Ticino nel Turismo gli stipendi sono altissimi rispetto ai nostri

Turismo, in Ticino stipendi altissimi «Ma il franco forte ha fatto danni»

L’analisi è emersa ieri al meeting transfrontaliero sul settore
Gli stipendi possono essere più alti del 40% rispetto a quelli italiani. La qualifica di segretaria di front e back office, in un albergo ticinese, ha degli indubbi vantaggi economici. Ma ci sono anche numerose altre informazioni da tenere presenti se si vuole tentare di ottenere un posto nella Confederazione. E proprio per fornire un’ampia panoramica, normativa ed economica ai futuri lavoratori, ieri mattina si è svolto il “Meeting transfrontaliero sul turismo”. Un convegno organizzato a Como dalla Fondazione Ecap e dalla Fondazione Castellini nell’ambito del progetto CoopSussi. Obiettivo: formare figure professionali per il settore turistico-alberghiero.
Il punto di partenza, anche oltreconfine, è però sempre rappresentato dalla perdurante crisi economica. Il settore turistico ticinese, infatti, pur fornendo possibilità di guadagno interessanti, non sta vivendo un momento positivo. La situazione è critica e, nel corso del terzo trimestre 2011, ha fatto segnare 981.036 pernottamenti. Vale a dire ben 87.704 in meno rispetto allo stesso periodo del 2010. Una contrazione pari a un -8,2%. A influire ancor più negativamente «è sopraggiunto, proprio nel periodo di alta stagione – dice Furio Bednarz, presidente e responsabile ricerca della fondazione Ecap – il rapido apprezzamento del franco svizzero nei confronti delle valute straniere. Ciò ha sicuramente contribuito a frenare l’afflusso di turisti provenienti dall’estero ma ha anche indotto gli svizzeri a scegliere destinazioni alternative a quelle ticinesi». Ma non solo. La situazione non proprio positiva trova conferma anche nel giro di affari degli alberghi e ristoranti ticinesi che hanno fatto segnare – in base a una recente indagine – un calo dell’11,5% su base annua nel terzo trimestre del 2011. Un insieme di informazioni che sono state presentate alle aspiranti lavoratrici presenti ieri mattina al convegno. L’azione formativa è stata infatti indirizzata a un target femminile compreso tra i 18 e i 35 anni (diplomate in cerca di un primo lavoro o di un’occupazione stabile) e donne tra i 35 e i 50 anni (con la volontà di reinserirsi nel mercato del lavoro).
«Per questo comparto – rispetto a settori meno soggetti a vincoli normativi – esiste in Ticino un contratto collettivo di lavoro dell’industria alberghiera e della ristorazione che traccia alcune linee guida dalle quali non si può derogare – dice Furio Bednarz – Ciò limita in modo deciso il dumping salariale». La durata del lavoro settimanale, ad esempio, è stabilita e può variare da un minimo di 42 ore (la regola nella maggior parte dei casi), fino a picchi di 43,5 ore nelle aziende stagionali e 45 in quelle di piccole dimensioni. A ciò va anche aggiunto, nonostante lo stipendio base sia sicuramente invitante, un necessario calcolo di tutte le spese da sostenere per andare a lavorare oltreconfine.
«In molti hanno già avuto esperienze lavorative in Ticino – aggiunge Furio Bednarz – E spesso ci raccontano di come l’impatto sia stato molto diverso rispetto a quello immaginato. Troppo spesso il posto in Svizzera viene idealizzato ma poi ci si rende conto che gli orari di lavoro, ad esempio, sono molto lunghi. E in certi comparti non esistono tutte le garanzie normative in vigore in Italia. I nostri meeting vogliono proprio dare un insieme di nozioni sufficienti a far orientare le persone in cerca di lavoro».
Fabrizio Barabesi da ilcorrieredicomo.it

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