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Venezia la fine di Burano

burano barche al moloVendesi’ Burano, anche i turisti lasciano
Boom di offerte, una casa su sei sul mercato. L’isola attira milioni di turisti ma senza negozi, supermercati, cinema viverci diventa difficile. Il sogno di trasporti migliori

VENEZIA — «Burano? Potrebbe essere come Capri». Lino non ha dubbi: «Basterebbero alcune darsene, un paio di imprenditori in gamba e il resto c’è già: l’isola, la laguna, la bellezza». Lino prima di ritirarsi in pensione gestiva un bar: «Bisogna aspettare l’investitore giusto. Arriverà». C’è chi aspetta qualcuno che dia una svolta all’isola, c’è chi ha perso le speranze. Il fatto è che basta passeggiare tra le calli e ci si imbatte in una quantità di cartelli che annunciano una casa in vendita. Spesso uno a fianco all’altro, i numeri dei cellulari bene in vista. In una piccola corte ce ne sono ben quattro. Giovanni abita là: «Li capisco, alcuni di loro neanche ci vivono. Io, invece, che qui sono nato, non abbandonerei mai l’isola». A Burano dicono che siano 200 le case in vendita. Tante, visto che l’ultimo censimento ne dava in totale 1.327. Una su sei dunque sta per essere ceduta. Ma, sotto i colpi di un mercato immobiliare in crisi e intimoriti da questo pezzo di Venezia disperso nella laguna nord, i possibili acquirenti sembrano starsene alla larga.
La signora Maria, panni in mano, abbassa la voce e confida: «Qui molti stranieri hanno comprato casa: tutti innamorati dell’isola. Dopo aver pagato un occhio della testa e buttato soldi per i restauri, ci restano qualche mese, capiscono quanto sia difficile viverci, la chiudono e se ne vanno. E dopo un po’ la rivendono. Ne ho visti di casi simili ». Un tempo c’erano 8 mila abitanti, cinema e negozi. Oggi non arrivano a 3 mila. A ondate di esodi hanno lasciato l’isola. In compenso i turisti arrivano sempre a frotte. «La maggior parte delle case in vendita erano abitate da persone anziane », ci racconta Enrico Palmisano, dell’omonimo caffé in piazza. In altre parole: «Non è che si stia spopolando: l’ha già fatto, sono i figli dell’esodo che vendono le case dei genitori mano a mano che scompaiono ». Lui stesso vive a Treporti, «ma sono buranello e orgoglioso della mia isola. Eppure capisco chi non ci vuole stare». Indica l’ingresso: «Va sotto a 115 cm. A 122 tutto il bar. Solo questo ti può rovinare la vita».

Non c’è solo l’acqua alta. C’è anche il fatto che sono spariti i negozi al dettaglio o i supermercati, quindi bisogna portarsi a Cavallino e a Punta Sabbioni. Già arrivare all’ospedale di Venezia è un viaggio. Claudia ha cinquant’anni, ha messo in vendita la casa «ma in questo mese me ne sono pentita spesso. Comunque nessuno ha chiamato». Stefano: «Mia madre mi ha lasciato una casa grande da ristrutturare. Nessuna risposta in quattro mesi». Anna: «Io voglio vendere quella dei miei vecchi e pure la mia. Qui è bellissimo, ma cosa offre? Restare che prezzo ha?». Matteo Regazzo è un giovane consigliere di municipalità. «Primo: i trasporti. In progetto c’è una linea Ca’ Noghera-Burano, mezz’ora di tempo, e nel frattempo la linea 12 sarà ogni 20 minuti. Secondo: le case. Gli uffici di urbanistica stanno mettendo a punto regolamenti più flessibili per le ristrutturazioni. Due cose semplici e importanti, per invertire la rotta dell’esodo ». Il più pessimista è il più entusiasta. Giorgio Garbo ha il panificio all’inizio di via Galuppi ed è un fiume in piena: «Ne ho viste di cotte e di crude e ho fatto mille proposte». E così racconta di quand’era in consiglio di quartiere: «Non ho più fiducia ». Sarà come dice Palmisano: «Se trovi cinque buranelli in piazza, avrai sette opinioni diverse». Eppure Lino non ha dubbi: «Per me è meglio di Capri».
 
Fabio Bozzato da corriere.it

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