Tansmania Museum of Old and New Art : secrezioni umane e decomposizioni da visitare

di | Febbraio 15, 2013

Tasmania, il museo-shock nell’eden
Hobart. Alla scoperta del Mona, provocazione creata da un eccentrico miliardario. Che tra secrezioni umane, “opere viventi” e Basquiat, fa il pieno in una piccola città dispersa nel Sud-Pacifico

Museum_Old_New_Art_tansmania_secrezioni5Si chiama Museum of Old and New Art. Si trova sulle rive del Crescent River, alle porte di Hobart (nella foto accanto, la città vista dal Mount Wellington). Per chi non amasse troppo la geografia, si tratta della capitale della Tasmania, la grande isola di 60 mila chilometri quadri situata a meridione della costa sud-orientale dell’Australia. Oltre Melbourne, per intenderci. Nato 2 anni fa, ha già attirato 700 mila abitanti: non male, per una cittadina di 200mila, capitale di un’isola che ne ha 500 mila, nel cuore del nowhere, lontano da tutto o quasi.

Provocatorio, irriverente (dell’allestimento fanno parte una “Cloaca Professional”, riproduzione delle funzioni intestinali con tanto di introduzione alimenti e odori, delle “fermentazioni viventi”, dei richiami alla morte portati all’estremo), è frutto dell’intuizione di un eccentrico miliardario australiano, David Walsh, di professione scommettitore, oltreché collezionista d’arte. Un 52enne self-made che pratica la matematica oltre all’arte e ha costruito un campo da tennis di fronte all’ingresso del museo – e ci gioca ogni martedì, giorno di chiusura – tanto perché gli ospiti non pensino che si tratta di un museo tradizionale. Tra le provocazioni e i tocchi di originalità: una scalinata infinita prima di arrivare alle gallerie; una sezione chiamata Artwank (masturbazioni artistiche) con opere dello stesso Walsh; l’opzione di contrassegnare con dei “love” o “hate” ogni opera e di ricevere via mail la mappa del percorso che hanno svolto all’interno della struttura; la totale mancanza di etichettatura, di qualunque dicitura tradizionale cartacea dalla quale ricavare i nomi delle opere esposte – tutt’al più, lo si può trovare su iPad noleggiabili a inizio visita.

Ancora, chi desiderasse, può, al prezzo di 75 mila dollari australiani (58mila euro) essere seppellito nel cinerario del museo, assieme alla genia del fondatore stesso. Costato quasi 60 milioni di euro, il museo ha al suo interno una collezione di opere che vale almeno altrettanto: ci sono opere di Kandinskij, Basquiat, Warhol nonché di artisti locali: una collezione che il fondatore si è costruito negli anni e che ha trasformato in museo permanente con la collaborazione di un ex direttore del Centre Pompidou di Parigi, Jean-Hubert Martin. Al museo è associato un festival di musica, che si tiene nell’area portuale di Hobart, cui ha partecipato, tra gli altri, Elvis Costello. Insomma, una sorpresa per chi persa alla Tasmania come un concentrato di sabbia finissima, montagne, vento e rainforest. Da visitare, anche subito, per chi arrivasse dall’Europa – un viaggio (leggi il racconto) di un giorno e di una decina di ore di fuso – per smaltire il jet lag. Prima di intraprendere un viaggio di scoperta di paesaggio come pochi si possono ancora affrontare nel pianeta.

da repubblica.it

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