Vacanze a Capo Verde

In questo momento di chiusura del Mar Rosso e del Nord Africa l’arcipelago è una delle poche mete disponibili per avere sole e mare senza bisogno di attraversare un oceano.

In questo momento di grande caos mediorientale/nordafricano, con Sharm el-Sheik e il Mar Rosso praticamente off-limits e il resto della macroregione non troppo sicuro per i turisti, chi vuole andare a prendere il sole con tranquillità ma senza sciropparsi un volo intercontinentale ha poche scelte: ci sono le Canarie o l’isola di Madeira (tutto ok, però è inverno anche lì come da noi, e un italiano in spiaggia potrebbe anche sentire freschino) oppure c’è la risorsa del Capo Verde, 1500 chilometri più a Sud, a una latitudine dove l’inverno non arriva mai. Sei ore di aereo ed è fatta.

L’arcipelago del Capo Verde dà anche altri vantaggi accessori. Per esempio qui è Africa vera, però non esiste la malaria. E politicamente il Paese è così stabile che le cronache non hanno proprio mai occasione di parlarne – una qualità particolarmente apprezzabile di questi tempi. Se poi avete girato tanto Paesi e potete fare confronti vi accorgarete che al Capo Verde la popolazione (un mix di neri e portoghesi) è particolarmente gentile e amichevole.

L’isola di Boa Vista, la più importante dell’arcipelago, come le altre è vulcanica e per lo più coperta da dune di sabbia che sfumano direttamente in mare. Quando l’aereo si abbassa per atterrare si vede scorrere una costa deserta, con al centro il grande villaggio Riu Karamboa (per l’Italia un’esclusiva di Francorosso) in mezzo a dieci chilometri di spiaggia libera a destra e altri dieci chilometri a sinistra. La prima metafora che viene in mente, quella della cattedrale nel deserto, è inappropriata perché l’architettura dell’albergo è moresca; ma una passeggera ne offre subito una più azzeccata: «Sembra il castello di sabbia dei bambini!», king size. Una volta atterrati, cinque minuti di pulmino dallo scalo di bastano per arrivarci.

Il mare di Capo Verde è molto mosso, le onde sono imprevedibili, a volte ne arriva una molto ma molto più lunga di tutte le precedenti e delle successive, che spazza la spiaggia (rasoterra) per trenta o più metri, come fosse un mini-tsunami. La risacca è sempre forte e forma a sua volta delle onde, a volte addirittura con il ricciolo e la spuma: mi è successo di essere schiacciato a sandwich fra due onde (appunto) con tanto ricciolo e spuma, una proveniente dal mare e una da terra, fenomeno magari comunissimo a per voi giramondo ma che a me non era mai capitato, pur avendo fatto il bagno anche in altri oceani. Comunque è più fumo che arrosto, non c’è mai la sensazione del pericolo, il villaggio è pieno di bambini che entrano in mare ogni giorno. Se proprio si vuol stare più tranquilli si nuota nelle piscine prossime al mare.

Il Capo Verde merita il suo nome per il colore turchese delle acque, che è intenso ovunque, però mai così smeraldino come sulla spiaggia di Santa Monica e ancor più quella di Varandinha, che presenta pure delle belle grotte scavate dall’oceano nella roccia. Mitica la spiaggia di Ervatao, da accostare con rispetto perché ci depositano le uova le tartarughe marine della specie Caretta Caretta. Unica nel suo genere è Curral Velho, con una foresta di piante fossili che si ergono come coralli dalla sabbia. Quanto alle città o cittadine, si può visitare la capitale Sal Rei ma sono più suggestivi il villaggio di Povoacao Velha nell’oasi di Rabil, con le sue casette multicolori, e quelli di Joao Galego, Fundo das Figueiras e Cabeco do Tarefas con paesaggi da cartolina. Le strade sono in massima parte dissestate e le visite richiedono un po’ di spirito spartano sul pick-up o sul quad, comunque anche la conquista con un po’ di sacrificio aiuta a calarsi di più nello spirito del Capo Verde.

Luigi Grassia da lastampa.it

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