Vicenza Basilica Palladiana riscaldata ad energia geotermica ?

L’energia della terra darà caldo e freddo alla Basilica palladiana
Studi in corso per verificare la fattibilità di un impianto geotermico sperimentale. Il riscaldamento realizzabile grazie allo scambio termico tra le condizioni in superficie e la temperatura del terreno

L’energia termica più naturale, e meno praticata, per il sito più monumentale di Vicenza. È l’obiettivo al quale si lavora – tra Comune e Sacaim, l’impresa che ormai va verso lo scorcio finale del cantiere – per fare della Basilica palladiana finalmente restaurata un modello anche di innovazione ambientale.

Sì, perché è sulla geotermia che potrebbe basarsi l’impianto di condizionamento termico inverno-estate per il quale sono in corso gli scavi e gli allestimenti edilizi, nel cortile del palazzo degli Uffici verso contrà Catena.

La scelta è importante, ma non facile. Alternativa a quella del teleriscaldamento, per il quale Aim avrebbe pronti i suoi piani, ma che necessita di più lavori d’impianto.
In teoria – e fortunatamente anche in pratica, finora – un impianto geotermico è il massimo dell’ecologia: davvero non ce ne sono molti, in Italia, concentrati soprattutto in Toscana, per le particolari caratteristiche geologiche del suo territorio. Ma la prospettiva tecnologica è aperta da tempo, specie per installazioni di piccole dimensioni.

Bastano un foro scavato sottoterra (come spiegato nella nota qui sotto) e un tubo, neanche grosso, calato per un centinaio di metri, e il potenziale di calore della crosta terrestre è immediatamente a disposizione, in pratica tirato in superficie e sfruttato attraverso la variazione termica su-e-giù di una miscela di acqua e glicole. Una decina di gradi “regalati” d’inverno. Una ventina “rubabili” alla calura dell’estate grazie allo scambio termico via tubo.
Ma è proprio quest’ultimo, il tubo con il suo foro e con quello che veicola, a raccomandare prudenza.

L’Amministrazione provinciale – titolare della vigilanza ambientale – è già intervenuta a fissare un sostanziale divieto alla libera perforazione delle aree idrologiche pregiate del Vicentino, quelle dove la falde fanno da serbatoio per gran parte del territorio e anche per il Padovano.
Perché? Perché non si sa mai che il transito della calata dell’impianto geotermico in cerca di calore diventi una strada aperta all’infiltrazione in falda di qualcosa di sgradito o, peggio, che un imprevisto danno alla tubatura faccia colar fuori la miscela dell’impianto.

Geotermia? Se sì, sarà molto limitata e molto vigilata. Quella per la Basilica – in quanto allestita per finalità pubbliche e direttamente gestita da un ente pubblico – potrebbe avere una via preferenziale alla deroga, diventando una sorta di sperimentazione. Utile poi per altre iniziative che dovessero essere proposte.

Antonio Trentin

da ILGIORNALEDIVICENZA.IT

 

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