Sana fiera del naturale a Bologna

fiera-sanaIl ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia ha inaugurato oggi a Bologna la 21esima edizione del Sana, il salone internazionale del naturale. Con lui, al taglio del nastro, anche il presidente di BolognaFiere Fabio Roversi Monaco, il vicesindaco di Bologna Claudio Merighi, il presidente della Camera di Commercio Bruno Filetti e gli assessori all’Agricoltura di Provincia e Regione Emilia Romagna, rispettivamente, Gabriella Montera e Tiberio Rabboni.

Dopo un giro fra gli stand, durante il quale c’e’ stato tempo anche per l’assaggio di un’insalata russa preparata senza uova, rigorosamente con soli prodotti vegetali, parlando con i cronisti Zaia ha ricordato la positiva performance del comparto bio e ha spiegato che da parte del Governo “c’e’ la volonta’ di fare promozione e di far conoscere il piu’ grande comparto biologico d’Europa che e’ quello italiano”.

Ribadendo poi l’importanza della filiera corta e della tracciabilita’ ed etichettatura dei prodotti, il ministro ha infine assicurato che “il tema agricolo e della sicurezza alimentare sono al centro dell’agenda di Governo”. A chi gli domandava se nella prossima finanziaria ci saranno risorse aggiuntive per il settore, Zaia ha risposto “ci sara’ quello che serve all’agricoltura”.

Si apre oggi alle 10 a Bologna il 21mo Salone del Biologico e del buon vivere, che comprende tre distinti poli: Alimentazione, Salute, Benessere e Abitare.
La parte del leone la fa sicuramente l’Alimentazione, dove il Biologico in controtendenza con i consumi del comparto alimentare che la situazione contingente fa diminuire, continua a conquistare percentuali di mercato, segno che questo tipo di alimento è grandemente apprezzato dai consumatori.
L’incremento registrato dal Biologico vede un 7.4% in valore e un 8,5% in quantità rispetto al 2008, per circa 350 milioni di euro.
Tra i settori che hanno registrato il maggior incremento troviamo l’ortofrutta, le bevande e le uova, il cui consumo è aumentato di oltre il 35% dal 2005 al 2007.
Il mercato del biologico italiano è stimato tra i 2.8 e i 3 miliardi di euro con circa 1.8 miliardi di vendite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati, vendite dirette delle aziende agricole, consegne a domicilio e gruppi di acquisto.
I negozi specializzati nella vendita del biologico hanno registrato un incremento nelle vendite ancora superiori con un +10% nei negozi indipendenti e un 15% nei punti vendita in franchising.

SANA (BOLOGNA, 10/13 SETTEMBRE): L’ITALIA PERDE IL PRIMATO UE NEL BIOLOGICO (PRIMA, SPAGNA). COSI’ COLDIRETTI. “SETTIMANA DEL MIELE” (MONTALCINO, 11-13 SETTEMBRE): NATURALE PER ECCELLENZA, ETICO E SANO, IL MIELE FA REGISTRARE UN VERO E PROPRIO BOOM

Per la prima volta, l’Italia ha perso il primato europeo nella produzione biologica a favore della Spagna. Lo rende noto la Coldiretti, nel sottolineare che la superficie nazionale interessata alla coltivazione nel 2008 ha subito una riduzione del 12,8%, il numero di produttori è calatofiera-sana2 del 2,6% e nonostante l’aumento incoraggiante nei consumi del 5,4% per i prodotti bio confezionati, sulla base dei dati Ismea/Sinab. In Italia sono scesi a 42.037 i produttori di biologico e la superficie biologica coltivata, in conversione o interamente convertita, si è ridotta nel 2008 a poco più di un milione di ettari sui quasi 1,3 milioni di ettari, raggiunti dalla Spagna, di cui oltre la metà in Andalusia.
E’ l’effetto – denuncia la Coldiretti – delle importazioni extracomunitarie di biologico che sono triplicate negli ultimi 2 anni e vengono spesso “spacciate” come “made in Italy” per la mancanza dell’obbligo di indicare la reale origine in etichetta. Le importazioni da paesi extracomunitari sono passate – sottolinea la Coldiretti – da 31 milioni di tonnellate del 2006, a 60 milioni di tonnellate del 2007 fino alle 90 milioni di tonnellate del 2008. Si tratta – spiega la Coldiretti – per oltre la metà di cereali proveniente sopratutto da paesi asiatici, di ortaggi africani, di colture industriali come la colza che vengono dall’Est Europa, di frutta che arriva principalmente dall’America del sud e di prodotti trasformati nell’America centromeridionale ed in Africa.
L’attuale normativa europea prevede – denuncia la Coldiretti – un elenco di paesi extracomunitari (Argentina, India, Australia, Svizzera, Israele) la cui legislazione in materia di coltivazione, certificazione e commercializzazione dei prodotti biologici è stata riconosciuta equivalente al regolamento dell’Unione Europea anche se la maggioranza delle importazioni di prodotti biologici avviene ancora in base alle cosiddette “autorizzazioni d’importazione”, rilasciate dalle autorità competenti dei singoli Stati Europei seguendo procedure che si basano esclusivamente sulla documentazione, senza effettuare controlli a campione in loco.
E’ evidente il rischio – continua la Coldiretti – che vengano immessi sul mercato prodotti biologici che non rispettano gli stessi standard di quelli europei che peraltro vengono spacciati come made in Italy per la mancanza dell’obbligo di indicare la provenienza in tutti i prodotti.
Di fronte a questa situazione occorre intervenire – sottolinea la Coldiretti – con misure di trasparenza introducendo al più presto il marchio del biologico italiano per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli sulla reale origine del prodotto acquistato. Un marchio necessario anche per distinguere – precisa la Coldiretti – la produzione italiana che resta totalmente esente da Ogm nonostante il fatto che la normativa comunitaria abbia previsto la anche i prodotti biologici livelli minimi di contaminazione. Occorre, in ogni caso, che sia reso trasparente l’elenco degli importatori e accessibile la conoscenza delle quantità e della provenienza delle singole categorie di merci in modo da valutarne anche l’impatto in termini di emissione di anidride carbonica poiché – secondo la Coldiretti – solo i prodotti biologici che siano effettivamente ottenuti da coltivazioni e allevamenti territoriali sulla base della formula del Km 0 possono, in realtà, riconoscersi compatibili con i principi del Protocollo di Kyoto e in linea con le attese dei consumatori di ridotto impatto ambientale.
Complessivamente – continua la Coldiretti – in Italia, nel 2008, ci sono 49.654 operatori di cui: 42.037 agricoltori; 5.047 preparatori (comprese le aziende che effettuano attività di vendita al dettaglio); 2.324 che effettuano sia attività di produzione che di trasformazione; 51 importatori esclusivi; 195 importatori che effettuano anche attività di produzione o trasformazione.
Il mercato biologico italiano è stimato essere tra 2,8 e i 3 miliardi di euro, con 1,8 miliardi di vendite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati, vendite dirette delle aziende agricole, consegne a domicilio e gruppi d’acquisto. Insieme alla crescita dei consumi familiari del 5,4%, il biologico aumenta anche nel 2008 in mense (+16%), agriturismi (+18%) e ristoranti (+20%), secondo elaborazioni Coldiretti su dati Biobank. Un vero boom con aumento del 18% nel 2008 si verifica – sottolinea la Coldiretti – per gli acquisti effettuati direttamente dal produttore grazie a 1645 aziende agricole, ma ci sono anche 208 mercatini, 1114 negozi e 110 siti specializzati per l’acquisto on line, tutti in aumento secondo i dati Biobank. Per quelli che non amano cucinare, ci sono – conclude la Coldiretti – ben 360 ristoranti (+20%) e 1178 agriturismi (+18%) con menù bio, mentre si è verificato un aumento del 6% nel numero di pasti biologici serviti dalle mense scolastiche, che sono stati quasi un milione (983.243), secondo Biobank.

Naturale per eccellenza, “etico” e sano, il miele fa registrare un vero e proprio boom

Con le sue importanti proprietà nutritive, prodotto eco-compatibile che, da sempre, deve tutte le sue caratteristiche alla natura (le piante e le api) senza subire manipolazione alcuna da parte dell’uomo, sano e genuino, il miele è il prodotto naturale per eccellenza, e le api il “termometro” del benessere dell’ambiente e dell’agricoltura. In linea con le ultime tendenze di consumo che si registrano in tempo di crisi, con i prodotti biologici e naturali che continuano la loro crescita e un consumatore che lega sempre più la qualità dei prodotti all’”etica” e alla responsabilità sociale, il consumo di miele in Italia fa registrare un vero e proprio boom. Lo comunica un’indagine della “Settimana del Miele” di Montalcino (11/13 settembre), la più importante kermesse di apicoltura in Italia.
In controtendenza con la generale flessione dei consumi dettata dalla crisi economica, la positiva performance dei prodotti biologici e naturali è la testimonianza di come per i consumatori la qualità, a cui non si rinuncia più, sia sempre più sinonimo di “etica” e responsabilità sociale, che vuol dire una produzione rispettosa dell’ambiente e dei diritti sociali: “proprio in virtù delle sue caratteristiche – sottolinea Hubert Ciacci, presidente della “Settimana del Miele” di Montalcino – il miele, naturale, sano e genuino, è sempre più prediletto sulle nostre tavole: in Italia, nel 2009, gli italiani hanno incrementato in maniera vertiginosa i loro consumi di miele, passando da 400 a 600 grammi a testa”.
E se mangiare miele per essere solidali con le api, sembra essere il grido di battaglia che unisce gli italiani, i consumatori si dimostrano così sempre più intenzionati a seguire da vicino gli sviluppi della lotta che le “sentinelle ambientali” per eccellenza conducono, ormai da tempo, contro i neonicotinoidi, le sostanze killer che provocano una vera e propria ecatombe delle api. “La predilezione crescente dei consumatori verso il nostro miele – spiega Francesco Panella, presidente dell’Unione Nazionale degli Apicoltori Italiani (Unaapi) – sembra essere una diretta conseguenza dello stop all’uso dei neonicotinoidi in agricoltura, che ha permesso all’apicoltura italiana di rinascere, come dimostra l’ottimo l’avvio del raccolto di miele 2009 nel Belpaese, con ottime produzioni da Nord a Sud, sia in termini di quantità che di qualità. Speriamo – aggiunge Panella – che gli apicoltori italiani possano davvero “dormire sogni tranquilli”, con la decisione sul rinnovo o meno della sospensione dei concianti neonicotinoidi per il mais ormai alle porte”.

da LIBERO, PRESSWEB e WINENEWS

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