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Lo SpaceShipTwo è quasi pronto per il turismo spaziale
Ieri Virgin Galactic SpaceShipTwo ha completato il test di volo con motore acceso. Entro la fine dell’anno è previsto il primo test spaziale. Il biglietto turistico è sempre da 200mila dollari.

di Dario d’Elia

Virgin Galactic, la prima linea spaziale commerciale, ieri ha completato positivamente il primo test di volo con motore acceso del suo SpaceShipTwo (SS2). Si avvia così l’ultima fase di sperimentazione prima dell’avvio del servizio effettivo dalla base di Spaceport America in New Mexico.

“Il primo volo alimentato della Virgin Spaceship Enterprise è stato senza dubbio il nostro test unico più importante fino ad oggi”, ha commentato ieri il fondatore della Virgin Galactic Richard Branson.

“Per la prima volta siamo stati in grado di provare i componenti chiave del sistema, pienamente integrati, e in volo. Il successo supersonico di oggi apre la strada a una rapida espansione dello sviluppo delle navi spaziali con motore integrato, con il realistico obiettivo di un volo spaziale completo entro la fine dell’anno. Abbiamo visto la Storia nel risultato di oggi e non posso che essere orgoglioso di tutte le persone coinvolte”.

L’idea di Branson è di fornire una nuova meta turistica. Un tipico volo commerciale da sei passeggeri, il cui biglietto costa circa 200mila dollari, prevederà circa 2 ore e mezza di volo, di cui effettivamente pochi minuti nello spazio in condizione di microgravità. Ovviamente è previsto un test pre-volo per i paganti che comprende un passaggio in centrifuga a 6-8 g.

Ieri alle 7.02 presso il Mojave Air and Space Port, il velivolo madre WhiteKnightTwo (WK2) si è alzato in volo con lo SpaceShipTwo montato nella zona centrale dell’ala. A circa 47mila piedi il velivolo spaziale è stato sganciato e dopo l’avvio del motore ha raggiunto i 55mila piedi e una velocità di Mach 1.2. Dopodiché è planato a terra alle 8.00 come previsto dal programma.

Lo “spazioplano” infatti verrà sempre trasportato dal velivolo madre fino a una certa altitudine per poi spingersi in autonomia oltre la linea di Kármán (a 100 km dalla Terra) e poi planare fino all’atterraggio su pista.

da tomshw.it

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