il Parlamento, la Porta di Adriano in marmo pentelico ed il magnifico stadio Panathinaiko. Tra le sue gradinate di marmo per 70mila spettatori, costruite nel 1896 sui resti dell’antico stadio di Licurgo, nacquero i primi giochi olimpici dell’età moderna.

Il secondo giorno va sicuramente dedicato ai musei. Da dove iniziare? Sono una cinquantina. Dal Museo Archeologico Nazionale, uno dei dieci più importanti del mondo, per poi continuare con il Nuovo Museo dell’Acropoli, inaugurato nell’estate del 2009 e progettato dall’architetto Bernard Tschumi, il Museo Goulandris di arte cicladica e cosi via. Due giorni per scoprire come Atene, nonostante la crisi, mantenga alto il proprio orgoglio di culla della Magna Grecia.

da repubblica.it

Leave a Reply