Tripoli Libia si rovescia Barcone 170 migranti dispersi recuperati 20 morti per ora solo 16 sopravvissuti

di | Agosto 23, 2014

barcone immigratiBarcone si rovescia nelle acque
di Tripoli: 170 migranti dispersi
Erano diretti verso l’Italia. Trovati a pochi passi dalla spiaggia i resti dell’imbarcazione.
A bordo 200 migranti sub-sahariani, anche bambini. 20 i corpi recuperati

Alle tre del mattino di venerdì 22 agosto, in duecentocinquanta sono saliti a bordo di un barcone di legno, diretti verso le coste europee, forse proprio verso l’Italia. Dopo poche miglia la loro imbarcazione, evidentemente troppo affollata, si è rovesciata. Circa 170 migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana sono ora dati per dispersi dopo il naufragio avvenuto a Guarakouzi ad una sessantina di chilometri a est di Tripoli in Libia. Si tratta in maggioranza di somali ed eritrei. Venti corpi sono già stati recuperati. Tra le vittime anche un bimbo di 18 mesi che aveva indosso il giubbetto salvagente.

Il naufragio è avvenuto davanti al litorale di Guarabouli, a circa 60 chilometri a Est di Tripoli. La guardia costiera locale, Abdellatif Mohammed Ibrahim, racconta:«Abbiamo trovato a pochi passi dalla spiaggia i resti di un’imbarcazione di legno a bordo della quale si erano imbarcati circa 200 migranti. Siamo riusciti a salvarne 16, tra cui una bimba di un anno, altri 15 erano deceduti». Ma 170 sono dati per dispersi e mentre si continua comunque a cercare al largo di al-Qarbouli, 30 miglia a est della capitale Tripoli, nella speranza di trovare persone vive, alcuni corpi già affiorano dalle acque.
Raid su Tripoli

Mentre in acque libiche si registrava la tragedia dei migranti, su Tripoli due raid aerei causavano la morte di 15 miliziani e il ferimento di altri 20. Bombardate alcune postazioni di miliziani islamisti a Misurata. A riferirlo un leader delle brigate di Misurata citato dai media arabi. Non è chiaro chi abbia ordinato e condotto i raid. Il gruppo fa parte dell’Operazione Alba, che raduna formazioni filo-islamiche. Si tratta del secondo raid in meno di una settimana.

Sono complessivamente 1.373 i migranti tratti in salvo, nella notte tra venerdì e sabato, da navi della Marina militare e da motovedette della Guardia costiera nel canale di Sicilia, nell’ambito dell’operazione Mare nostrum. I migranti sono stati trasbordati sulla nave Fasan, per essere condotti a terra.
Dall’inizio dell’anno potrebbero essere scomparse in mare almeno 2.000 persone – 250 delle quali su un barcone di cui non si hanno notizie da due mesi. A calcolarlo è don Mussie Zerai, sacerdote di origine eritrea che presiede in Italia l’agenzia Habeshia, che raccoglie e diffonde segnalazioni sulla sorte di migliaia di profughi e migranti finiti nella rete dei trafficanti di esseri umani. Un calcolo, il suo, che si basa proprio sulle segnalazioni – da parte di compagni di viaggio e familiari – di persone che hanno preso il mare e non si trovano più: né nei centri di accoglienza in Italia o in Tunisia, né in quelli di detenzione in Libia. «Il mio numero di telefono ormai lo conoscono tutti – dice – sta persino scritto sui muri dei centri libici: squilla in continuazione, se sono occupato lo affido ad altri». «Sono somali, eritrei, sudanesi, etiopi – racconta – profughi che fuggono dalle guerre e che in Libia si trovano in mezzo ad un’altra guerra». Dove restano vittime degli scontri oppure sono reclutati dalle milizie come schiavi-portatori di armi, come già accaduto ad oltre 200 sequestrati a Misurata, il cui caso è già stato denunciato dal sacerdote nei giorni scorsi. È da queste nuove violenze che gli ultimi morti in mare fuggivano, e da una realtà che per le vittime della tratta è ancora peggiore che ai tempi di Gheddafi. Ora anche i miliziani si sono messi nel “business”, segnala don Zerai: un affare che può rendere da 3.000 dollari a persona a cifre ancora più alte, per quelli che, passando via terra dal Sudan alla Libia, vengono «rivenduti» – tra trafficanti, polizia e miliziani – anche fino a cinque volte. Per questi profughi «in trappola» l’agenzia Habeshia ha chiesto più volte alla comunità internazionale un piano di evacuazione, analogo a quelli per gli stranieri bloccati dalla rivolta nel 2011. E intanto altri continuano a imbarcarsi, con il rischio di morire in mare, oppure a raggiungere le coste italiane anche grazie all’operazione Mare Nostrum. Un centinaio gli scafisti arrestati da inizio anno.

di Valentina Baldisserri da corriere.it

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