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Thimphu capitale del Bhutan

Thimpu, la porta del Bhutan
Alla scoperta della capitale del paese himalaiano, che dopo decenni di isolamento si apre al turismo. Scenari maestosi, monasteri e aria che profuma d’incenso

di Raimondo Bultrini

Pochi paesi al mondo non hanno un aeroporto nella capitale. Uno di questi è il Bhutan, il regno del Dragone pacifico, appollaiato tra montagne che scendono gradatamente dagli 8.000 del Tibet ai 7.000 delle vette rosa sui confini nord occidentali, per raggiungere in un tripudio di verde i 3.300 di Thimphu.

Tra picchi e valli scoscese, non è facile farci atterrare gli aerei, e il re, coi suoi fedeli ministri buddisti e ambientalisti (un solo esponente dell’opposizione in Parlamento) non ha nessuna intenzione di far saltare in aria boschi di conifere e piallare i rilievi per farci un nuovo scalo. Così l’unica compagnia di bandiera autorizzata, la Druk air, atterra a Paro, stessa altitudine ma più accessibile.

Prima di raggiungere la città politicamente più importante del regno, si può cominciare a sgranare gli occhi nella visione di un mondo che dopo millenni di isolamento è ancora nella fase iniziale dell’apertura (vi si arriva solo a gruppi prenotati e guidati da agenzie), con la prima strada asfaltata nel 1962 e le trasmissioni tv autorizzate poco più di tre anni fa.

Tra monumenti imponenti di devozione alla tradizione del buddhismo tibetano Drukpa Kagyu e case contadine di semplice bellezza, si notano subito i segni di un’edilizia più “stonata”, che sarà evidente una volta superata l’ultima curva e apparirà il grande cantiere in costruzione che è ormai la valle di Thimphu.

da repubblica.it

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