Lo sbarco virtuale su Marte: ecco il progetto Mars500

Gli astronauti virtuali sbarcano su Marte

GIANNI PARRINI

Un Grande Fratello in diretta dal pianeta Rosso. È quello a cui stanno dando vita i sei astronauti impegnati nella missione Mars500, il progetto in corso di svolgimento a Mosca, in cui viene simulata una missione spaziale verso Marte.

Gli astronauti-cavie che dal 3 giugno scorso sono rinchiusi all’interno di un modulo di astronave situato presso l’Istituto russo per i problemi biomedici, sono giunti a metà della missione e sono entrati – si fa per dire – nell’orbita del pianeta.

Tre dei sei membri dell’equipaggio (formato dall’italo-colombiano Diego Urbina, da un cinese, da un francese e da tre russi) si stanno preparando ad accedere al «modulo di atterraggio». Una volta sbarcati faranno la prima passeggiata su suolo pseudo-marziano, in realtà riprodotto all’interno di uno spazio di 1.200 metri quadrati situato nell’istituto moscovita.

Sabbia, luci, temperature e la scenografia simulano le reali condizioni ambientali del pianeta Rosso: i tre astronauti dovranno esplorare questo terreno (ig)noto indossando le tute d’ordinanza e prelevando campioni da analizzare. Scopo principale dell’esperimento, a cui partecipa l’Agenzia spaziale europea (Esa), è quello di indagare gli effetti che la permanenza prolungata (8 mesi) in uno spazio chiuso e di ridotte dimensioni (550 metri quadrati) provoca sull’organismo umano a livello psicologico e fisiologico.

«Finora non abbiamo avuto grossi problemi», ha dichiarato Martin Zell dell’Esa. Per scongiurare ogni evenienza e analizzare il più piccolo segno di stress, i sei sono osservati 24 ore su 24 dalle telecamere montate nel modulo spaziale. Possono comunicare con l’esterno tramite internet, ma con ritardo simulato. Anche se Mars500 non è stato in grado di riprodurre tutti gli aspetti essenziali di una missione spaziale (manca, ad esempio, l’assenza di gravità), è stato introdotto un importante elemento di realismo: quello del ritardo nelle comunicazioni.

Occorrono circa 20 minuti perché un messaggio lanciato dalla Terra arrivi sul pianeta Rosso e viceversa. In caso di emergenza, quindi, l’equipaggio deve essere in grado di arrangiarsi, prima che dal centro di controllo gli forniscano delle indicazioni. Per testare la capacità degli astronauti di gestire tale situazione, il mese scorso i «controllori» hanno tolto l’elettricità e immesso del fumo all’interno del simulatore. «Sono rimasti quasi un giorno senza energia – ha detto Zell – ma non si sono fatti prendere dal panico eseguendo le procedure». Mars500 simula la reale durata di una missione su Marte: 250 giorni per l’andata, 30 sulla superficie marziana e 240 per il ritorno. Dunque, il nostro Diego Urbina e i suoi colleghi sono solo a metà del «viaggio».

da LASTAMPA.IT


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