Sirmione le olimpiadi italiane di informatica 2011

Via alle Olimpiadi di informatica
Oscar agli smanettoni d’Italia
Dal 29 settembre Sirmione ospiterà gli studenti “informatici” più forti del Paese, per selezionare i quattro che parteciperanno alla gara internazionale. Per promuovere la formazione tecnologica e lanciare nuovi talenti. “Perché in Italia questi studi possono aprire grandi possibilità”, spiega una delle organizzatrici

ROMA – Pronti ai banchi di partenza: schermi accesi, tastiere oliate, mente lucida per affrontare i problemi più complessi. Per ventiquattr’ore i migliori studenti d’informatica d’Italia saranno riuniti, a Sirmione, per sfidare le proprie capacità di smanettoni e vincere le Olimpiadi italiane. Dovranno affrontare prove pratiche, quesiti di logica, algoritmi e la realizzazione di programmi che funzionino davvero. Le Olimpiadi italiane sono il trampolino di lancio per gli studenti delle scuole superiori che desiderino eccellere nelle discipline informatiche. Tra i 35 migliori che si affermeranno nell’edizione italiana verranno scelti e preparati i quattro ragazzi che rappresenteranno l’Italia nelle Olimpiadi internazionali, che si terranno l’anno prossimo proprio in Italia, a Sirmione, nell’ultima settimana di settembre.

Tutti i numeri del concorso. Le Olimpiadi d’informatica si tengono in Italia dal 2000, anno in cui il nostro Paese ha iniziato a partecipare alla competizione internazionale. Sono organizzate dall’AICA, l’associazione italiana per l’informatica e il calcolo automatico in collaborazione con il ministero dell’istruzione. Alle Olimpiadi italiane partecipano ogni anno ottanta studenti, provenienti da più di 400 istituti superiori. Ai migliori ragazzi vengono assegnate 35 medaglie, 5 d’oro, 10 d’argento e 20 di bronzo. Tra loro verranno scelti i quattro che saranno allenati da un team di professori e dottorandi in informatica per partecipare, l’anno prossimo, alle olimpiadi internazionali. Per l’informatica e per le altre competizioni scientifiche nazionali, come quelle di matematica o chimica, ai migliori cinque studenti la Banca d’Italia garantisce ogni anno una borsa di studio. In palio per i geni informatici vi sono degli stage formativi nel cuore dell’IBM, a Hursley, in Inghilterra.

Internazionale tecnologica. La prima Olimpiade internazionale d’informatica è stata nel 1989, in Bulgaria. Da allora la manifestazione non ha fatto che crescere, ed ospita oggi studenti da più di 80 Paesi. Ogni stato prepara la propria nazionale, allenando i quattro liceali che affronteranno i colleghi da tutto il mondo. Ragazzi dai 14 ai 20 anni, che l’informatica l’hanno imparata sui banchi di scuola o a casa da autodidatti. L’edizione 2012 delle olimpiadi internazionali si terrà, per la prima volta, in Italia, ospitata a Sirmione a settembre. 350 ragazzi, accompagnati da allenatori, genitori e tutor, si riuniranno per la competizione.

L’informatico perfetto? Un ragazzo curioso. L’Italia dovrebbe iniziare a investire seriamente in questo campo. L’informatica è uno dei settori più dinamici per il mercato del lavoro e per gli studi accademici. Non solo. “L’informatica – spiega Marta Genovié de Vita, membro di AICA – non è solo smanettare su dei codici, programmare in linguaggi oscuri e litigare col computer. E’ una questione di curiosità, d’intelligenza. Si tratta il più delle volte di voler affrontare un problema di petto, trovando il modo giusto per risolverlo. Il problem solving è un’attitudine che dovremmo insegnare ai nostri ragazzi. Nei Paesi dell’Est, dove gli studi sono meno mnemonici e più improntati sulla sfida e le capacità individuali, gli studenti eccellono in discipline come l’informatica”. Infatti i campioni delle olimpiadi internazionali sono di solito cinesi o coreani. Seguono gli statunitensi e i canadesi. Fra gli europei, i migliori provengono da Polonia, Bulgaria, Croazia.

Saranno famosi. Per gli ex campioni, in Italia, si prospetta tra l’altro un futuro niente male: “La maggior parte dei nostri ‘medagliati’ ora studia alla Normale di Pisa, o nelle migliori università italiane. I più grandi di loro hanno già preso un dottorato. Purtroppo, dico io, molti sono andati all’estero: proprio ieri mi chiamava un ragazzo per dirmi di aver ricevuto una borsa di studio per un progetto di ricerca negli Stati Uniti”. Anche perché le Olimpiadi sono incentrate sul lato teorico dell’informatica, come conferma Luca Wehrstedt, medaglia di bronzo alla scorsa edizione: “Presso il mio liceo le lezioni non erano sufficienti per l’ambito olimpico. A scuola venivano trattati soprattutto argomenti pratici, come la programmazione, mentre per le olimpiadi servono conoscenze teoriche: progettazione di algoritmi e strutture dati”.

L’esperienza. Per Luca l’informatica è una passione fin da piccolo: “Ho iniziato a programmare a 10 anni, e ho scelto un liceo sperimentale per proseguire in questo percorso. Da quando sono entrato in contatto con le olimpiadi questa passione è diventata qualcosa di più, un modo per confrontarsi con gli altri, non solo in competizione ma anche in collaborazione e condivisione”. Ora Luca è all’IBM, ma in futuro vorrebbe diventare ricercatore. Le Olimpiadi, per lui, sono state un momento importante “Mi hanno permesso di entrare in contatto con altre realtà, da cui ho imparato molto. E poi sul curriculum fa bella figura aver vinto una medaglia alle internazionali”.

Genoma Y. Di donne, in questi contest, se ne vedono assai poche. “E’ proprio un dilemma – confessa la Genovié – fra 350 partecipanti l’anno scorso solo 11 erano ragazze. Una studente vietnamita si è anche aggiudicata un argento, è stata bravissima. Temo che perché emergano anche le ragazze in questa disciplina ci vorrà molto tempo. Ci sono troppi condizionamenti sociali, che allontanano le donne da questo tipo di studi”.

da repubblica.it

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