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Thailandia : il mercato galleggiante di Amphawa

Thailandia. Il tesoro nei suoi mercati
Il dolce cammino nella foresta tropicale, inframmezzata qua e là da coloratissimi “punti di scambio” merci all’aperto. Da assaporare

di Piera Matteucci

thailandia_amphawa_mercato_galleggiante1A spasso tra mercati e piantagioni alla scoperta delle antiche tradizioni tailandesi. Si dice che in Thailandia nessuno muoia mai di fame. Crederci non è difficile: frutta e verdura, carne e crostacei riempiono di colori e odori gli innumerevoli mercati che invadono le vie dei paesi e il costo della vita è sensibilmente meno caro rispetto alla media occidentale.

La varietà dei prodotti è eccezionale e non ci si annoia mai a curiosare tra le barche dei mercati galleggianti, nei quali è possibile assaggiare le specialità locali, cucinate direttamente sulle imbarcazioni, o tra quelli, davvero singolari del mercato di Mae Klong. Questo, con il tempo, è diventata una vera e propria attrazione per i turisti che, partendo dalla stazione di Ban Nakwang (per la verità un marciapiede in mezzo alla campagna, segnalata solo da un cartello sbiadito), arrivano con il treno nel piccolo paese della provincia di Samut Songkram.

Casse piene di frutta e spezie, ortaggi e fiori, invadono i binari, mentre enormi tendoni e ombrelloni riparano dal sole merce e venditori. Quattro volte al giorno, però, il panorama di quello che sembra un mercato come centinaia di altri si trasforma: i mercanti, che ormai non hanno più bisogno di guardare l’orologio, sanno calcolare al secondo l’arrivo del treno e, in poche mosse e con l’aiuto di carrelli costruiti per l’occorrenza, ripiegano le tende e fanno arretrare di qualche centimetro i loro banchi.

Quando il convoglio passa attraverso le bancarelle, è tutto uno scattare di foto e flash da parte di tanti turisti, disposti a un viaggio di circa due ore da Bangkok, per assistere a questo particolare spettacolo. Dopo qualche minuto, tutto torna come prima e la calma tradizionale di questo popolo pacifico e ospitale pervade nuovamente l’atmosfera quotidiana.

Fiori e piante, carne e pesce, spezie e dolci. Ma anche zucchero – di cocco e di palma – e sale. Nel distretto di Amphawa, sempre nella provincia Samut Songkhram, merita una visita una delle tantissime piantagioni di cocco della zona, soprattutto se attrezzata di uno dei 300 forni per la tradizionale produzione di zucchero. Il procedimento – identico a quello utilizzato per lo zucchero di palma – è lungo e richiede una buona dose di pazienza da parte dei coltivatori. Lo zucchero di cocco, che insieme al latte di questa pianta, è presente nel 90% della cucina tailandese, sia per la realizzazione di zuppe e pietanze salate, sia per preparare dolci, si ricava raccogliendo dai fiori l’acqua di cocco.

Una volta filtrata e fatta bollire, l’acqua si trasforma in un composto compatto, che viene venduto al mercato e utilizzato in centinaia di ricette. Come accade anche per raccogliere l’acqua dai fiori di palma, i lavoratori devono arrampicarsi una volta al giorno sulle altissime piante e posizionare bicchieri di bambù. I fiori di palma rilasciano una minore quantità di acqua rispetto a quelli di cocco, per questo lo zucchero che si ricava costa in media il doppio ed è più difficile da reperire.

Le palme, invece, crescono ovunque e di questa pianta, in Thailandia, non si butta via nulla: dal fiore, come detto, si prende l’acqua, le foglie vengono utilizzate in innumerevoli modi, dalla decorazione alla realizzazione di oggetti di artigianato alla copertura delle capanne, il frutto, dolcissimo, è un dessert insolito e succoso e dalla corteccia si ricava un colore per tingere le stoffe.

da repubblica.it

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