Categorie
Sardegna

Sassari lo Stagno di Pilo avvelenato che ora stermina i fenicotteri rosa

stagno di pilo sassari fenicotteriLo stagno “avvelenato”
che uccide i fenicotteri rosa
Sassari, il killer degli animali potrebbe essere un botulino

L’oasi perduta Lo stagno di Pilo è una tappa della migrazione dei fenicotteri rosa Ora le carcasse dei fenicotteri sono pasto per le volpi

Sulle cartoline che vendono a Stintino, e tra le immagini di Google, lo stagno di Pilo è rappresentato sempre dai fenicotteri rosa che danzano. Ma da qualche giorno lo scenario è cambiato. I signori del cielo, quelli che i sardi chiamano “Gent’arrubia”, muoiono uno dopo l’altro: sterminati da un nemico invisibile che ha contaminato l’acqua salmastra della laguna. In riva si accumulano le carcasse.
Nel nord della Sardegna, a metà strada tra Sassari e Porto Torres, i fenicotteri avevano trovato il luogo per riposarsi nei lunghi viaggi tra un continente e l’altro. Quella che è sempre stata un’oasi sicura, e anche ricca di cibo, ora è una trappola mortale. Gli uccelli simbolo dell’isola, che hanno scelto Cagliari per nidificare, sulle rive del Golfo dell’Asinara sono avvelenati da un mix che i biologi stanno studiando. Alberto Fratus, attivista del Wwf di Sassari, ha documento la strage con un dossier fotografico ed ha lanciato l’allarme: «La soluzione potrebbe essere quella di aprire un collegamento col mare e fare in modo che le acque interne vengano raffreddate e riossigenate».

Lo stagno di Pilo è esteso 119 ettari, 2 metri la profondità massima. Il tempo medio di ricambio dell’acqua, secondo l’Università di Sassari, è di circa 25 giorni. Questo è il vero problema. D’estate i tempi si riducono ulteriormente, perché i piccoli affluenti invernali si seccano. Ne resta solo uno e il suo apporto non basta a ristabilire il mix ideale tra l’acqua dolce e quella salata che arriva dal mare. «Si crea il classico fenomeno dell’eutrofizzazione – sostiene Alberto Fratus -: manca l’ossigeno e nel fondale proliferano piante tossiche che poi sprigionano le sostanze killer». I veterinari dell’Asl di Sassari concordano: nello stagno potrebbe essersi diffuso un botulino che da giorni sta provocando la morte degli uccelli. «Per alimentarsi i fenicotteri filtrano l’acqua e trattengono i microorganismi – spiegano gli attivisti del Wwf – La loro presenza è sempre considerata sintomo dell’assenza di inquinamento ma stavolta sono stati ingannati da una sostanza tossica di cui non avevano percepito la presenza».

L’Istituto zooprofilatico di Sassari per ora ha analizzato uno degli esemplari morti nello stagno di Pilo. Sulla carcassa ci sono i segni di un proiettile ma questo non basta a stabilire le cause della morte di tutti i fenicotteri. Anzi, l’ipotesi è che qualcuno abbia puntato il fucile su un uccello agonizzante. «Con i primi accertamenti non abbiamo riscontrato le solite lesioni anatomopatologiche provocate dalle più note malattie infettive – ha spiegato il veterinario dell’Istituto zooprofilatico della Sardegna, Giovanni Antonio Carboni – Per individuare le cause della morte bisogna attendere l’esito degli esami tossicologici». I fenicotteri superstiti, intanto, si sono rifugiati in un altro stagno.

NICOLA PINNA
SASSARI da lastampa.it

 

Rispondi