Spiaggia come gli adulti rovinano i giochi dei bambini

Vita da spiaggia
(come gli adulti rovinano tutto)

Spiaggia ligure. Ma potrebbe essere Gallipoli, Sabaudia, San Benedetto del Tronto o il Lido di Venezia.
Le dinamiche sono le stesse. Bimbi e genitori al mare. Ovvero come ci sarebbe da imparare dai piccoli e da insegnare ai grandi.

Perché la vita sulla spiaggia è un’anomalia nel tran tran quotidiano, per genitori e piccini. Dove i primi si trovano a contatto con altri come loro per molto più tempo del solito “ciao ciao” davanti alla scuola, e i secondi scoprono amici di paletta e secchiello ricreando dinamiche da asilo ma imparando anche a gestire la loro prima vita sociale.

È buffo osservare le reazioni dei grandi non abituati a vivere così da vicino tutta la quotidianità dei loro figli.

Gli adulti. Ci sono madri e padri che: osservano da lontano per vedere come reagiscono gomito a gomito con i loro coetanei; quelli che stanno attaccati ai figli pronti a difenderli in caso di “attacchi” improvvisi (che so, una lite per l’innaffiatoio o la palla); quelli più nostalgici che ne approfittano, si fanno picccoli piccoli e partecipano al gioco in ricordo dell’infanzia che fu; quelli che si improvvisano animatori e come pifferai magici organizzano giochi per tutti (i più amati dagli altri genitori!).

Bagnanti ad Andora, in provincia di Savona (foto R. Bettolini)
I piccoli. Nella maggior parte dei casi, gli under 6 appaiono comunque infastiditi. La spiaggia è il loro regno.
Sulla sabbia quasi tutto è permesso, i bambini sperimentano forse il primo vero senso di libertà assoluta.

Ammettiamolo, è attraverso questa libertà e le bande di bambini che si creano d’estate, che i nostri figli crescono. Acquisiscono le prime autonomie.

Senza scarpe e vestiti, per cominciare. Si può mangiare con le mani e quando si ha fame, non ci sono orari da rispettare (a parte le tre odiate ore d’attesa per il bagno post-pranzo), si dorme quando si ha voglia, si gioca sempre, non ci sono nuoto-musica-canto-inglese ecc ecc dell’inverno.

E soprattutto la proprietà privata assume un valore diverso.
In spiaggia tutti giocano con tutto e la paletta del vicino è sempre più affascinante della propria (mi fanno notare che vanno a ruba, mentre i rastrelli non li vuole nessuno…). Si osservano bande di 4-5enni a riva circondati da mucchi di materiale colorato: ognuno porta il suo e lascia lì a disposizione di chi passa e cerca qualcosa di più interessante (sempre per la questione che “l’erba del vicino è sempre più verde”..). Niente poi torna sotto il rispettivo ombrellone, ovvio. Va così. Ma loro sanno come regolarsi.

I problemi arrivano con i grandi. Che fanno saltare un equilibrio per una volta non creato né gestito da loro.
Così capita che il 3enne e il 4enne accordatisi per condividere i remi di uno dei due finiscano per non guardarsi più per tutta l’estate dopo l’intervento della mamma del padrone dei remi che grida al secondo: riportaceli subito! Poco importa che il 3enne la informi dell’accordo, “ridacci i nostri remi”, è l’ordine. La voce alta e il tono autoritario richiamano l’altra madre, che da lontano osserva la scena: si avvicina al figlio e lo trascina via con la promessa che anche lui presto avrà dei bei remi. I due piccoli si guardano sconsolati. Come a dire: noi che stavamo così bene…

E voi? Dopo la vacanza con i vostri piccoli, cosa avete imparato da loro? E loro da voi?

Tra poco si torna in città. Qualcuno all’asilo, altri andranno già a scuola.

La vacanza, la libertà, le relazioni “autogestite” con gli altri bambini hanno dato nuove autonomie ai vostri figli?

Raccontate, raccontate!
di Claudia Voltattorni da corriere.it

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