Simone Cosimi Wired : Perché il meteo supera il porno

Simone CosimiPerché il meteo supera il porno

Proverò a fare un po’ di quello che Maria Laura Rodotà battezza oggi sul Corriere sociologismo poveraccio. Mettendoci dentro anche le sue parole, fra l’altro. Con cui aggiunge alle più varie riflessioni spuntate fuori intorno alla classifica dei siti più visitati in Italia secondo Alexa.com la sua opinione sul fatto che il meteo anticipi di diverse posizioni il porno: a causa del ritardo della banda larga in mobilità e della scarsa copertura in spiaggia, sul treno o al ristorante consulteremmo compulsivamente i siti di previsioni piuttosto che i video zozzoni. Vabbè.

A parte che il porno è legato a una fruizione più stanziale – fortunatamente ancora non ci si masturba in pubblico, casi clinici a parte – e detto che ovviamente il gap su copertura e velocità di connessione non è purtroppo una novità, io credo al contrario che il fatto di avere come primo sito che vada oltre i consolidati giganti ilmeteo.it – al momento al 18esimo posto – e dover scorrere fino alla 29esima piazza per scovare xhamster.com, il primo portale porno, significhi altro.

Racconta una rinnovata forma di agorafobia preventiva perfino più potente del cyberonanismo contemporaneo. Anche e soprattutto se s’intreccia quel piazzamento con una serie di altri elementi. YouTube e Wikipedia al quarto e quinto posto, certo. Ma anche eBay e Amazon a chiudere la top 10, LinkedIn al 14esimo e Subito.it al 17esimo. Poi Booking o Tripadvisor. Sono strumenti che non eliminano ma tagliano drasticamente il bisogno di rivolgersi agli altri. In una parola: di mettere il naso fuori dalla finestra o, almeno, puntarlo al nostro fianco.

Non che non ce lo mettiamo più, il naso di fuori. Si affollano concerti, spiagge, musei e locali. Ai ristoranti bisogna prenotare il giorno prima. Ma pretendiamo ormai di scardinare ogni variazione sul programma. Da motore della quotidianità l’effetto-sorpresa è diventato una molestia da evitare a ogni costo. Non essere riusciti a prevedere del tutto come si sarebbe messa la giornata ci fa sentire di aver sprecato il nostro (poco) tempo e le nostre (spesso scarse) risorse. Nello stesso tempo, suicidiamo l’inventiva e la capacità d’improvvisazione: quelle che ci permettono di recuperare situazioni che, solo sotto un certo punto di vista, sembrano essersi messe contro i nostri piani.

E dunque non solo programmiamo ansiosamente il weekend sulla base di previsioni che sappiamo in fondo poco affidabili oltre una certa forchetta cronologica o scorrendo decine di recensioni, pallini, stelline, valutazioni e rating su Tripadvisor & co per decidere hotel, b&b, trattoria e perfino in quale autogrill sostare. Ma corriamo su Wikipedia per ogni virgola che non ricordiamo – privandoci del gusto di rimettere in moto il cervello – evitiamo domande al prossimo affidandoci a un tutorial su YouTube e così via.

In un processo che ci appare disintermediato e diretto ma che in realtà aggiunge sempre qualche passaggio a quanto facevamo quando non disponevamo di queste risorse: informarci, certo, ma poi chiedere, osservare, ragionare. Rischiando spesso molto di più. Con strumenti infinitamente meno precisi e scientifici (la nostra esperienza, cultura e sensibilità). Ma forse evitando d’interpretare la realtà per quello che non è: una scatola chiusa e a prova di modifica in itinere per la quale uscire dai gangheri se succede qualcosa di non pianificato. Fossero anche due gocce di pioggia.

Simone Cosimi Wired.it

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