Tempesta sull’Himalaya almeno 31 morti

himalaya_valanga_travolge_alpinistiNepal, tempesta di neve sull’Himalaya: 31 morti, tratti in salvo 150 alpinisti
Le abbondanti precipitazioni, durate due giorni, e le valanghe hanno bloccato i sentieri e costretto i turisti a cercare riparo in rifugi di fortuna

KATHMANDU –  In Nepal più di 150 persone, fra cui 76 alpinisti stranieri, sono stati tratti in salvo sull’Himalaya dai servizi di soccorso nepalesi, a due giorni dalla tempesta di neve di martedì che ha causato 31 morti, anche se il numero potrebbe essere destinato a salire. Ventitré corpi sono stati trovati sulla rotta per il celebre monte Anapurna mentre altri cinque scalatori che alloggiavano nel campo base investito da una valanga sono ancora dispers.

A tracciare una prima stima delle situazione era stato il direttore del Soccorso alpino valdostano Adriano Favre, bloccato con altri tre amici nel campo base dell’Annapurna, a cinquemila metri di quota, insieme ad altri gruppi di trekker: “Sono notizie frammentarie che abbiamo anche noi qui e che ricevo sul satellitare dalla nostra agenzia di Kathmandu. Parlano di molte decine di morti e di dispersi. Qua parlano di una cinquantina di vittime, poi bisogna vedere cosa succede in definitiva”, aveva detto. Una tempesta che nessuno si apettava: “Non era prevista – aveva proseguito Favre -. L’altra mattina abbiamo visto il cambiamento del tempo e abbiamo detto ‘nevicherà’, ma sicuramente non ci aspettavamo una tempesta di neve di 30 ore, con tutta questa neve al suolo. Nessuno ci ha avvisati, nessuno se lo aspettava credo qui a Kathmandu”. Con Favre ci sono il figlio Yannick, un amico alpinista romano, Massimo Merlini, e la gestrice del rifugio Ferraro, in val d’Ayas (Aosta), Fausta Bo. La meta della spedizione alpinistica era il Tukuche Peak (6.920 metri), tra il Dhaulagiri e l’Annapurna. I quattro, con altre persone dello staff nepalese, sono stati sorpresi dalla bufera dopo aver allestito il primo campo base.

Ricerche continue. Le operazioni di ricerca sono in corso nel distretto del Mustang, nel massiccio dell’Annapurna, che è una popolare meta per il trekking di alta quota. Una spessa coltre di neve e probabilmente anche delle valanghe avrebbero bloccato i sentieri e costretto i turisti a cercare riparo in rifugi di fortuna.

Tra le vittime straniere ci sono quattro canadesi, tre israeliani, tre polacchi, un indiano e un vietnamita. Non è chiaro quanti italiani siano intrappolati nella regione.

La testimonianza. “Ero sicura che sarei morta, non si vedeva niente e avevo perso tutte le persone che erano con me”, ha dichiarato Linor Kajan, escursionista sopravvissuta alla tempesta. “Ho trovato una guida nepalese che mi ha letteralmente trascinata fino al primo tea shop. Tutti abbiamo pensato che qualcuno sarebbe morto. Sapevamo che era pericoloso qualunque cosa facessimo: potevamo proseguire o stare fermi, era pericoloso comunque”, ha spiegato ancora l’escursionista.

Colpa del ciclone Hudhud. La tempesta è stata scatenata dal ciclone Hudhud nella vicina India. Particolarmente colpito dalle precipitazioni nevose è il passo di Thorang La, a 5mila metri di altezza, una meta popolare per gli alpinisti fra i distretti di Manang e Mustang. Secondo il capo distretto di Manang, Devendra Lamichanne, è difficile quantificare con esattezza i dispersi, ma si tratta di diverse decine di persone. La tempesta è insolita per la stagione. In generale a settembre e ottobre le condizioni meteo sono buone e sono numerosi i trekker sulle montagne del Nepal.

Ancora morti. Le nuove vittime si aggiungono a un’annata segnata dal gravissimo incidente di aprile, quando morirono 16 sherpa nepalesi nel più grave incidente registrato sul monte Everest.

da repubblica.it

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