La crisi del turismo di massa

Turismo di massa in crisi: le ragioni di un fenomeno
Non solo la recessione, ma anche il tramonto di un modello mette in crisi le vacanze “massificate”

addio_turismo_di_massaVoi le fareste le vacanze nel posto che vedete in foto? Niente da dire su Benidorm, ridente comune spagnolo nella provincia di Alicante, ma un complesso di tal fatta ricorda più un condominio da città industriale che una meta da agognare per andare in ferie e dimenticarsi della vita in città.

Eppure, anche in nome di una certa esterofilia, per anni tanti connazionali hanno fatto armi e bagagli per poi finire come nella foto, affacciati a un balcone che guarda verso una ridente “playa” della Costa Blanca, o di qualsiasi altra località in grado di offrire turismo buono ma massificato, a prezzi contenuti. E lo stesso ha fatto l’Italia, un Paese che certo può offrire di tutto, dai borghi alle famose città d’arte, ma anche il turismo del pacchetto “spiaggia affollata e night club”, andato per tanti anni in scena in molte località di riviera.

Inevitabile dire che un turismo di questo tipo è in crisi, in un più generale scenario deprimente, se, come ribadiscono i numeri di Confesercenti, per le imprese del commercio e del turismo il 2013 sarà ”l’anno peggiore di sempre” se non si cerca la svolta. Nei due settori, secondo i dati, dal 2009, sono stati bruciati 300mila posti di lavoro e 145mila aziende. E la Spagna come sta? Secondo i dati del Ministero del Turismo, guidato da Josè Manuel Soria, nel 2012 il numero dei turisti è cresciuto del 3% a 57,9 milioni di persone rispetto all’anno precedente.

I numeri però non sono tutto e bisognerebbe capire dove vanno i turisti, chi sono e cosa fanno, cosa chiedono al territorio in cui approdano prima di credere che vadano a chiudersi ancora in hotel per poi spaparanzarsi al sole. Perché a mettere in crisi il turismo di massa non è certo solo la grande depressione economica, ma la fine di un modello cominciato 50 anni fa, che di certo ha avuto successo e anche creato di fatto destinazioni turistiche in parallelo con l’esplosione edilizia.

Tuttavia, un modello basato sulla competitività, sulla standardizzazione, sul prezzo, non è più competitivo. Molte mete insomma hanno raggiunto il loro picco evolutivo anni fa, e per recuperare un potere di attrazione dovrebbero fare una profonda opera di ripensamento. Ma è anche il turista ad essere cambiato, grazie alla diffusione delle nuove tecnologie, alla post globalizzazione, alle piattaforme sociali ma soprattutto grazie all’idea che la vera esperienza passa da un rapporto esclusivo, sensoriale in primis, con i luoghi visitati.

Quindi, un approccio culturale nuovo, che ingloba anche il desiderio di conoscere e rispettare la peculiarità socio-ambientale dei luoghi, di sentirsi parte del territorio, approfondendone l’identità culturale, gastronomica, etnica ecc. Infine, anche troppe oscenità architettoniche non hanno contribuito alla causa: meglio buttarsi sotto una “canadese” in un campeggio che finire in un gigantesco residence multipiano, in alberghi color grigio perla, che hanno spesso enfatizzato il trionfo del modello di “città generica”.

Insomma, a distanza di anni, un turismo sempre più diversificato nell’offerta e atomizzato per esigenze,  ha sancito se non la crisi totale, un certo rigetto verso un modello un po’ fordiano, da rimpiangere solo perché ricorda tempi economicamente migliori.

da yahoo.it

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