Trieste Bora a 168 orari e ghiaccia la città

La bora ghiaccia Trieste

Itriestini non ricorderanno con piacere questi freddi giorni di febbraio. Anche sul Golfo ci si è un po’ dovuti ricredere sulla natura della bora. Ai caffè, al mattino, giovani e anziani concordano: questa volta ha esagerato. Questa volta il vento famoso per accelerare bruscamente le raffiche verso il basso, ha fatto danni per migliaia di euro e reso impossibile la vita di ogni giorno.
Ieri, per la seconda volta in una settimana, il sindaco, Roberto Cosolini, ha dovuto ordinare la chiusura delle scuole. La bora si riscopre insidiosa: nemico imprendibile e che non si vede. Non è mica la neve – che a Trieste non si è quasi vista -, bensì refoli imprevedibili per la loro violenza. Ieri la raffica più potente è stata di 168 chilometri all’ora: come un auto lanciata a tutta velocità. La bora colpisce a tradimento. Il poveraccio che si trova nella via sbagliata, perché il vento si incanala e si ingrossa nei vicoli, ha due alternative: farsi spingere a velocità folle, se cammina nella direzione giusta, o sfidare il vento, riparando fortunosamente su qualche appiglio.

Non è difficile capire l’alto numero di feriti – solo ieri una dozzina – e il lungo elenco di danni. Perfino guidare, in questi giorni, a Trieste, è un azzardo: sulle rive cittadine, davanti a piazza dell’Unità, il rischio è quello di fare vela e ribaltarsi. Lo sa bene l’autista turco di un tir che ieri si è rovesciato su un fianco. E lo sanno bene le migliaia di proprietari di scooter, stesi a terra dal vento e a terra lasciati.

Molti negozi e ristoranti sono obbligati a lavorare con le saracinesche abbassate – il vento mette a rischio le porte vetrate e la temperatura interna – e laconici cartelli ad avvertire i coraggiosi avventori: «È aperto». Le forze dell’ordine si danno da fare senza pausa. Il triestino, per formazione austroungarica, denuncia tutto, e ieri i vigili del fuoco hanno ricevuto quasi 500 richieste di intervento: in serata ne avevano evase appena un centinaio. Camminare per strada è un pericolo: tegole e calcinacci – persino la ringhiera di un terrazzo – volano liberi dalle case.

La neve non è caduta dal cielo: per uno strano gioco scenico si è levata dal mare. Il termometro ha segnato fino a -7 gradi (considerato il vento, la temperatura percepita è scesa fino a -17) e l’acqua salmastra si è posata, diventando ghiaccio bianchissimo, su tutto ciò che incontrava. La Capitaneria di porto sconsiglia le passeggiate sul molo Audace, tutto bianco, ma i triestini non demordono: tutti a vedere la neve marina. Ma dopo la conta dei danni, in silenzio, i triestini ricominceranno ad amare il loro vento. Quella bora di cui chiedono perfino i turisti. «La bora non fa danni – hanno scritto su Facebook gli organizzatori della regata Barcolana, un po’ scherzando, un po’ no -. Evidenzia le cose che non sono ben fissate al loro posto».

BENIAMINO PAGLIARO da lastampa.it

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