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Venezia come Montecarlo Party e super Yacht per vedere la Coppa America

LA FESTA AL VIA LE REGATE. DECINE DI PARTY, «È COME AL GRAN PREMIO DI MONTECARLO»
Paul Allen e gli altri 1.400 yacht  per vedere la Coppa
Sfrattata anche la superbarca di Abramovich

VENEZIA – È bastato un fremito di vele d’alto bordo, mentre nove catamarani sfilano via veloci davanti all’Isola di San Giorgio e Arrigo Cipriani cerca l’ispirazione per un nuovo cocktail dell’Harry’s Bar. Com’è allegra Venezia, meno di un anno dopo essersi aggiudicata le prove tecniche di Coppa America (da giovedì a domenica, digerito l’aperitivo di questo weekend).
Dicono che non la vedevano così frizzante, emozionata e salmastra dal trionfale ritorno del Moro con la Vuitton Cup ’92 in pugno, i sestieri pronti ad imbandire tavolate per calli e campi, gli alberghi (413 per 28 mila posti letto) esauriti da settimane (si trova ancora qualcosa, briciole, da Mestre in poi), il sindaco Giorgio Orsoni gongolante come quando affondò Renato Brunetta al primo turno («Finalmente la città si riappropria del suo mare!»), l’Arsenale brulicante di uomini e barche (ieri, all’inaugurazione, registrate 12 mila presenze), perché solo la Coppa America che approda in Laguna poteva restituire alla Serenissima l’antico orgoglio di Repubblica marinara, con corollario di quel coté di mondanità che fino a domenica prossima la riporterà al centro del mondo, come natura creò.

Tra i bordeggi di queste simulazioni di America’s Cup (quella vera si disputerà l’anno prossimo a San Francisco), mentre le immagini dei catamarani Ac45 tra Lido, Giudecca e San Marco si stanno conficcando come bompressi dentro la bonaccia nell’immaginario di appassionati e curiosi, la festa mobile di Venezia si alimenta di cerimonie (ieri il colpo di cannone delle America’s Cup World Series in Piazzale Campanella, domenica la Festa della Sensa), party (due, in particolare, super-esclusivi: la cena di martedì al Casinò e la serata di gala di sabato 19, con istituzioni e vip, dentro i 1800 mq della Tesa di San Cristoforo), dj set organizzati ogni sera nel cuore dell’evento, quell’Arsenale tirato a lucido che ospita le basi dei team (sette per nove barche: Luna Rossa e Oracle ne schierano due a testa) e che aspetta velisti, media, spettatori e guest star alla luce del sole (Miuccia Prada, moglie dell’armatore di Luna Rossa, Patrizio Bertelli) e in incognito: Woody Allen, Philip Stark (Murano), Elton John (Giudecca) tengono casa e cuore a Venezia, e nessuno si stupirebbe troppo di vederli aggirarsi per campi di regata e aperitivi, in un match race tra cronaca e gossip che ricorda il Festival del cinema dei bei tempi, quando Hedy Lamarr appariva nuda (integrale) in «Estasi».

«Oltre 1.400 barche ci hanno chiesto di seguire le regate in acqua, un fenomeno sbalorditivo – si stupisce Orsoni, che pure è abituato ai grandi numeri della città-icona che ogni anno conta 4.167.000 turisti e 13 milioni di escursionisti -. Ospitiamo l’eccellenza dello sport nella sua cornice ideale: è l’incontro tra due grandi brand». C’è qualcosa di magico, in effetti, nell’amore risbocciato tra Venezia e la grande vela di Coppa America (o zone limitrofe), gli amanti che non si frequentavano dai tempi di Paul Cayard, l’indimenticato skipper di Raul Gardini che torna senza baffi e da nemico (oggi è il manager del sindacato svedese Artemis: «L’effervescenza delle regate di Venezia mi ricorda l’attesa per il Gran premio di Montecarlo», dice), dalle rive, dalle spiagge, dalla tribuna galleggiante piazzata davanti all’Isola di San Giorgio, all’altezza del faro, le regate si possono quasi toccare ed è proprio la prossimità all’evento, oltre alla suggestione e alla tradizione del luogo, la carta in più di Venezia rispetto a Napoli («Evitiamo paragoni: aver portato la Coppa America in due città italiane, quest’anno e nel 2013, non può che riqualificare la nostra immagine nel mondo» dice il sindaco), San Diego, Plymouth o Cascais, il porto sull’Atlantico da cui questo circo itinerante salpò nell’agosto scorso, portandosi dietro il suo seguito di marinai, bollicine (rigorosamente Moet&Chandon) e sogni.

«Il nostro, ritrovato l’entusiasmo, è riportare il guidone di Venezia in Coppa America» sottolinea Orsoni da presidente della Compagnia della Vela con nostalgia, dai tempi del Moro è cambiato il mondo e anche le barchette con cui s’insegue la vecchia brocca d’argento hanno subito un pesante lifting, erano monoscafi, invece adesso ci si lancia sbandati e velocissimi sui catamarani verso la boa: per allestire il campo più nobile, quello con arrivo lanciato in Canal Grande, gli organizzatori hanno sfrattato i maxiyacht di Paul Allen (Microsoft), Roman Abramovich (Chelsea) e Larry Ellison (Oracle, detentore della coppa), spostati nel canale della Giudecca per dare acqua a Max Sirena, Jimmy Spithill, Dean Barker, gli skipper di ultima generazione, nuovi idoli delle ragazzine e protagonisti di questa vela 2.0 che fa storcere il naso ai puristi ma che, nelle intenzioni, dovrebbe circumnavigare, per arpionarlo definitivamente, l’arcipelago teenager di Facebook e Twitter. Venezia rianimata dal turismo d’ elite (molti anglosassoni) e da dieci giorni da Leone(ssa). Se poi dal mare tirasse anche un alito di Garbin, sembrerebbe quasi l’America’s Cup.

Gaia Piccardi da corriere.it

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