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Spiagge cancellata la privatizzazione

Spiagge, cancellata la privatizzazione
torna la vendita all’asta
Nel decreto Sviluppo sparito il diritto di superficie. L’allarme dei Verdi: «Ancora rischio cementificazione»

(Foto Ansa)ROMA – Il limite era stato inizialmente fissato dal Governo a 90 anni. Poi, dopo le osservazioni perplesse giunte dal Quirinale, era sceso a 20. Ma adesso – decisamente a sorpresa – dal decreto sullo Sviluppo è addirittura del tutto scomparsa la norma che introduceva il diritto di superficie sulle spiagge. Nel corso dei lavori delle commissioni Bilancio e finanze della Camera, infatti, è stato dato parere favorevole ad alcuni emendamenti soppressivi della disciplina. A meno di ripensamenti ulteriori, si torna dunque all’orientamento imposto dall’Unione Europea che vuole, a partire dal 2016, la rotazione della gestione degli arenili attraverso aste pluriennali.
IL CASO OSTIA – Per stare a quel che potrebbe succedere a Ostia, vuol dire che tra quattro anni le concessioni degli stabilimenti – tutte prossime alla scadenza – verranno vendute al miglior offerente anche se, almeno a parole i balneari – dalla Confcommercio alla Confesercenti –mostrano apprezzamento – per la scelta «del governo che ha risposto alla richiesta – osserva Piero Gentili, segretario nazionale del Sib-Confcommercio – che avevamo avanzato e cioè allo stralcio dei primi tre commi del decreto sviluppo».

I VERDI: «LE COSTE SONO ANCORA IN VENDITA» – Parla di «mezza vittoria» il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: «Attenzione: resta ancora in vigore la norma che crea i distretti marittimi, vale a dire “aree franche” in prossimità del mare dove, grazie a procedure straordinarie, sarà possibile costruire sulla spiaggia – è l’allarme lanciato dall’ambientalista -. Vale a dire che resta in piedi un percorso di privatizzazione strisciante che consente di cemenentificare gli arenili: sono a rischio zone tutelate come Capocotta e Castelporziano. La vigilanza deve restare massima».

IL PD: «EVITATO SCONTRO CON LA UE» – Sulla decisione a sorpresa presa dalla commissione Bilancio fioccano i commenti: «Sulle spiagge abbiamo evitato un inutile e costoso scontro con l’Europa» dice il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, che precisa: «la Ue aveva mosso molte obiezioni a questa normativa, che nei fatti andava contro la libera concorrenza. Alla fine una pezza è stata messa»

LEGAMBIENTE: «ALTRO SUCCESSO DEI CITTADINI» – Sebastiano Venneri di Legambiente parla di «un altro successo per i cittadini. Dopo la vittoria su nucleare e acqua pubblica, la cancellazione della norma che prevedeva il diritto di superficie sulle spiagge per 20 anni, rappresenta una nuova vittoria per tutti i cittadini. Il vecchio decreto – ha continuato Venneri – rappresentava un’aberrazione giuridica che non accontentava nessuno. Nè tanta parte degli imprenditori che hanno rischiato di venir scalzati dai grandi speculatori del settore, nè cittadini e turisti, che venivano di fatto privati del diritto di fruire di un bene pubblico per eccellenza».

CONFESERCENTI: «ORA LEGGE QUADRO» – Almeno a parole, sono positivi anche i commenti dei balneari che puntano a una legge quadro che disciplini l’intricata materia del demanio marittimo. «Diamo atto a Governo e Parlamento di aver scelto la via più saggia stralciando gli articoli che riguardavano gli stabilimenti dal decreto sviluppo. È un positivo riconoscimento alla nostra giusta battaglia – scrive in un comunicato la Fiba- Confesercenti – tesa ad evitare decisioni affrettate e pasticciate. Ora c’è lo spazio ed il tempo per lavorare tutti insieme alla definizione di una vera e convincente legge quadro che fissi nuove certezze per il settore e tuteli lavoro ed investimenti delle imprese».

Alessandro Fulloni da corriere.it

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