Verona la rivoluzione dei banchetti di Santa Lucia non riuscita

Banchetti di Santa Lucia
una rivoluzione a metà

L’auspicato, e annunciato, rinnovamento delle merceologie è avvenuto soltanto parzialmente.  I giocattoli sono ancora in minoranza. E alcuni ambulanti protestano per le nuove sistemazioni

Verona. Doveva essere l’anno della rivoluzione. L’anno in cui i giocattoli tradizionali, le idee regalo originali e artigianali, i prodotti tipici vincevano la battaglia delle proporzioni riappropriandosi della piazza e scacciando i banchi da mercato rionale che nelle ultime edizioni avevano preso il sopravvento con il loro carico di biancheria intima, tritatutto e spazzole «magiche». Ma se è vero che qualche bancarella in più di giochi di legno, palloncini e palloni, peluches, si intravede qua e la, difficilmente questa edizione della fiera di Santa Lucia sarà ricordata per un cambio della guardia sui prodotti in vendita. Magari per gli spazi che, per ragioni di ordine, sicurezza e decoro, sono stati lasciati volutamente liberi. Più probabilmente, però, verrà ricordato come l’anno in cui la vera rivoluzione l’hanno tentata gli ambulanti, che in una trentina ieri pomeriggio sono saliti a palazzo Barbieri chiedendo di essere ricevuti dall’assessore al commercio Enrico Corsi. Si tratta di una delegazione degli ambulanti cui è toccato, per graduatoria d’anzianità, di allestire il proprio banchetto in via Pallone o in piazza Cittadella, inserite da quest’anno nella location della fiera e che ospitano un numero ragguardevole di bancherelle. «Posti decentrati, che nessuno conosce e dove non si lavora», spiegano però, infuriati, i venditori ambulanti. Alcuni di loro, come Cristina Cantenese, hanno già deciso di andarsene senza nemmeno allestire il banchetto. Gli altri hanno discusso con Corsi e gli hanno strappato la promessa di cercare una nuova collocazione. «Abbiamo lasciato i banchetti aperti e incustoditi e siamo venuti a protestare. Senza paura per la merce: tanto non passa anima viva», spiega Andrea Baiocco, uno degli ambulanti che hanno il banco in via Pallone. «Questa decisione doveva essere evitata a priori: dov’erano le associazioni di categorie locali quando questo progetto è stato presentato?», aggiunge Baiocco. «È una tragedia. Ho sostenuto diverse spese per arrivare fin qui: dai 300 euro al Comune, all’albergo, autostrada, eccetera. E ora non essere messo nelle condizioni di poter vendere è davvero assurdo», ribatte Roberto Eduardo Fernandez, il cui stand è in piazza Cittadella. Tra le richieste, il trasferimento sotto l’orologio della Bra e nel primo tratto di corso Porta Nuova. Un nuovo appuntamento tra l’assessore e i commercianti è fissato per questa mattina, tuttavia, Corsi ha già precisato che «difficilmente sarà possibile stravolgere i posti in corso d’opera. Cerchiamo comunque di venire incontro alle esigenze di chi lavora ma le politiche della città le fa la città: la decisione presa di alleggerire il numero di banchi in Bra stata fatta con cognizione di causa e non si torna indietro». Nonostante tutto, però, ai veronesi che ieri mattina quando ancora fervevano gli allestimenti della merce sui tavoli stavano già curiosando tra i banchetti, la fiera di Santa Lucia piace. «È una tradizione cui non vogliamo rinunciare. Prima di andare in pensione portavo sempre i miei alunni in uscita qui», racconta l’ex maestra elementare Mantovani, ai banchetti con la sorella e la nipotina. Certo, la delusione per quella che è già stata ribattezzata da molti una «rivoluzione a metà» è palese. «Mi sembrano uguali allo scorso anno, salvo forse un po’ meno in termini di numero. Però ci piacciono e non rinunceremmo mai al tradizionale giro alla fiera di Santa Lucia», spiegano Tiziano ed Elisabetta Ronchi, di fronte allo stand che offre «Master 5: scava, sbuccia, filetta, squama, taglia». E poco distante dal banchetto del tappeto magico; «L’unico in grado di trattenere lo sporco».

Ilaria Noro da larena.it

Leave a Reply