Samanà nei Caraibi

Caraibi sobri e puri: Samanà
È l’altra faccia della Repubblica Dominicana. Niente villaggi all inclusive e spiagge discoteca , ma ecoresort e piccoli alberghi tra distese di sabbia deserte e natura tropicale

Piantagioni di palme, caffè e cacao. Un mare dai colori incredibili, fondali meravigliosi e popolosissimi, 60 chilometri di spiagge magnifiche e deserte, con la sabbia di tutti i colori. Dorata a nord, di un candore quasi accecante a oriente, insenature nascoste fra rocce e scogli a sud. Enclave lontana dal turismo di massa,Samanà è un paradiso salvato: dal rispetto della natura e da inflessibili regole che vietano di costruire, a meno di 60 metri dal mare, case che superino l’altezza di una palma.

Visti da qui, i faraonici resort sul mare tutto compreso che hanno invaso la Repubblica Dominicana dagli anni Ottanta, sembrano appartenere a un universo parallelo. Per arrivare alla penisola, il consiglio è di evitare la superstrada veloce (106 km) e l’aereo (ci sono due aeroporti ma non voli diretti dall’Italia), per avventurarsi sulla strada più vecchia, quella che per decenni prendevano i primi globetrotter: un emozionante coast to coast dal Mar dei Caraibi all’oceano, attraverso la Cordillera Oriental.

In auto, si procede abbastanza spediti fino a Hato Mayor, poi l’asfalto si fa raro, cede a lunghi tratti di sterrata, con buche frequenti. Ma il paesaggio è una meraviglia, rigoglioso di palme, manghi, alberi tropicali. In poco più di tre ore si arriva a Sabana de la Mar, porta d’accesso al Parco Nazionale di Los Haïtises, santuario naturale di paludi, mangrovie, lagune e grotte dove gli indios taino (epoca precolombiana) hanno lasciato graffiti e disegni rupestri.

Subito oltre Sabana, si può dormire al Paraíso Caño Hondo, resort ecologico alle soglie del parco, fra giungla e mare. Dalle camere, alcune su due livelli, tutte diverse e con il nome di uccelli locali (tijereta, carpintero, zumbador, il più piccolo uccello del Caribe dopo il colibrì), lo sguardo spazia sul verde fino al mare della baia. Si cena con piatti semplici e gustosi, camarones o pescado fritto, verdure e tostones, squisite rondelle di platano schiacciate e fritte. A colazione, uova, formaggio fritto e prosciutto locale, succo di papaya.

Questa baia era zona di pirati, che si nascondevano nel dedalo di canali e isolette del Parco Nazionale Los Haïtises (ingresso, 100 pesos), da esplorare in barca. Fra cavalli, mucche, risaie, una passeggiata nella natura porta all’imbarcadero sul rio Caño Hondo. Si naviga inoltrandosi nella più grande distesa intatta di mangrovie rosse e bianche (98 km quadrati); qui vivono 110 specie di uccelli, di cui 7 di egrette. Dove finisce il rio inizia la Baia di San Lorenzo, soprannominata “la Ha Long dei Caraibi”, perché come la baia del Vietnam è piena di isolotti coperti di vegetazione (una è stata la location del reality L’isola dei famosi).

Dopo la visita al parco, con lo stesso battello si può arrivare direttamente a Santa Bárbara de Samaná, capoluogo della penisola. La cittadina, che sfila rapidamente attraverso i finestrini mentre si prosegue in auto verso Las Terrenas, non ha particolari grazie: un vasto lungomare, uno shopping mall che sembra un villaggio caraibico, ma ne è solo un’imitazione. Dal capoluogo, passa anche l’unica strada per Las Galeras: un must di Samanà dove, da metà gennaio a metà marzo, si assiste all’emozionante passaggio delle balene.

A Las Terrenas il vecchio pueblito de los pescadores, una fila di capanne in riva al mare, oggi accoglie bistrot e locali. Rustico, ma dalla cucina gustosissima, con porzioni superabbondanti, El Cayuco si annuncia come ristorante spagnolo, ma, a parte le tapas in versione dominicana, propone piatti classici della cucina locale (da non perdere, il lambì, mollusco estratto da una conchiglia caraibica). Pochi metri più in là, La Terrazza offre cene di pesce a lume di candela. La musica? Arriva dalla terrazza vicina, El Mosquito, posto deputato ad aperitivi e dopocena al chiaro di luna, con una ricca carta di rum, whisky, cognac e cocktail (200 pesos).

Una breve passeggiata dal pueblito ed ecco l’Hotel Alisei, affacciato su Playa Bonita. La cucina del ristorante interno, Baraonda, è da encomio: la controlla la madre del direttore Rocco Bunetto, di origine siciliana. Altro plus dell’hotel, la piccola spa con massaggi e bagno turco. Per chi cerca maggiore privacy, un sentiero che serpeggia leggermente verso l’interno (ma la spiaggia è a 200 m) porta a Eva Luna, solo tre ville e due bungalow, verande private e letti king size, raccolti intorno a una piccola piscina circondata da fiori e palme.

Sempre in stile caraibico, è una garanzia Bahia Las Ballenas, 32 bungalow rosso scuro, giallo ocra, fucsia e rosa appassiti, in un magnifico giardino tropicale. Pavimenti in maiolica colorata, tetti in foglie di palma, letti con zanzariera; la sala da bagno è esterna, la vasca all’aperto tra i fiori. La spiaggia, pubblica come tutte nel Paese, è la preferita dei surfisti per l’onda lunga; è aperto agli esterni l’ottimo ristorante El Bohio: crostacei e, se è in menu, la centolla, simile alla granseola

Comune denominatore degli hotel terreneros, i prezzi contenuti. Fa eccezione The Peninsula House, superba villa in alto sulla collina – la salita è ripida – che ha solo sei suite raffinatissime, arredate con maschere africane, tappeti persiani, dipinti moderni, specchi veneziani. Intorno, un prato immacolato, alberi di mango e, defilata nel verde, la piscina. C’è anche l’eliporto, per chi arriva dalla capitale. Una navetta porta al Beach Club a Playa Coson, su una delle spiagge più belle della penisola. Da provare, anche per il ristorante raffinato