Strage e repressione in Libia: mercenari e granate provocano 300 morti

E’ strage in Libia: quasi 300 morti
Aumenta il bilancio delle vittime a Bengasi. Anche razzi contro i manifestanti. Testimoni: mercenari assoldati per reprimere la protesta. Attivista: stuprano le donne. Dimostranti si dirigono verso la casa di Gheddafi a Tripoli.

Nuovi scontri oggi davanti al tribunale di Bengasi e si contano molti morti. E’ quanto denuncia una manifestante libica in piazza contro il regime di Muammar Gheddafi, Intisar al-Aqili, nel corso di un collegamento telefonico con la tv araba ‘al-Jazeera’. “I militari del battaglione al-Fadil Abu Omar, in buona parte mercenari provenienti da diversi paesi africani – spiega – hanno aperto il fuoco sui manifestanti che celebravano i funerali delle vittime degli scontri di ieri. Ci hanno attaccato con armi pesanti e con l’ausilio degli elicotteri. Al momento non riusciamo a contare quanti morti ci sono in strada”.

Anche il sito informativo libico ‘Libya al-Youm’ denuncia che “i militari inviati dal regime libico per reprimere i manifestanti di Bengasi stanno usando in queste ore armi pesanti contro le persone riunite davanti al tribunale cittadino” come razzi Rpg e armi anti-carro.

“Sparano anche contro le case e contro i manifestanti mentre fuggono da soli per le strade di Bengasi” riferisce un attivista per i diritti umani libico in collegamento telefonico da Bengasi con ‘al-Jazeera’. Mentre l’attivista parla si sentono chiaramente i colpi di arma da fuoco che vengono sparati nelle sue vicinanze. “Gruppi di mercenari africani armati stanno sparando in città contro i manifestanti – ha affermato – stanno facendo una strage”.

L’attivista per i diritti delle donne, Souad Ahmad, ha inoltre lanciato l’allarme stupri a Bengasi: ”Ci sono i mercenari africani mandati in città che violentano le donne”.

Girano voci tra i manifestanti di Bengasi secondo le quali sarebbe in corso un golpe, guidato dal generale Abdelfattah Younis”. E’ quanto ha affermato il medico dell’ospedale ‘al-Jala’ di Bengasi, Khalil Ahmad, nel corso di un collegamento telefonico con ‘al-Jazeera’. Durante la telefonata con l’emittente qatariota il medico si trovava in via Jamal Abdel Nasser di Bengasi tra i manifestanti ed ha comunicato che “i morti portati oggi solo nel nostro ospedale sono 15 mentre i feriti sono più di 100”. Prima di questo ultimo dato fonti mediche avevano parlato di 285 morti in tutto a Bengasi da martedì scorso, quando è iniziata la protesta, ad oggi. Gli ospedali di Bengasi hanno lanciato un appello con cui chiedono medicine e donazioni di sangue, di qualsiasi gruppo sanguigno.

I siti dell’opposizione libica hanno annunciato che il generale Abdelfattah Younis sarebbe alla guida di un battaglione dell’esercito diretto verso il quartiere di al-Barka di Bengasi, dove si trova la via Jamal Abdel Nasser, per “liberare la zona dalla presenza dei mercenari africani di Gheddafi”.

Anche a Tripoli è in corso una grande manifestazione contro il Colonnello. Il gruppo di manifestanti che controlla il centro di al-Zawiyah, nella parte occidentale della Libia, ha deciso di dirigersi verso la casa di Gheddafi a Tripoli. Lo riferisce ‘al-Jazeera’, secondo la quale il gruppo di manifestanti, circa 5 mila persone, ha intenzione di assaltare e dare fuoco alla casa del leader libico se non rassegna le sue dimissioni da capo di stato. La città costiera di al-Zawiyah dista circa 30 chilometri dalla capitale.

La tribù degli al-Furjan, presente nella città di Sirte, si è schiarata al fianco dei manifestanti e contro il Gheddafi. Lo annunciano i siti dell’opposizione libica in internet. Gli stessi siti denunciano l’uso da parte delle forze di sicurezza libiche nell’est del paese degli immigrati clandestini rinchiusi nei centri di detenzione temporanea di Tripoli come ‘mercenari’ armati per reprimere le proteste in corso.

L’ex premier libico e braccio destro di Muammar Gheddafi, Abdessalam Jallud, ha preso le distanze dalla repressione attuata in questi giorni. Secondo quanto riferiscono i siti dell’opposizione libica, Jallud avrebbe chiesto al Colonnello di evitare ulteriori spargimenti di sangue e di non sparare sui manifestanti e in Libia circolano voci su un suo arresto. Inoltre un secondo membro del Comitato rivoluzionario di Tripoli, Khouildi al-Hamidi, sarebbe fuggito con la famiglia in Tunisia.

Un familiare del leader libico al giornale arabo ‘al-Sharq al-Awsat’ ha intanto rivelato che il Colonnello ”non fuggirà e non lascerà il paese anche se dovessero precipitare le cose perché intende morire qui”.

da ADNKRONOS

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