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La truffa del villaggio vacanze su un’isola croata

Villaggio vacanze beffa In fumo 812 mila euro
Tre trevigiani a processo per truffa: vendono quote di un’immobiliare fantasma Procedimento da Belluno a Treviso, ma un legale chiede di andare a Conegliano

di Fabio Poloni

truffa_villaggio_vacanze_croaziaIl progetto: costruire uno splendido villaggio vacanze su un’isola croata. Con questa intenzione, almeno a parole, hanno convinto alcuni imprenditori a comprare le quote della società che avrebbe dovuto edificare il resort. In tutto hanno intascato circa 812 mila euro. Ma del villaggio vacanze non è stato posato neanche un mattone.

Sono a processo in quattro, con l’accusa di truffa. Un processo “nomade”: era a Belluno, ora è stato trasferito a Treviso, ma l’avvocato difensore di uno degli imputati ieri mattina ha sollevato un’eccezione di competenza territoriale, chiedendo un nuovo spostamento, stavolta a Conegliano. A processo sono finiti Sonia da Re, Vincenzo Morreale e Sergio Leiballi: l’accusa nei loro confronti è quella di truffa.

I fatti contestati risalgono al periodo tra novembre 2005 e gennaio 2007. Secondo le indagini svolte dalla Procura di Belluno, i tre trevigiani avrebbero convinto alcuni imprenditori e professionisti a versare le quote per partecipare a una società, “Immobiliare D&D” con sede a Salgareda, il cui obiettivo dichiarato era la costruzione di un villaggio vacanze nell’isola croata di Pag. Presentando il progetto e illustrandone le possibilità di realizzare lauti ricavi, i trevigiani avrebbero incassato le quote, valore complessivo 812 mila euro. Peccato che, sempre secondo le accuse, non abbiano poi chiesto le autorizzazioni edilizie, mandando in tal modo in fumo l’intero investimento.

A chiedere lo spostamento del processo è stato l’avvocato difensore di Leiballi, Daniele Bellot, che aveva spiegato come secondo lui la vicenda sia nata da «una querela avventata il cui scopo è trasformare una normale, sia pur rilevante, vertenza civilistica tra imprenditori in una vicenda penale in cui chi lamenta il danno ha dalla sua la pubblica accusa, che solo formalmente agisce su un piano di parità con la difesa. Con tutte le responsabilità di questa accusa, compresa quella del reato di calunnia».

Le vittime della presunta truffa sono Mario, Anna e Gianpaolo Buzzatti e il professionista Domenico Sangiovanni, assistiti dall’avvocato Maurizio Paniz. Gli imprenditori, una volta sfumato l’investimento immobiliare a causa della mancata richiesta delle autorizzazioni, si sarebbero trovati titolari di quote completamente svalutate. Carta straccia, insomma, al posto della loro “fetta” di quel sognato villaggio vacanze: da qui la denuncia, le indagini e ora il processo.

da tribunatreviso.gelocal.it

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