Villaggi vacanze : cinesi comprano il Club Méditerranéé, i ceceni il Forte Village

LA VENDITA AI CINESI DELL’OPERATORE FRANCESE HA ACCESO I RIFLETTORI SU QUESTO SEGMENTO PARTICOLARE DEL TURISMO CHE STA VIVENDO UNA PROFONDA TRASFORMAZIONE LEGATA AI TREND DEL MOMENTO E AI FLUSSI DA NUOVI PAESI

di Paola Jadeluca

Club_Med_villaggio_turistico_otrantoI cinesi comprano il Club Méditerranéé, i ceceni il Forte Village. I villaggi vacanze finiscono nel mirino dei ricchi compratori dei paesi emergenti. «In questo periodo di mancanza di liquidità, le compagnie più piccole non riescono a coprire gli impegni di spesa e allora aprono le porte ai fondi», commenta Palmiro Noschese, consigliere di Confindustria Aica e membro di giunta di Federturismo.

Un osservatorio privilegiato, il suo, non solo per le cariche nelle associazioni di categoria, ma anche perché è Area manager di Melià Hotels International, il gruppo spagnolo che in portafoglio ha due brand di villaggi: Paradisus, resort a cinque stelle e Sol Club, 3/4 stelle per la fascia media di turisti. I due brand contano per circa il 30% del fatturato di gruppo, pari complessivamente a 1,2 miliardi di euro e fanno capo alla divisione Village, separata dalle altre attività alberghiere, una strategia che ha consentito al gruppo di anticipare i cambiamenti, di diversificare servizi e formule, di estendere i villaggi dal Sud America alla Croazia.

Strategie di bilanciamento che consentono di mettersi al riparo dalle congiunture negative, come quelle cosiddette “paese”. La crisi, infatti, ha fatto registrare un rallentamento della spesa tra gli europei, penalizzando chi ha solo clienti europei. Mentre cresce a ritmi veloci quella dei paesi emergenti come la Cina, ormai ai primi posti nel mondo per flussi turistici. Proprio guardando al potenziale sviluppo della voglia di vacanza dei cinesi che nasce l’acquisizione del Club Méditerranéé, che ha risentito negli ultimi anni della crisi dell’eurozona.

L’operazione, in realtà, è a capitale misto: insieme alla conglomerata Fuson, partecipa anche il fondo di private equity francese Axa. Insieme Fuson e Axa già controllano il 20% di Club Med, ora con l’Opa vogliono arrivare al controllo totale. Fondata da un campione di pallanuoto belga, la compagnia ha avuto diversi passaggi di mano. Nel 1974 era entrata nel gruppo la famiglia Agnelli, attraverso Exor, con un pacchetto del 21% di azioni, che poi nel 2004, dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli, è stato rivenduto ad Accor. Era stata proprio la famiglia Agnelli a supportate la nomina di Henri Giscard d’Estaing, figlio dell’ex presidente della repubblica francese, a presidente di Club Med.

L’uomo che ha messo mani ai conti, allora fuori controllo, e rilanciato la compagnia. Nel 2006 anche Accor aveva ceduto la sua quota a un pool di investitori, tra i quali Axa e Cdc, il corrispettivo della nostra Cassa depositi e prestiti. Club Med ha già due villaggi vacanze in Cina, uno a Guilin, tra le mete più belle del Dragone. Ora l’obiettivo è sia di estendere il marchio in Cina, sia di attirare negli altri villaggi sparsi nel mondo i turisti cinesi. Secondo fonti cinesi nel 2012 i cinesi hanno speso in vacanze all’estero 102 miliardi di dollari. Il paese ha fatto registrare una piccola flessione rispetto al 2011, ma si registra una forte crescita dei turisti più esigenti. Quelli che vogliono comfort, servizi e spazi di lusso. Cambiano i turisti, cambia il mercato.

«I villaggi turistici erano nati negli anni Cinquanta per portare in giro per il mondo gli italiani che non sapevano l’inglese e volevano ritrovare l’ambiente di casa, lo chef italiano, gli animatori italiani. Oggi, dopo varie fasi di evoluzione, stanno cercando un nuovo format, un nuovo modello di business», racconta Nardo Filippetti, presidente Astoi, associazione dei tour operator, nonché patron della Eden Viaggi, 350 milioni di fatturato portando in giro per il mondo gli italiani. Spesso il tour operator finisce per identificare il suo brand con quello dei villaggi vacanze. Succede, per esempio, quando si usa la formula “vuoto per pieno”, quando cioè il tour operator affitta in esclusiva una intera struttura, scommettendo sulla capacità di riempirla tutta. Se ci riesce segna un più sotto i profitti, se va male il segno meno aggrava le perdite.

In questa fase di rivoluzione globale alcuni non ce la fanno, come la Valtur, che è finita in amministrazione straordinaria e ora è sotto inchiesta per presunti viaggi regalati o maxi scontati ai politici italiani. Sta provando, invece, il grande rilancio l’altro brand italiano, Alpitour, che ha praticamente cambiato pelle: ha accorpato due marchi, Francorosso e Bravo, ha una compagnia aerea, la Neos, e una rete di agenzie; ha realizzato la cosiddetta integrazione verticale. Ma oggi il trend è puntare al lusso: anche la formula “all inclusive” tende verso l’alto. Il villaggio è sempre più un resort alto di gamma, i modelli di business si confondono. E più si sale di categoria, più ci vogliono spalle finanziarie forti.

Una pura operazione finanziaria, la definiscono gli esperti, quella che, secondo alcune fonti, si sarebbe realizzata pochi mesi fa al Forte Village Resort, di Santa Margherita di Pula, in Sardegna. Un gioiello di proprietà di Emma Marcegaglia e Andrea Donà delle Rose. Corteggiato dalla Gazprom e dai fondi arabi. alla fine sarebbe finito a un terzo pretendente, Musa Bazhaev, un oligarca molto vicino al Cremlino. Nessuno conferma, nessuno smentisce. I grafici con le rilevazioni dell’Unwto, l’Onu del turismo, evidenziano i cambiamenti in corso nel settore turistico con protagonisti sempre più in primo piano come i viaggiatori cinesi Uno dei resort del Club Méditerranée sul quale è stata fatta un’Opa congiunta dalla conglomerata Fuson e dal private equity francese Axa. Insieme detenevano già il 20%.

da repubblica.it

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