Il grande rover robotizzato Curiosity in viaggio verso Marte video

Curiosity verso Marte a cercare tracce di vita
Lanciato da Cape Canaveral il nuovo rover. Missione: scoprire molecole di carbonio che segnalano composti organici

Su Marte non ci sono le mucche, dicono con una battuta alla Nasa, e allora si deve in qualche modo spiegare come mai nell’esile atmosfera marziana di andride carbonica (CO2) sono state rilevate presenze di metano. Sulla Terra le mucche danno il loro contributo con la digestione. La caccia alle molecole di carbonio, cioè ai composti organici, è l’obiettivo della nuova missione della Nasa con il grande rover robotizzato Curiosity che è partito da Cape Canaveral sabato alle 16.02 ora italiana.

Curiosity è un SUV marziano per le dimensioni e la missione marziana più complicata e costosa (2,5 miliardi di dollari) mai tentata. È così gigante perché ha davanti compiti che i suoi predecessori, come il piccolo Pathfinder (1997) e i fratelli un po’ più cresciuti Spirit e Opportunity (2004), non potrebbero mai affrontare. L’obiettivo è, comunque, sempre la ricerca delle tracce della possibile vita passata o presente. Finora Spirit, Opportunity e Phoenix al Polo Nord, hanno dimostrato che il Pianeta Rosso in epoche remote era un ambiente umido in cui scorreva l’acqua.

E questo è il primo requisito perché la vita si accenda. Adesso si tenta di compiere un passo avanti provando, appunto, a scovare il carbonio, elemento essenziale della biologia. Il metano che lo contiene è stato avvistato con osservazioni da terra ma anche, e prima ancora e per la prima volta, con uno strumento della sonda Mars Express dell’ESA europea costruito dal fisico italiano Vittorio Formisano dell’INAF. Inoltre rocce carbonacee – notano gli scienziati – esistono anche in superficie e quindi è ragionevole pensare che si possa trovare. Ma non sarà facile.

«Sarà come cercare un ago in un pagliaio grande come un campo di calcio» avverte John Grotzinger, lo scienziato a capo della spedizione. Inoltre il metano pur essendo stato individuato è rimasto una questione discussa; cioè non c’è un’assoluta certezza. Per questo era necessario organizzare un’indagine sul luogo ed è ciò che farà Curiosity. Dopo il lancio il viaggio durerà nove mesi arrivando su Marte il 6 agosto 2012.

Per sbarcare, però, essendo Curiosity troppo grande e pesante (una tonnellata) non poteva far ricorso al sistema degli airbag adottato in passato. Quindi al Jet Propulsion Laboratory (JPL) della Nasa a Pasadena, dove è stato concepito, costruito e da dove sarà gestito, si sono dovuti inventare un altro metodo. Così hanno progettato lo “sky crane”, la gru del cielo, come l’anno battezzata e quello che succederà lassù per effettuare lo sbarco sarà una cosa da fantascienza. Quando arriverà dopo aver rallentato la corsa con un paracadute che poi abbandonerà, ad un’altezza di circa 20 metri quasi si fermerà nell’aria azionando una batteria di razzi e intanto il veicolo madre comincerà a far scendere Curiosity rilasciando tre cavi ai quali è collegato. Come una gru appunto. Nel momento in cui il rover robotizzato toccherà il suolo i cavi si staccheranno automaticamente e il veicolo madre volerà via candendo lontano.

Allora inizierà l’avventura ed è previsto che il robot resti in attività per almeno un anno marziano, cioè 687 giorni terrestri. Curiosity è dotato di una batteria formidabile di strumenti per cercare composti organici e studiare le rocce. Sparerà addirittura un raggio Laser per polverizzare le pietre e studiarne i componenti. Sbarcherà all’interno dell’immenso cratere Gale esteso quasi 160 chilometri e salirà sulla montagna situata al centro. Al contrario dei suoi predecessori dotati di pannelli solari non avrà limiti nel funzionare e nel muoversi perché l’energia gli sarà fornita da un generatore nucleare a radioisotopi.

Perciò potrà lavorare instancabilmente giorno e notte e non dovrà più temere l’inverno marziano perché il generatore nucleare gli garantirà anche adeguato riscaldamento. Un pensiero di cautela è d’obbligo. Andare su Marte è sempre un’operazione difficile e la strada è costellata di fallimenti. Delle 18 spedizioni della Nasa dagli inizi degli anni Sessanta tre sono andate male. Peggio è andata ai russi: di 20 spedizioni tentate solo due sono in parte riuscite. L’ultima sconfitta è di questi giorni.

L’8 novembre era partita la sonda russa Phobos-Grunt che doveva sbarcare su Phobos, la più grande luna di Marte, riportando a Terra dei campioni. Per guasto dall’origine misteriosa è rimasta bloccata intorno alla Terra. Nei giorni scorsi un’antenna dell’ESA aveva raccolto dei segnali ma ieri si sono persi di nuovo e, a questo punto, sembra impossibile recuperarla. Cadrà presto sulla Terra. Naturalmente auguriamo maggiore fortuna a Curiosity sulla quale c’è pure un’immagine di Leonardo.

Giovanni Caprara

da CORRIERE.IT

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