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Sul Rio Grande al confine tra Messico e Stati Uniti arrivano i motoscafi armati contro i narcos come in Vietnam

Rio Grande come il Vietnam Tornano i motoscafi armati

Difenderanno i confini americani dai narcos e dall’immigrazione clandestina messicana

Dopo quindici anni di pausa, le forze di sicurezza americane tornano a pattugliare in armi il Rio Grande con delle barche veloci dotate di mitragliatrici e cannoncini per dare la caccia a narcos e clandestini. Il blocco delle pattuglie sulle acque del fiume che separa Messico e Stati Uniti venne deciso dall’amministrazione Clinton nel 1997 a seguito dell’uccisione per errore del diciottenne Esequiel Hernandez da parte di un marine nei pressi di Redford, in Texas. All’epoca il governo pagò un risarcimento di 1,9 milioni di dollari e bloccò le pattuglie ammettendo il rischio di confondere illegali e cittadini nelle acque del fiume. Ma adesso l’amministrazione Obama rovescia quella decisione e con il ministro della Sicurezza Interna, Janet Napolitano, autorizza l’acquisto di 40 vedette blindate veloci – ognuna delle quali costa 588 mila dollari – che verranno affidate alla guida della polizia di frontiera del Texas, con a bordo specialisti di diverse agenzie di sicurezza federale. I portavoce della polizia statale del Texas non escludono la possibilità che possano diventare pattuglie congiunte, con militari messicani a bordo, per consentire alle barche di muoversi senza limiti nel fiume, da una sponda all’altra. Il dispiegamento delle unità fluviali è iniziato con quattro barche, a cui ne seguiranno altre 36 entro la fine dell’anno, consentendo allo Stato del Texas di affiancarle all’uso di elicotteri, aerei e droni per pattugliare i confini.

Si tratta di un’operazione militare in grande stile, che per gli analisti del Pentagono evoca i precedenti del pattugliamento delle acque del Mekong in Indocina, durante la guerra del Vietnam, come anche le più recenti missioni della Guardia Costiera e dei Marines nelle acque dello Shatt el Arab iracheno o davanti alle coste della Somalia, per dare la caccia a terroristi e pirati. La similitudine operativa sta nel fatto che particolari centri di comando e controllo, posizionati in Texas, potranno armonizzare in tempo reale le informazioni raccolte a droni, aerei, elicotteri e barche veloci, consentendo interventi rapidi lì dove si manifesteranno situazioni di «minaccia», ovvero soprattutto due tipi di scenari: passaggio di clandestini o di merci di contrabbando gestite dai cartelli del narcotraffico. È proprio tale ultima possibilità che spiega perché le «Speed Boats» siano pesantemente armate. «Si tratta di barche capaci di affrontare qualsiasi tipo di minaccia – riassume Steve McCraw, direttore del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Texas – perché dispongono di armamenti di interdizione e confronto come di sistemi di monitoraggio e osservazione di ultima generazione». Da qui la convinzione del governatore del Texas Rick Perry di «poter riuscire a intercettare e bloccare tonnellate di merci e centinaia di clandestini che ogni giorno varcano illegalmente i nostri conflitti». Anche se ciò significa andare verosimilmente incontro a scontri armati con i narcos. Ma d’altra parte la convinzione di Washington è, come riassume il capo del Pentagono Leon Panetta, che «lungo i confini con il Messico stiamo combattendo una vera guerra».

MAURIZIO MOLINARI da lastampa.it

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