Turismo nautico a rischio per colpa della tassa sul lusso ?

Tassa sul lusso, navigatori e associazioni:
«Così si uccide il turismo nautico»
I timori di diportisti e appartenenti al settore del Lazio: a rischio tutta l’economia dell’indotto. E nascono gli «indignados della nautica»

L’intera economia del mare potrebbe subire una pesante battuta d’arresto con i provvedimenti d’emergenza proposti dal governo Monti. La manovra di lacrime e sangue colpisce, oltre alla casa e le vetture di grossa cilindrata, anche i proprietari di barche ed aerei. Ma è il popolo dei navigatori laziali a sollevare le prime pesanti perplessità. Protestano le associazioni di categoria ed i semplici diportisti, questi ultimi già attivi con un gruppo su Facebook, mentre dalla camera di commercio pontina arriva l’altolà: così si tassa tutto il comparto.

Come si legge a pagina 33 del Decreto Salva Italia, articolo 16 su Disposizioni per la tassazione di auto di lusso, imbarcazioni e aerei, «Dal primo maggio 2012 le navi e le imbarcazioni da diporto nazionali ed estere, che stazionino in porti marittimi nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche anche se in concessione a privati sono soggette al pagamento della tassa per ogni giorno o frazione di esso». Il pagamento sarà così suddiviso:

a) euro 5 per le unità con scafo lungo da 10,01 metri a 12 metri;
b) euro 8 per le unità con scafo lungo da 12,01 metri a 14 metri;
c) euro 10 per le unità con scafo lungo da 14,01 a 17 metri;
d) euro 30 per le unità con scafo lungo da 17,01 a 24 metri;
e) euro 90 per le unità con scafo lungo da 24,01 a 34 metri;
f) euro 207 per le unità con scafo lungo da 34,01 a 44 metri;
g) euro 372 per le unità con scafo lungo da 44,01 a 54 metri;
h) euro 521 per le unità con scafo lungo da 54,01 a 64 metri;
i) euro 703 per le unità con scafo lungo più di 64 metri.

La tassa, si legge ancora, «è ridotta al 50% per le unità da diporto sopra indicate che si trovino in un’area di rimessaggio in secco, per i giorni di effettiva permanenza in rimessaggio. In questi casi, l’importo della riduzione è deducibile da quanto dovuto per gli anni successivi secondo le risultanze dei relativi contratti di rimessaggio, da conservare secondo i termini di legge. Gli importi non deducibili possono essere rimborsati con le modalità definite dall’Agenzia delle Entrate».

La tassa di cui al comma 3 è ridotta alla metà per le unità con scafo di lunghezza fino ad 12 metri utilizzate esclusivamente dai proprietari residenti, come propri ordinari mezzi di locomozione, nei comuni ubicati nelle isole minori e della Laguna di Venezia, nonché per le unità a vela con motore ausiliario. La misura «non si applica alle navi ed imbarcazioni da diporto di proprietà o in uso allo Stato e ad altri enti pubblici, a quelle obbligatorie di salvataggio, nonché ai battelli di servizio, purché questi rechino l’indicazione dell’imbarcazione o della nave al cui servizio sono posti».

Una notizia davvero poco piacevole per quanti hanno già prenotato, o pensano di farlo, posti barca negli approdi laziali in via di ampliamento o nuova costruzione: pensiamo ai 200 ormeggi di Sperlonga, agli altrettanti per il Circeo, passando per il nuovo approdo finanziato da Provincia e Regione a Latina. Ad Anzio, invece, il nuovo porto conta quasi 800 posti barca. Nel Lazio, secondo le ultime stime di Legambiente, si sta facendo spazio per almeno 10mila nuove barche. Numeri impressionanti, dove a farla da padrone sono i maxi progetti previsti in provincia di Roma: due nella sola Fiumicino, uno ad Ostia per ben 1400 posti. E la cura del Monti scontenta proprio tutti.

Scuote la testa Emilio Loz, broker al porto di Ostia sin dal 2001, anno in cui l’approdo venne inaugurato. In 10 anni il fatturato dell’attività è crollato del 50 per cento. Una picchiata verso il basso iniziata soprattutto a partire dal 2008. «E adesso la mazzata di questa nuova tassazione. Mi stanno chiamando i clienti, tutti allarmati. Purtroppo non posso far altro che allargare le braccia e rispondere di confidare nel buonsenso. L’applicazione del balzello – prosegue il titolare della Nautica Service – ha un solo significato, quello di dire alla clientela straniera di scappare via dal nostro Paese e di indurre i proprietari italiani a tirare le imbarcazioni a secco».

La preoccupazione di Loz riguarda anche l’indotto, condannato a sparire: «Una barca in meno in questo porto vuol dire non far lavorare l’assistenza, il catering, persino i distributori di carburante. Il provvedimento avrebbe forse avuto un senso se fosse stato proposto come una tantum. Invece qui siamo davanti a una tassazione fissa che porterà al fuggi fuggi, allo smantellamento di un settore, quello della che per l’Italia è sempre stato sinonimo di eccellenza e lavoro. Siamo tutti con il fiato sospeso».

La stangata sulle barche da diporto che si profila nel pacchetto economico del governo Monti ha prodotto l’immediata reazione di protesta di semplici diportisti e associazioni di settore come Ucina, Assomarinas e Assonat. Il timore, oltre al fatto che diventa costosissimo possedere una barca di oltre 10 metri di lunghezza, è per la temuta ricaduta negativa sul turismo nautico: perché qualcuno dovrebbe navigare in acque italiane e approdare nei porti nostrani se può farlo in maggiore economia altrove? Grecia, Croazia o Spagna, per esempio. E’ nato a tempo di record un gruppo Facebook, «Gli indignados della nautica» con lo scopo di sensibilizzare il governo a una modulazione più realistica e razionale delle imposizioni. A questo proposito, un partecipante ha scritto: «Voglio ricordare che un 7,5 metri con due motori da 250 hp l’uno non paga niente. Che una vela di 12 metri recente da 250.000 euro paga come una vela di 10,10 di 30 anni dal valore di circa 20-30.000 (come una punto), totale 2.500 euro. L’equità dove sta?».

Preoccupazione anche dalla provincia di Latina, dove le associazioni di categoria hanno molto investito, negli ultimi anni, per il settore nautico. A parlare è il presidente della camera di Commercio Enzo Zottola: “Stiamo seguendo con grande interesse il dibattito in Parlamento sulle misure previste dal Governo Monti che interessano le unità da diporto. Ci auspichiamo che possano derivarne misure migliorative, volte a salvaguardare un’industria nazionale che più di tutte manifesta potenzialità di sviluppo. I settori legati all’Economia del Mare, come nello specifico, la cantieristica navale e la nautica, la portualità e il turismo, rappresentano senza dubbio i valori su cui l’Italia può poggiare le basi del suo rilancio. Tassare i proprietari di imbarcazioni da diporto significa colpire indirettamente anche tutto ciò che ruota intorno a questo comparto produttivo.”

Alessandro Fulloni e Michele Marangon

da ROMA.CORRIERE.IT

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