Venezia Palazzo Papadopoli : apre l’hotel a 7 stelle “Aman Canal Grande Venice”

Lusso a 7 stelle sul Canal Grande: apre l’hotel da mille euro a notte
Il resort della catena Aman nel Palazzo Papadopoli ha solo
24 stanze con affreschi del Tiepolo e i letti a tre piazze

di Alda Vanzan

hotel_lusso_venezia_Aman_Canal_Grande_VeniceSi fa prima a dire cosa non c’è in un albergo che, prossimo ad aprire i battenti, il vulgo ha già decretato essere un sette stelle, pur non esistendo nel nostro Paese una simile classificazione. Nel resort realizzato a Palazzo Papadopoli, sul Canal Grande, tra Ca’ Foscari e Rialto, non c’è la reception perché il check-in si fa direttamente in camera. Le stanze non sono numerate. Non esiste la carta con il chip per il semplice motivo che la porta si apre con la vecchia, cara, tradizionalissima chiave. Certo, dormire sotto un soffitto affrescato nel 1750 da Giovanni Battista Tiepolo è un lusso. Prendere un libro nella biblioteca dalle pareti tappezzate del cuoio originale di tre secoli fa è impagabile. Così come non è usuale disporre di un bagno che, contenendo vasca, doccia, sanitari, doppi lavabi, guardaroba e, ovviamente, comoda poltrona, è più grande della stanza nonostante un letto king-size, praticamente un tre piazze.

Ma non è sfarzo. Non è eccesso. È, piuttosto, sofisticata eleganza. Dicono ci sia già la corsa, tra i clienti abituali della catena Aman, nata 25 anni fa su iniziativa dell’imprenditore Adrian Zecha, origini indonesiane e cecoslovacche, formazione statunitense, per essere tra i primi ad alloggiare all’”Aman Canal Grande Venice”. L’apertura è prevista a giugno, data non ancora stabilita. Cerimonia inaugurale, si assicura con grande fasto, a settembre in occasione della Mostra del cinema.

Nel frattempo il palazzo della famiglia Giberto Arrivabene e Bianca Aosta – che hanno mantenuto l’alloggio all’ultimo piano in un gioiello di mansarda – apre i battenti ai “vicini di casa”, dai negozianti ai baristi di San Polo e dintorni, tutti invitati ieri pomeriggio con le maestranze che in tempo record, 18 mesi, hanno rimesso a nuovo la struttura, per un tè musicale, pasticcini e jazz al pianoforte. Venezia non è stata spettatrice inerte dell’operazione: veneziani sono i vetri dei vasi ora riempiti di amarillis bianchi, così come gli shampoo preparati dalle detenute della Giudecca con la cooperativa Rio Terà dei Pensieri che riempiono le boccette in bagno. Di Venezia è l’85% del personale assunto, per ora 59 persone del centro storico e della terraferma che, saputo della possibilità di trovare un’occupazione, hanno mandato il curriculum, sostenuto il colloquio e adesso aspettano di coccolare i clienti.

Gli unici “foresti”, a voler cercare l’eccezione, sono gli accappatoi, di un cotone turco più soffice del velluto. Racconta Olivia Richli, general manager del resort, che l’innamoramento tra mister Zecha e Palazzo Papadopoli scoppiò sette anni fa. A sancire il colpo di fulmine furono gli spazi, seimila metri quadri dislocati in due palazzi contigui con giardino centrale sul Canal Grande, tra l’altro il primo palazzo in tutta Venezia ad avere alla fine dell’800 l’ascensore (c’è ancora, più due nuovi di zecca).

La dimora della famiglia Arrivabene a quel tempo si era già svuotata degli uffici del Cnr, c’era un progetto di ristrutturazione, mancava l’investitore.È così che si è presentata la società della catena Aman. L’incarico a Dottor Group, l’azienda trevigiana che già si era distinta per l’operazione di Punta della Dogana, è stato immediato. In seimila metri quadri quante camere ci possono stare? Mister Zecha ne aveva previste 27, poi, a metà lavori, ne ha fatte togliere tre: non erano sufficientemente luminose, non andavano bene per un “Aman”. Suo malgrado, ha dovuto prevedere la tv in ogni camera (negli altri 24 resort sparsi tra Phuket, Bali, Montenegro, Wyoming non c’è) e lo “spaghetto” per dare l’allarme in caso di necessità in vasca da bagno: in Italia per essere un cinque stelle bisogna averli entrambi.

«Molto di più di quanto pensate», dice Richli. Si parla di 20 milioni di euro per la ristrutturazione, 30 contando arredi e allestimenti. Ma sono cifre ufficiose. Gli unici numeri certi, immaginando l’inelegante curiosità dei cronisti, sono quelli delle tariffe delle camere contenute nella cartella stampa. Si va da un minimo di 1.000 euro a notte per la camera più semplice (minimo 50 metri quadri) a un massimo di 3.500 per la Suite Alcova Tiepolo (quella con l’affresco e il salottino cinese, ma anche con l’unico bagno cieco. Arredi tutti minimal).

Solo pernottamento, prima colazione a parte e solo à la carte, come pranzo e cena. A proposito, ai fornelli ci saranno un cuoco giapponese e lo chef padovano Lorenzo Baù. I veneziani potranno andare al Papadopoli a cena o a prendere lo spritz, perché il resort è diviso a metà: una parte accessibile a tutti, una parte per i soli ospiti. Spa riservata: il massaggio di un’ora e mezza ai piedi, quello sì è un lusso.

da gazzettino.it

Leave a Reply