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Vacanze al mare o al lago : fare il bagno in sicurezza

Vacanze: troppe persone non sanno come stare al sicuro in acqua
Sono ancora troppo poche le persone che sanno quali precauzioni prendere per rendere sicuro fare il bagno e cosa fare in caso di emergenza.

vacanze_acqua_sicurezzaSi sa, quando si è in vacanza ai laghi o al mare, una delle attività preferite (dopo la tintarella) è fare il bagno. Ci si dedicano infatti proprio tutti, sia grandi che piccini.

Tuttavia, quanti sanno davvero quali sono le precauzioni da prendere quando ci si accinge a entrare in acqua? E cosa fare in caso di emergenza? Pochi, stando a quanto emerge da un’indagine condotta dalla Croce Rossa.

Sapere come comportarsi in acqua, in tutte le situazioni – e non solo quelle di pericolo – può sembrare cosa di poco conto, e indurre qualcuno a prendere sottogamba la questione. Tuttavia, i numerosi morti per annegamento di ogni anno stanno proprio a ricordarci che nessuno ne è immune e che potrebbe capitare a chiunque.

«Stiamo andando verso i mesi estivi, quando le persone si dirigono verso le spiagge, i fiumi e i laghi e trascorreranno più tempo anche in piscina – sottolinea nel comunicato US Croce Rossa, il dottor Peter G. Wernicki, membro del Red Cross Scientific Advisory Council e dell’Aquatics Sub-Council –  E le persone di tutte le età hanno bisogno di sapere cosa fare in caso di emergenza, così come quali sono, giorno per giorno, le norme di sicurezza in acqua».

L’indagine della Croce Rossa statunitense ha mostrato che quasi la metà degli intervistati non ha mai preso lezioni di nuoto, e avevano meno probabilità di aver avuto una formazione sulle norme di sicurezza. Per esempio, molti degli intervistati ritengono che per essere al sicuro basti fare il bagno in compagnia di qualcuno, o utilizzare dei dispositivi che favoriscono il galleggiamento come, per esempio, i bracciali o il salvagente. Ma la Croce Rossa, benché incoraggi l’utilizzo di questi dispositivi e l’ausilio di compagni di bagno, ricorda che i soli amici non sono sufficienti a mantenere i nuotatori al sicuro. Così come non sono sufficienti i bracciali per far stare al sicuro i bambini, quando gli adulti non sono in acqua con loro.

Nonostante quasi la metà degli intervistati abbia ammesso di aver vissuto l’esperienza negativa di paura di annegare, la maggioranza è ancora restia a prendere le dovute precauzioni ed essere correttamente informata sui rischi.

La stragrande maggioranza degli intervistati (il 93%), poi, ha ammesso di non sapere quali siano le manovre corrette da intraprendere quando si debba soccorrere qualcuno che rischi o abbia rischiato di annegare. Nessuno di questi ha saputo dire quale fosse l’ordine delle azioni da intraprendere in caso di necessità o emergenza.

«Se si vede un nuotatore in difficoltà, è necessario chiedere aiuto, raggiungere o gettare alla persona un dispositivo di salvataggio o di galleggiamento e dire a questi di afferrarlo, poi chiamare il 118, se necessario – spiega Wernicki – Una situazione di emergenza può accadere a chiunque in acqua, indipendentemente dalla capacità di saper nuotare. Una persona può gridare o annaspare, ma molto spesso le persone che sono in difficoltà in acqua non possono o non chiedono aiuto. Consumano tutta la loro energia cercando di tenere la testa sopra l’acqua per cercare di respirare».

Altri segni di un nuotatore in difficoltà evidenziati dalla Croce Rossa sono:
– cercare di tenersi a galla e agitare un braccio;
– cercare di nuotare senza riuscire ad avanzare;
– aggrapparsi a una corda di demarcazione galleggiante;
– fluttuare sulla schiena agitando le braccia;
– tenere la braccia tese di lato o di fronte, premendo verso il basso per ottenere supporto, ma senza riuscire ad avanzare;
– essere posizionato verticalmente in acqua, ma non scalciare con le gambe;
– andare o essere sott’acqua per più di 30 secondi;
– galleggiare in superficie, a faccia in giù, per più di 30 secondi.

«Siamo preoccupati dall’aver constatato che tre persone su cinque credono erroneamente che dovrebbero entrare in acqua e salvare il nuotatore in difficoltà – ha sottolineato Wernicki – Questa è un’azione molto pericolosa che mette a rischio anche la vita del soccorritore».
«Dato che così tante persone hanno avuto un’esperienza in cui erano in pericolo di annegamento – aggiunge  Wernicki – o non sanno cosa fare se si trovano nei guai in prossimità dell’acqua, questi risultati dell’indagine dimostrano l’importanza critica delle lezioni di nuoto e sicurezza in acqua».

Insomma, per passare una vacanza serena, spesso basta poco. E’ dunque importante, se proprio non si vuole prendere lezioni di nuoto o se non si può (o non si sa) nuotare, sapere almeno quali sono i giusti comportamenti da tenere in spiaggia, dentro l’acqua e in caso di emergenza.

da lastampa.it

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