Villa Ottolenghi il giardino più bello d’Europa

Il giardino più bello d’Europa è  un tesoro nascosto tra le colline

Villa Ottolenghi, progettata da Marcello Piacentini, è immersa in un parco secolare. Attorno scorre il disegno ondulato di una passeggiata in parte porticata
Villa Ottolenghi di Acqui vince  un prestigioso premio  di architettura del paesaggio

Era il sogno segreto di Herta, la moglie del conte Ottolenghi: trasformare il suo giardino in un paradiso terrestre. Un enorme spazio verde, di 10 mila metri quadri, disegnato da una mano d’artista, adagiato come una piccola trapunta sulle colline del Monferrato. E attorno ettari di vigneti, parco e bosco. Questa è Villa Ottolenghi di Borgo Monterosso, ad Acqui Terme (Alessandria), il giardino più bello d’Europa. Vincitore, a sorpresa, del più prestigioso premio internazionale dedicato all’architettura del paesaggio. L’European Garden Award, quasi una «Champions dei giardini», stavolta l’abbiamo vinta noi. Non i francesi, che tra Versailles e le Tuileries non perdono occasione di pavoneggiarsi, lodando le proprie meraviglie naturalistiche. Neppure gli inglesi, inventori del «landscaping», l’arte di fondere il verde curato dall’uomo con il paesaggio.

Con il capolavoro disegnato nel 1955 da Pietro Porcinai, il più grande paesaggista italiano del secolo scorso, l’Italia ha portato a casa un riconoscimento tanto gradito, quanto inatteso. L’European Heritage Garden Network, infatti, ha deciso di premiare Villa Ottolenghi senza che il Piemonte fosse iscritto nell’elenco delle regioni italiane candidate alla competizione. Proprio come i tartufi, tipici della zona, i selezionatori internazionali sono andati a scovarla dopo averla ammirata soltanto in foto. E il verdetto non può che inorgoglirci: «Si tratta di uno dei più straordinari giardini moderni visitabili in Italia, un fatto che deve essere reso noto a livello europeo». E ancora: «È un raro esempio di architettura del paesaggio rivitalizzata, un buon modello dell’unione significativa tra arte e cultura del vino, binomio fondamentale per lo sviluppo degli itinerari culturali in Europa», scrive la giuria.

Già, gli itinerari culturali. Peccato che questo gioiello di Madre Natura, incastonato in una villa degli Anni Venti, perfetta sintesi di architettura, pittura, scultura e mecenatismo, sia rimasto finora uno scrigno segreto. Visitato dagli estimatori del nettare di Bacco (dal 2006 Villa Ottolenghi è diventata azienda vitivinicola) e utilizzato per cerimonie, eventi e matrimoni. Qualche sparuto straniero viene a incantarsi tra le siepi e i filari, a passeggiare nel giardino che ospitò gli artisti che lavorarono alla realizzazione della villa: tra questi l’architetto Piacentini, il futurista Depero, gli scultori Arturo Martini e Libero Andreotti, il pittore Ferruccio Ferrazzi.

Ad aprirla al grande pubblico ci ha pensato l’Aiapp (associazione italiana di architettura del Paesaggio), che da anni compie un lavoro di promozione di «queste meraviglie nascoste, i giardini in Italia, molti dei quali appartenenti ai privati», spiega il paesaggista Federico Fontana, presidente della sezione Piemonte e Valle d’Aosta. Senz’altro, questi beni meriterebbero la stessa tutela di musei, chiese e degli altri luoghi d’arte da parte del Ministero. Il prossimo 2 ottobre la Villa sarà nuovamente visitabile: «Spero di aprire le porte a quanta più gente possibile – dice il proprietario Vittorio Invernizzi, imprenditore e fondatore della celebre azienda di latticini di Abbiategrasso -. Lo Stato non è interessato a promuovere le sue ricchezze naturali. Mi auguro di dare una sveglia agli esperti di cultura». L’architettura da tutelare è fatta anche di questi tesori.

LETIZIA TORTELLO da lastampa.it

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