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Vicenza il degrado del Centro Storico spia della crisi

Centro storico, ritratto del declino
DEGRADO. La recessione sta mettendo in ginocchio i vicentini e gli effetti si vedono a pochi passi dal salotto buono
La crisi colpisce il cuore della città dove spuntano edifici scrostati, cavi a penzoloni e locali vuoti E intanto si attende l’inaugurazione della Basilica

Da una parte i gruppi di turisti, la Basilica palladiana pronta ad essere svelata, piazza dei Signori e i tavolini dei bar baciati dal sole di primavera. Dall’altra gli edifici scrostati, i fili che penzolano, i graffiti sui muri. Due lati della stessa medaglia che raccontano una Vicenza che cerca di rimanere in equilibrio tra una crisi sempre più pressante e la volontà di uscire da quella morsa di Verona e Venezia, diventando definitivamente un vero e proprio gioiello del Veneto. IL DECLINO. Più che degrado questa volta bisogna parlare di declino. Perché la colpa non è tanto del Comune, chiamato più volte in causa per episodi spiacevoli, ma degli stessi proprietari degli appartamenti, che a loro volta sono schiacciati da una crisi che non ha precedenti e che sta mettendo in ginocchio la maggior parte dei vicentini. Un periodo di difficoltà economica che costringe le famiglie a contare l’ultimo euro su tutto: acqua, gas, spesa, elettricità. E se bisogna centellinare il denaro per i bisogni primari, figurarsi se si pensa a verniciare l’esterno del proprio edificio o a sistemare un cavo pendente. ABBANDONO. Il problema è che tutto ciò non si verifica in periferia ma nel cuore della città. A pochi metri dal salotto buono. Se ne saranno accorti i numerosi turisti che frequentano il centro in questi giorni. Alzano il viso, vengono abbagliati dal riflesso del gioiello palladiano, ma poi voltano lo sguardo e trovano davanti a sé uno stabile scrostato, con gli scuri chiusi e l’intonaco che perde pezzi. Più che Vicenza sembra un paese dimenticato. E invece tutto ciò si trova proprio in piazzetta Palladio, dove non mancano i cavi della corrente arrotolati attorno a una sbarra di ferro. E poco più in su ecco apparire il cartello “Affittasi ufficio di 230 metri quadri”. Altro segnale di un abbandono, questa volta interno, dovuto a una situazione economica difficilmente sostenibile. Non sono poche le famiglie che hanno deciso di lasciare il centro storico per trasferirsi altrove. Lo dimostrano i numeri: in città ci sono 5000 appartamenti vuoti. VICOLO CIECO. Distanziandosi dal cuore del centro la situazione non cambia. Basta compiere quattro passi ed ecco aprirsi lo scorcio di contrà Carpagnon. Un vicolo buio. A sinistra e a destra i palazzi tolgono luce alla via. Gli edifici sono alti e vecchi. Alcuni anche abbandonati. Da una parte ecco palazzo Serbelloni, di proprietà dell’Ipab, e a sinistra altri condomini che non si presentano in ottime condizioni, almeno all’esterno. Anche in questo caso il muro ha perso pezzi, mentre gli scuri sono chiusi e scoloriti. Dovrebbe essere una delle porte d’accesso al centro della città, ma invece è un punto d’ombra che testimonia la difficoltà del periodo. INGRESSO. Così come nella zona sud del centro, anche ad ovest l’ingresso lascia alquanto a desiderare. Porta Castello segna l’accesso all’area pedonale. Le mura sono in buone condizioni, considerata l’età, ma è proprio all’interno del varco che si può trovare il declino. Gli appartamenti che si trovano accanto alla porta versano in pessime condizioni. Il colore è ormai un ricordo lontano. I tinteggi hanno lasciato posto ai segni dell’umidità e della pioggia. Ma non è finita. Perché sempre lì si trova l’ex Break. Un tempo era un ristorante frequentato sia di giorno che di sera. Ora è solamente un grande spazio vuoto. LOCALI VUOTI. E di vuoti ce ne sono davvero molti in centro. Non tanto in corso Palladio, che al momento sembra resistere agli effetti devastanti della crisi, ma nelle vie limitrofe. Lo sanno bene gli studenti del Lioy e del Pigafetta e soprattutto i più grandi che passeggiano lungo contrà San Marcello. Lì una volta si trovava il locale La Cantinota, la cui serranda però adesso è abbassata da tempo, ma che sembra non aver perso il nome, considerato che l’insegna è ancora attaccata sulla parete esterna. Dove non mancano i graffiti e le scritte. GRAFFITI. Le spruzzate di spray e i disegni sembrano essere una costante del centro storico. Se ne trovano dappertutto: stradella del Duomo, stradella dei Filippini. Ma il luogo prediletto dai writers, anche se in questo caso sarebbe meglio chiamare vandali considerato il risultato, è il palazzo della Poste. Le colonne dell’atrio ormai contengono solamente scritte. L’edificio, però, non sembra essere stato dimenticato dal Comune che ha concesso ai proprietari la possibilità di cambiare la destinazione d’uso e realizzare così appartamenti nei piani superiori, cercando di rivitalizzare la zona e l’edificio. Intanto il degrado avanza e si avvicina anche al cuore del centro storico. Basta passeggiare verso piazza Biade, dove, nelle scale che da piazza delle Erbe portano a palazzo degli Uffici ecco spuntare altre scritte sul muro. E tutto si trova lì, all’ombra della Basilica palladiana. Oggi intanto sono previsti molti arrivi di turisti che certo non si troveranno davanti il giusto biglietto da visita della città.
Nicola Negrin da ilgiornaledivicenza.it

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