Il turismo responsabile

Che cos’è il turismo responsabile?
È una delle “etichette” più abusate e oscure nel mondo del turismo. Esiste veramente un modo di viaggiare che aiuti i popoli e i luoghi che si visitano senza snaturarli? Ecco qualche risposta e qualche meta di viaggio per chi vuole essere “consapevole”

di Valeria Saltari

turismo_responsabileSe la vostra idea di vacanza è quella di gettarvi su di un lettino in spiaggia, cuffie nelle orecchie, per dormire 18 ore al giorno senza curarvi di ciò che vi accade intorno, allora questo genere di viaggi non fa proprio per voi. Se invece amate scoprire un po’ di più dei luoghi che frequentate e delle genti che li abitano, allora siete sulla buona strada. Perché il turista responsabile è attento al mondo e alle persone che lo circondano.

Almeno così la pensano quelli di AITR-Associazione italiana Turismo Responsabile, che sotto di sè (quasi come un bollino di qualità) raduna tour operator, organizzazioni non governative, cooperative, strutture ricettive e case editrici, al fine di promuovere e divulgare un modo di viaggiare “più consapevole”.

Cosa significa esattamente turismo responsabile?
«Secondo la nostra definizione è un turismo che riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista di uno sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio». Ci risponde Maria Petrucci, coordinatrice di AITR. «Questo significa massimo rispetto per le persone e per l’ambiente, ma soprattutto nessuna forma di sfruttamento».

Il turismo non è sempre una sorta di colonialismo culturale che influisce sullo sviluppo autonomo dei popoli?
«Sicuramente esiste questo aspetto, ma cerchiamo di evitare o limitare questo genere di effetti negativi. Invitiamo i turisti chi viaggiano con noi a non ostentare gli oggetti simbolo del nostro potere economico, come macchine fotografiche o cellulari. Anche riguardo all’elemosina, , chiediamo di valutare con attenzione il contesto, perché i turisti non si rendono conto che l’importo donato spesso può rappresentare lo stipendio di un mese di lavoro e quindi potrebbe suggerire che sia meglio mandare i bambini a fare l’elemosina piuttosto che mandarli a scuola. I popoli vengono aiutati in altro modo. C’è sempre una quota del costo del viaggio che aiuta a promuovere progetti di sviluppo a beneficio della collettività, come scuole, ospedali e cooperative».

Non è meglio preservare i luoghi ancora intatti sia dal punto di vista naturale che culturale?
«Sono i popoli a dover decidere. Se la comunità sceglie che il turismo può essere una strada di sviluppo, ci comportiamo di conseguenza, con rispetto. In alcuni luoghi che sono diventati meta del turismo di massa sono stati spesso gli operatori stessi a decidere di sviluppare il turismo, con un approccio completamente diverso dal nostro».

Voglio organizzare un viaggio, come riconosco un tour operator affidabile?
«Oltre ai nostri associati, ci sono operatori che intraprendono dei percorsi di certificazione di Responsabilità Sociale d’Impresa che testimoniano il loro impegno in ambito ambientale, economico, sociale e culturale. Li potremmo definire dei marchi di qualità. Sulla nostra homepage segnaliamo ai viaggiatori indipendenti molte reti locali simili alla nostra che garantiscono una certa affidabilità. Inoltre, durante i viaggi tutti i progetti locali promossi da questo tipo di viaggi si possono visitare, per vedere di persona come si aiutano le comunità locali».

In termini pratici che differenza c’è tra un viaggio responsabile e uno altro?
«Spesso i nostri sono tour “più lenti” con scalette giornaliere meno frenetiche per poter entrare veramente in contatto con le comunità ospitanti. Optiamo per piccoli gruppi di max 15 persone e per strutture ricettive gestite da locali. Dove è possibile, ci si sposta con mezzi pubblici o a piedi, in bicicletta, in barca a vela per ridurre al minimo l’impatto ambientale e per far sì che ci sia una reale ricaduta economica sul territorio ospitante».

Ma lusso e responsabilità possono convivere?
«Sfatiamo un mito: i nostri viaggi non sono sempre avventurosi e spartani. Anzi! Spesso ci affidiamo a strutture ricettive molto belle e confortevoli adatte a famiglie, bambini o coppie in viaggio di nozze. Tutto però deve avere una matrice locale, dal cibo all’arredamento al personale. Forse non avrete lo champagne, ma non ne sentirete la mancanza».

estratto da vanityfair.it

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