Tragedia nell riserva naturale di Macalube morti due fratelli di 7 e 9 anni travolti dall’esplosione di un vulnello

macalube agrigento vulcanelloTragedia a Macalube. Ritrovato anche il bimbo

Esploso un vulcanello nella riserva di Macalube, il fango ha travolto un papà con i suoi due bambini; la figlia più piccola, sette anni, è stata ritrovata subito, mentre il fratellino alle 19.

Per il suo compleanno aveva un desiderio, vedere quello strano e affascinante fenomeno naturale delle pozze di fango argilloso che sobbollono ma quella piacevole gita quest’oggi  si è trasformata in una tragedia. A morire sotto il fango lui e la sorellina  di 7 anni. Il dramma si è consumato  verso le 12.30. Un’esplosione improvvisa, una colonna di fango che zampilla e schizza come se una bomba fosse caduta sul terreno, il terrore e le grida dei turisti. E’ questo il drammatico epilogo di un giorno di festa. La disgrazia si è verificata nella riserva naturale di Macalube d’Aragona dove un cosiddetto ”vulcanello freddo” è improvvisamente esploso eruttando gas e fango e coinvolgendo la famiglia Mulone che vive ad Aragona; la bambina come detto è morta, le ricerche del fratellino sono durate tutto il pomeriggio; il padre, Rosario Mulone, un carabiniere, si è salvato e ha partecipato alle ricerche del bambino insieme a carabinieri, alla  polizia, alla protezione civile. Si è allontanato insieme alla moglie, Giovanna Lucchese di 45 anni, per andare alla camera mortuaria dell’ospedale di Agrigento, dove si trova la piccola vittima. L’esplosione sarebbe avvenuta in una zona in cui è consentito il passaggio delle persone senza alcuna precauzione. “Non avevamo registrato un preallarme di alcun tipo, mezz’ora prima i nostri operatori erano sulla collina dei vulcanelli e tutto era normale. All’improvviso, la tragedia”. E’ quanto riferisce all’ANSA Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente, e direttore della riserva Macalube. Pur essendo una collina millenaria, il fenomeno dei vulcanelli, con l’eruzione di gas e argilla, non è mai stato monitorato: non esistono centraline di osservazione nell’area. Alcune fratture e altri segnali visibili sul terreno indussero il gestore della riserva di Macalube a interdire l’area per 15 giorni appena un mese fa. “Ad agosto -dice Fontana- abbiamo registrato delle lesioni e abbiamo deciso di sospendere gli ingressi mettendo dei cartelli, anche se – spiega il direttore della riserva  – non possiamo impedire l’accesso perché parliamo di una riserva pubblica: noi facciamo da guida a chi lo richiede, ma non possiamo impedire gli accessi, una media di 10 mila visitatori all’anno”. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta sull’esplosione.

Chiara Scucces da igiornalidisicilia.it

Leave a Reply