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Tunnel del Frejus e la canna di sicurezza le polemiche e i ritardi

Tunnel del Frejus, viaggio nella galleria della discordia

Il versante francese. La talpa scava 25 metri al giorno e i lavori potrebbero essere ultimati nel febbraio dell’anno prossimo. Già operativo un nuovo rifugio di sicurezza

In Francia scavati 3400 metri della canna di sicurezza, da noi i lavori si sono avviati con un anno di ritardo Scoppia la polemica sullo studio di fattibilità per il raddoppio del senso di marcia, costerebbe 100 milioni in più

La talpa si sta mangiando 25 metri al giorno di questa montagna. Di questo passo i lavori per la costruzione della galleria di sicurezza del tunnel autostradale del Frejus, dal lato francese, saranno completati nel febbraio dell’anno prossimo. Finora sono stati scavati 3400 metri e lì dentro l’eco delle polemiche che in Italia stanno accompagnando l’inizio dei lavori di adeguamento non arriva.

Qui si buca. A Bardonecchia si sta ancora preparando l’area del cantiere e lo spiazzo dove sarà montata all’aperto, la fresa gemella. Arriverà ad aprile. Siamo in ritardo di 12 mesi (tanto è durata una causa di fronte al Tar) e mercoledì Sitaf ha organizzato, tra le polemiche, una pubblica presentazione delle finalità dei lavori. A chi lavora dentro la montagna poco importa che gli ingegneri delle due società di gestione del traforo stiano studiando la fattibilità della trasformazione della galleria in corsia per la marcia ordinaria di Tir e macchine. La parola d’ordine è una: sicurezza. E poi il secondo turno delle elezioni politiche in Francia ha congelato ogni contatto diplomatico con l’Italia. I lavori no. Si scava in orizzontale in direzione Torino a cinquanta metri di distanza dal tunnel in funzione. Italia e Francia stanno spendendo 200 milioni a testa per garantire la sicurezza di questo tunnel lungo 13 chilometri.

La galleria in costruzione ha un diametro di 8 metri. Il buco della talpa è più largo per lasciare spazio ai conci prefabbricati che costituiscono il rivestimento della galleria. Conci auto-prodotti nel cantiere che vengono montati in contemporanea con lo scavo. Dentro la galleria non girano camion ma solo piccoli mezzi che bagnano il terreno per contenere le polveri che, comunque svolazzano, impercettibili. Il materiale di scavo viene montato su nastri e poi trasferito direttamente alla discarica, 500 metri più in basso. Serviranno per riqualificare la vecchia cava di Socamo. E si scava in verticale per creare rifugi sicuri in caso di incidente. Spazi difesi da porte in acciaio speciale in grado di resistere all’assalto frontale di fiamme e fuoco fino ad una temperatura di mille gradi. La prima è già operativa e serve anche come via di fuga per i lavoratori del cantiere: 240 persone, una parte significativa assunta localmente.

Entro la fine dell’anno diventeranno cinque. Dentro il rifugio ci sono due sedie, acqua, collegamento telefonico e un’illuminazione che dà sicurezza come l’azzurro delle pareti. Ogni due chilometri sarà realizzato uno spazio di manovra per permettere ai mezzi di soccorso di transitare da una galleria all’altra. Funzionerà così anche dal lato Italia dove i lavori dovrebbero essere ultimati entro la fine del 2014. La novità di questi giorni è stata la decisione della Cig, la conferenza intergovernativa, di affidare l’incarico alla Sitaf per lo studio di fattibilità del raddoppio. In questa ipotesi la galleria di servizio dovrebbe essere usata per i collegamenti dall’Italia verso la Francia con la corsia di sicurezza realizzata a sinistra. Occhio e croce si dovrebbe trattare di una spesa aggiuntiva di un centinaio di milioni. Ma al di là del costi la decisione si sta portando dietro un mare di polemiche. Più a valle, a Chiomonte, i No Tav annunciano un’estate di lotta contro il supertreno e il fronte del sì alla nuova linea ferroviaria è sceso in campo contro il raddoppio. Dal presidente della provincia, Antonio Saitta, al parlamentare Pd, Stefano Esposito, tutti a denunciare le contraddizioni di una scelta che potrebbe portare all’aumento del traffico merci su gomma mandando a rotoli alta capacità e trasferimento modale.

La Regione, invece, ha dato il via libera e anche il sindaco di Bardonecchia chiedendo però il contingentamento dei passaggi. Lo scontro politico è in piena evoluzione. L’autostrada è quasi deserta. Nell’oretta che abbiamo passato sul piazzale del Frejus abbiamo contato il passaggio di una settantina di veicoli pesanti. Zero code, traffico scorrevole. I numeri, certificati da Sitaf, parlano di una media giornaliera di 1863 passaggi. Nei primi cinque mesi del 2012 si sono registrati 48 mila Tir in meno dell’anno scorso, in parte, ma solo in parte, a causa delle proteste del movimento No Tav. E il Bianco, adesso, copre il 47% complessivo dei due valichi alpini.

MAURIZIO TROPEANO da lastampa.it

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