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La Svizzera ed il referendum per lo stop agli stipendi di lusso dei manager

La Svizzera verso lo stop agli stipendi d’oro dei top manager. Secondo i sondaggi dovrebbe prevalere il sì. Con un referendum i cittadini hanno deciso di porre un freno alle retribuzioni milionarie dei dirigenti di banche e aziende

Svizzera_referendum_stipendi_managerStretta sugli stipendi dei top-manager delle aziende e delle banche in Svizzera. Con un referendum, i cittadini svizzeri hanno deciso di imporre regole rigidissime in fatto di stipendi ai vertici delle aziende, dando agli azionisti un potere vincolante sui compensi.

I dati non sono ancora ufficiali, ma dalle prime proiezioni realizzate dell’istituto Gfs. Bern per la tv di Stato, il 70 % degli svizzeri vuole dare agli azionisti un potere di veto sul compensi e vietare buonuscite stellari per i manager in uscita e compensi troppo alti per quelli da assumere. La stretta è legata al malcontento generale per gli alti bonus dei top manager o per le liquidazioni come quella di oltre 78 milioni di franchi svizzeri (oltre 76 milioni di euro) accordata al presidente uscente di Novartis, Daniel Vasella.

Il testo del quesito – battezzato “Iniziativa Minder”, dal nome del principale proponente, Thomas Minder – non riguarda che le società quotate in Borsa e prevede anche il divieto delle buonouscite o dei bonus di entrata (”golden hello” e “golden goodbye”) oltre che i bonus previsti nei contratti di vendita o acquisizione di una società; il mancato rispetto del divieto verrebbe punito con il carcere a un’ammenda pari a sei anni di salario.

Il referendum è stato ostacolato dal governo elvetico, dai partiti, dalla confindustria e persino da alcuni sindacati, preoccupati dalla possibile ricaduta sull’occupazione: l’esecutivo ha presentato un progetto alternativo, meno riformatore, ma che a suo dire “non mette a rischio il successo economico del Paese” e che si applicherebbe a tutte le società anonime, non solo quelle quotate in Borsa.

Minder aveva lanciato la sua proposta nel 2006 e sono stati necessari sette anni per procedere dopo che il Parlamento aveva fatto di tutto per cercare di opporsi: in caso di approvazione, per l’applicazione sarà necessario attendere almeno un anno, il tempo necessario per la redazione e approvazione del relativo progetto di legge; se il referendum venisse bocciato, sarà la riforma alternativa proposta dal governo ad entrare direttamente in vigore.

da lastampa.it

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